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“Troppe disparità: servono politiche attive mirate per il lavoro”

“Troppe disparità: servono politiche attive mirate per il lavoro. Nella maggior parte dei casi, i migranti svolgono lavori poveri e malpagati, il 41,2% è sotto la soglia di povertà. Nella provincia di Ancona, la situazione è peggiorata. Occorrono interventi immediati e risorse per colmare le differenze retributive”. E’ quanto dichiara Tiziana Mosca, segretaria provinciale Cgil Ancona, commentando i dati Ires Cgil Marche che ha elaborato i dati Inps sui lavoratori migranti nella provincia di Ancona, aggiornati al 2021. Cifre illustrate nel corso del convegno dal titolo “Nowruz, la nuova stagione dell’accoglienza”, che si è svolto ieri ad Ancona, presso la sede Cgil, presenti tra gli altri Nicola Marongiu, Cgil nazionale, il prefetto Darco Pellos , Rossella Marinucci, Cgil Marche, l’assessore comunale Emma Capogrossi, Sandra Magliulo, Unhcr. Secondo la ricerca, i lavoratori migranti sono 29.461 nel 2021, con un aumento del 3,9% rispetto al 2020: rappresentano il 14,5% del totale dei lavoratori. Sono per lo più operai, l’87,2%, mentre solo il 7,2% è impiegato. Da sottolineare che il settore domestico, che fino a qualche anno fa segnava il boom, registra ora il maggior crollo di lavoratori migranti: dal 2012, sono ben 1242 in meno. Il tutto pur restando tra gli ambiti con la più elevata presenza di migranti. La retribuzione media lorda annua è di 13.675 euro e cioè ben 6280 euro circa in meno (-29%) rispetto a quella degli italiani. Il 41,2% percepisce uno stipendio medio lordo annuo inferiore a 10mila euro e quindi sotto la soglia di povertà. “Questo contesto non esaltante va affrontato costruendo sinergie tra istituzioni, parti sociali e associazioni così da creare una rete – evidenzia Mosca – e favorire interventi che consentano di definire una maggiore integrazione per migliorare le condizioni di vita generali. Il tutto partendo da esperienze e buone pratiche già esistenti”. Infine, secondo la Cgil, “è anche necessario aumentare il numero dei centri di accoglienza ad oggi insufficienti”. (cs)