Caravaggio, Amor vincit Omnia

Nel giorno del 14 febbraio, San Valentino, mi viene subito in mente tra i grandi capolavori Amor Vincit Omnia, frase che la dice tutta, “l’amore vince su ogni cosa “, titolo dell’opera geniale e innovativa di Caravaggio compiuta per Vincenzo Giustiniani, 300 scudi il compenso, opera che in poco tempo visto il grande successo acquistò un valore 10 volte superiore. Prima di tutto, tra i dipinti di Caravaggio, questo è in assoluto uno dei più apprezzati e conosciuti. In “Amor vincit omnia”, il soggetto del quadro è un personaggio ricorrente nei quadri di molti artisti che si sono ispirati alla mitologia greca e lo abbiamo visto in tantissime vesti, il soggetto è Amore o Cupido e lo vediamo nel suo aspetto più tradizionale, ovvero quello di un ragazzetto dotato di ali. Facendo bene attenzione al soggetto di Amor omnia vincit si può notare che invece di avere delle ali candide come vuole la tradizione iconografica, qui viene rappresentato con delle ali più scure, che sembrano essere quelle di un falco, molto probabile la mano nel piumaggio dell’amico collega del Caravaggio, Orazio Gentileschi.

A circondare il ragazzino, troviamo tanti oggetti che rappresentano le attività dell’uomo, ovvero un violino e il liuto, che rappresentano la musica, un’armatura, la guerra e le arti militari, una coroncina che vuole indicare il potere, squadra e compasso che rappresentano il disegno e l’architettura, penna e dei fogli scritti, la letteratura, fiori ed alloro, l’amore per la natura; tutti questi oggetti sono sovrastati dalla figura di Cupido, il quale con un sorriso sembra calpestarli, come se lui fosse al di sopra di tutte queste cose. Cupido, probabilmente il giovane garzone Cecco Boneri, in una posa scomposta, tra ammiccamento e sorriso ironico nel movimento giocoso, sembra quasi sbeffeggiare le arti e prendere in giro chi lo guarda. Il dipinto all’epoca destò scalpore, ma ebbe gran successo, se ne parlò molto e fu il vanto della prestigiosa collezione di Vincenzo Giustiniani. E’ conservato a Berlino alla Gemaldegalerie nel complesso culturale del Kulturforum.

Francesco Fantini