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Electrolux, le reazioni politiche

Cerreto d’Esi – Di seguito le reazioni politiche sulla vertenza Electrolux che chide lo stabilimento di Cerreto d’Esi con 170 esuberi.

Ciccioli

“La chiusura annunciata dello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi rappresenta una ferita gravissima per tutto il territorio marchigiano e per un distretto industriale, quello fabrianese, che negli ultimi anni ha già pagato un prezzo altissimo in termini occupazionali e sociali. Dietro ai numeri – 170 lavoratori diretti, oltre a tutto l’indotto – ci sono famiglie, professionalità, competenze e una comunità che rischia di essere ulteriormente impoverita”. Queste le dichiarazioni dell’europarlamentare di Fdi, on. Carlo Ciccioli, sulla vertenza Electrolux. “Non possiamo accettare che logiche puramente finanziarie e di delocalizzazione cancellino decenni di storia industriale e produttiva. Il trasferimento delle produzioni all’estero, in particolare verso Paesi dove il costo del lavoro e dell’energia è più basso, è il segnale di una competizione globale sempre più aggressiva che l’Europa deve affrontare con strumenti concreti di tutela industriale. Bene la convocazione del ministro Urso del tavolo al Mimit per dare una risposta immediata e compatta, ma è necessario anche aprire una riflessione seria a livello europeo sulla difesa delle produzioni strategiche, sulla concorrenza sleale all’interno dell’UE e extra-UE, e sul costo dell’energia che penalizza le nostre imprese. Bene ha fatto il Presidente della Regione Acquaroli a recarsi oggi in visita al presidio dei lavoratori davanti allo stabilimento per portare vicinanza e solidarietà. Esprimo anch’io piena vicinanza ai lavoratori, alle loro famiglie e alle organizzazioni sindacali mobilitate in queste ore. Da parte mia, come eurodeputato di Fratelli d’Italia, ci sarà il massimo impegno affinché il caso Electrolux venga affrontato con la dovuta attenzione anche nelle sedi europee, per salvaguardare occupazione, dignità del lavoro e futuro produttivo delle Marche”, conclude Ciccioli.

Arteconi e Armezzani

Electrolux annuncia la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, con 170 licenziamenti senza considerare l’impatto sull’indotto: l’ennesima puntata della grave crisi dell’elettrodomestico, che però sembra cogliere come sempre impreparati il Governo e la Regione Marche. È il punto di vista di Fabriano Progressista, la lista civica progressista di Fabriano: “Siamo sempre da una parte sola, quella dei lavoratori” spiegano Vinicio Arteconi e Lorenzo Armezzani, consiglieri comunali “Durante l’incontro sul lavoro organizzato con i sindacati FIOM e UILM ad Altra Fabriano, la nostra festa di politica a fine febbraio, il caso Electrolux era già stato attenzionato da Pierpaolo Pullini, della FIOM CGIL. Con un taglio del 40% della forza lavoro italiana di Electrolux, siamo di fronte all’ennesimo chiodo sulla bara degli elettrodomestici made in Italy”. I progressisti attaccano sull’assenza di visione strategica, a livello nazionale e locale: “nella primavera del 2022, in un convegno a Fabriano, la FIOM aveva già previsto con precisione drammatica tutte le crisi industriali esplose in questi anni. Com’è possibile che in 5 anni niente sia stato fatto, dal governo nazionale come da quello regionale? Zero provvedimenti sull’elettrodomestico, e Fabriano e il suo distretto restano uno dei pochi casi di crisi industriale in Italia in cui non sia stata dichiarata un’Area di Crisi Complessa, continuando testardamente a ignorare la perdita di attrattività del territorio. Anche la ZES l’hanno promessa nel 2022, e realizzata solo 4 anni dopo per cercare di far rivincere le elezioni ad Acquaroli: ma i tagli di tasse non bastano, se non ci sono misure specifiche. Come con Beko, la destra di governo a Roma e in Regione Marche dorme: non riescono a immaginare soluzioni diverse da sagre e bnb, ma dei bandi sui borghi storici o su Marchestorie, gli operai e centinaia di loro famiglie non se ne fanno niente. Come non se ne fanno niente di un governo che arriva a massacro iniziato e dice di essere pronto a fare un <<coordinamento efficace>> tra le parti coinvolte. Altro che coordinare, c’è da prendere in mano con Invitalia gli stabilimenti per evitare che vengano smantellati, e metterci dei soldi per reindustrializzarli, insegnare agli operai nuovi processi produttivi, far crescere le aziende medie che ancora tirano la carretta e trovare aziende medio-grandi disposte a investire nel “saper fare” del distretto”. L’appello è a resistere, come territorio e come comunità: “Da soli, non si salva nessuno. Serve uscire dall’idea che oddio, scoppiano all’improvviso le crisi: pensiamo a un’idea di distretto, un distretto montano integrato, e andiamo avanti con un forte sforzo territoriale capace di immaginare traiettorie di sviluppo che facciano tesoro dell’altissima competenza manifatturiera del nostro territorio e la spingano con innovazione e ricerca”.

