PENSO A MIA MOGLIE CHE LAVORA IN OSPEDALE, #ANDRA’ TUTTO BENE

di Samuele Antonini *

Sono a casa. Sono le 22:00 e sto aspettando mia moglie Ilaria per cena, il suo turno finisce alle ore 22:12. Non ho preparato granché, solo un po’ di minestra perché è tardi e bisogna star leggeri. Nel frattempo un’infinità di domande mi assale: “Come sta? Come sarà andato il suo turno di lavoro? Cosa avranno visto i suoi occhi? Avrà avuto paura?”. Tutti questi pensieri perché Ilaria è un’infermiera e lavora al pronto soccorso di Torrette da circa due mesi. Caspita proprio in questo periodo così difficile. Ma, la conosco bene, è una professionista seria e sensibile, se la caverà anche adesso con tutte le problematiche del momento. Per entrare nell’area Covid, Ilaria e i suoi colleghi si vestono di tutto punto, mascherina, occhiali, camice, cuffia, due paia di guanti, completamente bardati per proteggersi e non rischiare l’infezione. Una volta dentro non possono bere, non possono andare in bagno, né asciugarsi il sudore, gli occhiali si appanneranno, ma non importa, devono continuare senza sosta. Certo il corpo è protetto, ma lo saranno altrettanto i loro cuori? Quanto si sentiranno impotenti davanti ad un paziente che peggiora nonostante i loro sforzi e quelli dei medici? Insomma, i loro bisogni non esistono più, devono gestire le loro emozioni ed in quei momenti pensare ad alleviare le sofferenze dei pazienti.

Lo so, anche stasera ritornerà con la faccia segnata da mascherina ed occhiali, preoccupata per i pazienti che ha lasciato, con la sensazione di non aver fatto abbastanza. Appena rientra vorrei farle mille domande, per sapere tutto ciò che ha fatto ed ha provato, ma mi limito ad un “Come stai?” perché è troppo presto, ha bisogno di staccare la spina. Lei sa che io sono sempre pronto ad ascoltarla, e quando sarà il momento mi racconterà la sua giornata. Come sempre anche stasera è stanca, i turni in questo periodo sono massacranti, sia fisicamente che psicologicamente. Col passare del tempo aumenta la consapevolezza che chiunque può essere contagiato e nasce anche il timore di contagiare i familiari.

Stiamo cenando e piano piano si scioglie e comincia a raccontare. Sono molti i malati oggi, alcuni gravi, altri meno, anziani e giovani, ormai questo virus non guarda in faccia nessuno, colpisce e basta. Vorrei trovare le parole giuste per esserle di conforto, vorrei togliere dalla sua mente i volti di chi ha visto soffrire in solitudine, vorrei che tutto quello che sta succedendo si potesse cancellare o pensare che è solo un brutto sogno. L’unica cosa che posso fare è stringerla forte fra le mie braccia, trasmettendole amore e serenità. Una volta che ha terminato il suo racconto, cerchiamo di distrarci un po’. Le racconto la mia giornata che è sicuramente più leggera e a tratti anche divertente. Anch’io nonostante la situazione continuo a lavorare come educatore in una comunità per minori.

E’ tardi, ma adesso siamo un po’ più sereni e pronti per la videochiamata con i suoi familiari. Domani il nostro appuntamento sarà la videochiamata con gli amici di sempre. Quattro risate in loro compagnia non fanno sicuramente male e ci ricaricano per affrontare un’altra giornata di lavoro. In questo periodo è molto importante conservare le proprie abitudini e mantenere i contatti con le persone che fanno parte della nostra vita, familiari, amici e colleghi. Inoltre non bisogna aver paura di esprimere i propri stati d’animo e le proprie emozioni ma imparare ad accettarle. Sono orgoglioso di avere al mio fianco una persona come lei, la ringrazio per tutto ciò che sta facendo, come ringrazio tutto il personale sanitario, medici, infermieri, oss, addetti alle pulizie, che con coraggio e determinazione affrontano quotidianamente questo invisibile nemico. Rrestiamo a casa, rispettiamo le regole e andrà tutto bene.

* Samuele Antonini risiede a Borghetto di Monte San Vito (An), è uno psicologo laureato all’Università de L’Aquila, indirizzo “Psicologia della devianza e sessuologia”. Attualmente sta effettuando il corso di specializzazione in “Psicoterapia cognitivo-comportamentale” ad Ancona. Lavora anche come educatore in una comunità per minori.

 

error: Attenzione: Riproduzione delle notizie vietata - Diritti riservati !!
Contattaci al 393 000 9690
Prima di iniziare la conversazione è obbligatorio accettare la nostra privacy policy