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Un anno fa ci lasciava don Luigi Monti, il ricordo di don Francesco Olivieri e Luana Vescovi

Fabriano – “Salutiamo don Luigi Monti un grande sacerdote, sempre disponibile, pronto a servire il Signore compreso la mattina quando al Santuario della Madonna del Buon Gesù ha celebrato la sua ultima Messa”. Così la Diocesi di Fabriano-Matelica nell’annunciare, un anno fa, il decesso dell’ex vicario generale deceduto a 87 anni. A distanza di 12 mesi lo ricordiamo con don Francesco Olivieri e con la nipote, Luana Vescovi. Domani, domenica 12 novembre, Santa Messa per don Luigi alle ore 11,30 alla Misericordia e lunedì alle 9 al Santuario della Madonna del Buon Gesù, sempre a Fabriano.

NOBILTÀ UMANA…. E SACERDOTALE – di don Francesco Olivieri

Se dovessi proseguire il famoso “Chi è?” del prof. Dalmazio Pilati per ricordare i grandi fabrianesi che si sono distinti per nobiltà umana, spirito di servizio, fede incrollabile e amore per la nostra città, ad un anno dalla sua nascita al Cielo dovrei certamente delineare il profilo di don Luigi Monti. Nonostante fosse ben noto a Fabriano risulta difficile tratteggiare i lineamenti della sua persona, quasi “nascosta” dietro al Signore che annunciava, posizione tanto raccomandata da Gesù ai suoi discepoli. Per contro però, applicando questa legge di umiltà, si diviene “sale della terra e luce del mondo” (Mt 5,13-14) e così lo splendore di Dio invade l’Universo, nonostante la piccolezza di chi lo trasmette. La S.Messa quotidiana e l’imbattibile disponibilità a confessare rendevano la preghiera di don Luigi incisiva e decisiva per tutti. La sua perseveranza è una grande sfida, una vera e propria provocazione per la nostra Chiesa locale. Ripensando al suo ministero – tutto relativo a Cristo – un giorno mi scriveva: «Nonostante la mia miseria, per Sua Bontà» lasciando intendere che «dalla pienezza di Dio noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia» (cfr. Gv 1,16). Affidarsi alla sua paternità spirituale significava scoprire la bellezza della Comunione dei Santi come “grazia divina che circola tra il Cielo e la terra” (omelia 1/11/2014). In una meditazione che ha svolto poche ore prima della mia ordinazione sacerdotale ha concluso dicendo: «Domani anche tu sarai per sempre don Francesco!», poi siamo scoppiati a piangere! Dopo tanti anni alla sua “scuola” mi rendevo conto ancora una volta di quanto fosse visibilmente innamorato di Dio. La Fede, in fondo, è un incontro con Lui e chi vedeva il nostro parroco poteva dire: «In lui c’è il Signore e fa di tutto per farcelo incontrare!». Questa estate ho scoperto la sua grande passione per la fotografia. Ha conservato centinaia di scatti relativi agli anni romani, ai pellegrinaggi a Lourdes, Fatima, Santiago de Compostela, alle celebrazioni Solenni in parrocchia… testimonianze vive di rara nobiltà umana e sacerdotale: «Sacerdotes Aurei, calices lignei. Importa niente se i calici sono di legno. L’importante è che i sacerdoti siano d’oro. La gente, quando viene in Chiesa e si vede rappresentata a questo altare, desidera essere rappresentata da sacerdoti d’oro!» (B. Giovanni Paolo I). Don Luigi è morto come è vissuto, desiderando la santità e rimanendo fedele al Signore. Non sapeva cosa volesse dire esaltarsi nell’immagine esteriore che comporta un ruolo, anzi… lo ha sempre odiato! Viveva semplicemente le beatitudini, senza sentirsi arrivato. I suoi occhi e il suo sorriso esclamavano senza parole: «Io sono sacerdote di Cristo, vivo per Lui e amo la Chiesa che servo!». Di questa luce, caro don Luigi, saremo sempre grati al Signore!

MIO ZIO DON LUIGI – di Luana Vescovi

Per me era semplicemente zio. Zio prete. Uno zio che c’era sempre ad asciugarmi le lacrime o a riprendermi o a darmi consigli. Amavo passarlo a trovare prima nel suo studio alla Misericordia poi nella sua stanza alla Casa del Clero o in sagrestia al Buon Gesù. Parlavamo, parlavamo tanto. Di tutto. Ed ogni volta andavo sempre via con qualche suo “pizzino” o qualche libro da leggere perché “questo ti fa bene”. Mi piaceva chiedergli dei nostri avi e lui mi raccontava aneddoti di vita vissuta nella nostra Vallemania anche se da lì era partito molto presto. Lui mi ha battezzato. Con lui ho fatto la prima confessione. Lui era il mio “zio prete” con la faccia burbera ma lo sguardo sempre limpido e sorridente. Ricordo quando da piccolina ero spesso a casa da lui tra le coccole di zia Nena, nella sala stracolma di libri dove con fatica trovavi un posto a sedere. Non scorderò mai l’elezione di Papa Francesco. Ero a casa sua, entrambi davanti al televisore mentre Maria apparecchiava per la cena. Appena arrivato l’ “habemus Papam Mario Bergoglio” lui si gira verso di me e mi dice: “e questo chi è?”. Io ridendo come una matta insieme a Maria, gli ho risposto: “zio mio, se non lo sai tu!”. Sono passati anni ma è rimasto uno dei miei ricordi più belli insieme a lui. Tra l’altro, il caso ha voluto che zio mi abbia salutato, un paio di giorni prima di volare in cielo, proprio tenendo sotto braccio un suo libro, visto che gli piaceva tanto questo Papa semplice che secondo me gli somigliava. Quando incontravamo in giro le persone, amava presentarmi come la sua “nepote”, rigorosamente con la E. Fiero ed affettuoso con il suo sorrisone accennato. Per molti Natali gli ho regalato un dopobarba per sentirmi dire, solo poco tempo fa, che lui in realtà non lo usava e lo regalava abitualmente a qualcuno che ne aveva bisogno. Zio mio era così. Non voleva assolutamente ferirti. Mai. Per tutti voi che state leggendo era don Luigi. Guai a chiamarlo Monsignore. Si arrabbiava. Anzi, secondo me mi tirerà i capelli di notte visto che lo abbiamo dovuto scrivere sulla lapide. Sono di parte ma penso veramente che sia stato un ottimo sacerdote. Vecchio stampo. Semplice. Sempre con il suo abito nero e la camicia grigia. Sempre disponibile con tutti, a qualsiasi ora. Sempre pronto ad aiutare ed a non chiedere mai aiuto per non disturbare. Per ben due volte ha rinunciato a fare il Vescovo perché lui voleva essere un pastore di anime sempre a contatto con la gente. Ha vissuto come un angelo in terra ed ora è un angelo in cielo. Se ne è andato in punta di piedi come avrebbe voluto. La mancanza è tanta ma sapere che non ha sofferto è la consolazione più grande. Durante i tre giorni di veglia, prima del funerale, ho incontrato tanti di voi che me lo hanno raccontato in tantissimi episodi di vita ed è stato emozionante conoscerlo ancora di più. Ad un anno dalla sua salita in cielo, mi sembrava doveroso ricordarlo con queste poche parole e spero che leggerle farà piacere anche a voi. Zio, aiutaci da lassù ora che hai anche le ali. Noi continueremo a pregare come ci hai sempre insegnato. La Tua “nepote scrivacciata”, come mi chiamavi ultimamente, guardandomi il braccio tatuato, scuotendo la testa e sorridendo.

a cura di Marco Antonini