Autotrasporto, il fermo una decisione dolorosa ma inevitabile senza risposte
“Guardiamo con attenzione ai primi segnali di alleggerimento sul fronte energetico, anche se il quadro generale resta ancora critico per il settore dell’autotrasporto. Si stanno registrando le prime pompe di carburante scese sotto la soglia dei 2 euro al litro, con prezzi intorno a 1,99 €/l. Un dato simbolico, ma importante, che si affianca alla discesa del petrolio sotto la soglia psicologica degli 80 dollari al barile”. Così, ieri, Angelo Pisa e Luca Bocchino, Presidente e Responsabile Trasporti di Confartigianato Imprese Ancona – Pesaro e Urbino, commentano quanto registrato nelle utile ore e dopo aver partecipato alla segreteria nazionale di Confartigianato Trasporti, sottolineano come resti evidente una dinamica speculativa con i prezzi alla pompa che non stanno diminuendo in modo proporzionale rispetto al costo del petrolio, sceso del 10,25% nell’ultima settimana e del 12,17% nell’ultimo mese. Si tratta di indicazioni incoraggianti che potrebbero, nel medio periodo, contribuire a ridurre la pressione sui costi operativi delle imprese. Tuttavia, per il comparto dell’autotrasporto marchigiano, questi segnali non sono ancora sufficienti a compensare mesi di rincari e difficoltà strutturali che hanno portato il Comitato Esecutivo di UNATRAS alla decisione, dolorosa ma inevitabile, attesa da tutta la categoria, della proclamazione del fermo nazionale dei servizi e di tutte le attività di trasporto”. “Una decisione arrivata per l’assenza di risposte concrete da parte del Governo in una fase drammatica segnata dall’impennata dei costi dei carburanti”.
Secondo Bocchino e Pisa, i provvedimenti adottati finora si sono rivelati insufficienti rispetto alla gravità della situazione e, paradossalmente, hanno finito per penalizzare proprio l’autotrasporto professionale: un comparto strategico che garantisce la continuità delle forniture e che negli anni ha investito in sostenibilità ambientale e sicurezza stradale. Nel territorio delle province di Ancona, Pesaro e Urbino il settore rappresenta una realtà economica fondamentale: circa 2.000 imprese, 10.000 addetti e oltre 15 consorzi attivi tra il porto di Ancona, l’interporto di Jesi e i distretti produttivi di Fano e Pesaro. “Nonostante i primi segnali di rallentamento dei prezzi, oggi servono ancora circa 2.000 euro al mese per ogni mezzo solo per poter lavorare. Siamo costretti a fermarci per evitare danni ancora più gravi alle imprese e per tutelare la sicurezza dei nostri collaboratori”, sottolineano i rappresentanti di Confartigianato. Le richieste della categoria restano quelle già avanzate nei mesi scorsi:
• emanazione del decreto attuativo sul credito d’imposta e introduzione di ristori compensativi per il mancato rimborso accise (200 euro ogni 1.000 litri di gasolio);
• interventi a sostegno della liquidità delle imprese, con sospensione di versamenti fiscali e contributivi e moratorie su finanziamenti e leasing;
• piena attuazione delle norme già previste, rafforzamento degli strumenti contrattuali e accelerazione nei rimborsi delle accise;
• definizione di un quadro temporaneo di aiuti a livello europeo e intensificazione dei controlli contro speculazioni e mancato rispetto dei contratti.