Bomprezzi

Il Partito Democratico delle Marche esprime forte preoccupazione per l’annunciata chiusura dello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi, una scelta gravissima che mette a rischio 170 posti di lavoro e che colpisce duramente un territorio già fragile come quello dell’entroterra fabrianese. Una scelta che né il Governo nazionale né quello regionale sono stati in grado di contrastare. La Segretaria regionale Chantal Bomprezzi ha affermato che “la delocalizzazione della produzione rappresenta un colpo all’occupazione, al tessuto industriale marchigiano e al futuro delle aree interne, quello più fragile. Per questo il PD Marche tramite i propri rappresentanti istituzionali marchigiani a tutti i livelli si è già attivato per chiedere conto della situazione e per conoscere quali misure concrete si intendano introdurre per fermare gli esuberi, contrastare le delocalizzazioni e tutelare tutti gli stabilimenti italiani del gruppo”. In Parlamento, gli onorevoli marchigiani Augusto Curti, Irene Manzi e il Senatore Francesco Verducci si sono attivati con interrogazioni parlamentari urgenti al Ministro delle Imprese e del Made in Italy e al Ministro del Lavoro. “Questo governo deve scegliere da che parte stare: dalla parte delle multinazionali che delocalizzano o dalla parte dei lavoratori italiani e delle comunità che rischiano di scomparire”, dichiarano Manzi e Curti, mentre Verducci sottolinea: “è fondamentale garantire che le lavoratrici e i lavoratori coinvolti dispongano di adeguati strumenti di sostegno al reddito e di accompagnamento alla ricollocazione professionale, nel quadro degli istituti previsti dalla normativa vigente”. Anche l’europarlamentare Matteo Ricci ha presentato un’interrogazione al Parlamento Europeo: “La prima richiesta fatta alla Commissione europea verte sull’attivazione del Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione, per garantire un sostegno concreto ai dipendenti Electrolux colpiti da questo licenziamento di massa. – dichiara Ricci – Inoltre ho chiesto come la Commissione intenda garantire che Electrolux rispetti pienamente gli obblighi europei di informazione e consultazione preventiva dei lavoratori”. In Consiglio regionale il gruppo consiliare PD intende conoscere le intenzioni della Giunta Acquaroli. “Chiediamo cosa intenda fare il presidente Acquaroli, e l’assessore competente alle attività produttive Bugaro” dichiara la Capogruppo Valeria Mancinelli “oltre le passerelle e le iniziative elettorali e celebrative proprio a Cerreto d’Esi, nelle stesse ore in cui, sotto i propri piedi, si apriva il baratro”.

Rifondazione Comunista

“Electrolux ha annunciato al coordinamento nazionale del gruppo Electrolux in Italia un piano con 1700 esuberi che equivalgono al 40% della forza lavoro impiegata. Il colpo più forte è quello della chiusura dello stabilimento di Cerreto d’ Esi nelle Marche. La multinazionale che sta riorganizzando le sue produzioni su scala globale risponde al calo dei profitti e dei consumi, alla concorrenza asiatica scaricandone i costi sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Non è certamente una novità, è la prassi consueta. Si prepara una lunga e dura vertenza a cui come rifondazione comunista daremo il nostro sostegno concreto, come già è accaduto in passato, alle operaie e agli operai in lotta per difendere il loro posto di lavoro, il reddito che gli permette di vivere e il futuro dell’ industria nel nostro paese”.

Patuanelli

“Quello annunciato da Electrolux non è un piano industriale, ma un vero e proprio massacro sociale. Mille e settecento esuberi, quasi il 40 per cento della forza lavoro in Italia, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e pesanti ricadute su tutti gli altri siti produttivi del Paese. È una scelta inaccettabile che scarica sui lavoratori e sulle loro famiglie il costo di strategie industriali sbagliate e dell’assenza totale di una politica industriale nazionale. Parlo anche da rappresentante del Friuli Venezia Giulia, una regione che viene colpita direttamente da questa vertenza. Lo stabilimento di Porcia, uno dei più importanti presìdi industriali del Nord Est e simbolo della manifattura italiana, è coinvolto nel piano di ridimensionamento annunciato dall’azienda. Quando si mette a rischio un sito come questo non si colpiscono soltanto i lavoratori, ma l’intero tessuto economico e sociale del territorio. Urso e il Governo Meloni non possono continuare a raccontare un Paese immaginario mentre la realtà è fatta di fabbriche che chiudono, produzioni che si riducono e ore di cassa integrazione che aumentano in modo preoccupante in tutta Italia. Dall’elettrodomestico all’automotive, dalla siderurgia alla meccanica, ogni settimana si apre una nuova crisi industriale e ogni volta il Governo arriva tardi, senza strumenti e soprattutto senza una visione”. Così Stefano Patuanelli, vice presidente Movimento 5 Stelle.