ALLEGRETTO NUZI E IL SUO MONDO

Fabriano – Si chiuderà domenica 30 gennaio la mostra “Allegretto Nuzi e il ‘300 a Fabriano. Oro e colore nel cuore dell’Appennino”, ospitata presso la Pinacoteca Molajoli dal 14 ottobre 2021. Una mostra dedicata all’artista fabrianese a cura di Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi, vuole rendere omaggio a Fabriano, al territorio e alle sue ricchezze culturali. Insieme ad uno dei curatori, il romano Matteo Mazzalupi, abbiamo fatto un bilancio di questo viaggio nel ‘300 fabrianese: “Siamo ampiamente soddisfatti – afferma Matteo Mazzalupi – c’è stata una buona risposta da parte del pubblico e anche da parte della critica, tanto che ci sono state diverse belle recensioni pubblicate anche in sedi importanti. Naturalmente i numeri sono quelli che ci si può aspettare in questo momento di crisi e la mostra è un’idea che nasce in tempi in cui non si poteva immaginare la situazione in cui ci saremmo trovati oggi. Ci sono stati rinvii, ma alla fine abbiamo deciso di farla correndo dei rischi. Alla fine siamo riusciti a metterla in pratica in un momento di relativa libertà di movimento, certo, si è svolta in un periodo di autunno-inverno che non è un momento ideale in un luogo come Fabriano, ma abbiamo comunque avuto una buona risposta”.

Aldilà del successo o meno però, si tratta di un’operazione culturale che gli autori ci tenevano molto a fare: “Allegretto Nuzi ma anche il Maestro dei Magi di Fabriano, grande scultore del ‘300, meritavano una mostra dedicata che ne sottolineasse tutte la qualità – ci tiene a precisare Mazzalupi – raccogliendo il maggior numero possibile di opere di valore. Anche qui non si è riusciti ad avere tutto quello che avremmo voluto, soprattutto in questo momento storico particolare c’è stata anche l’aggravante della pandemia, ma siamo comunque riusciti ad avere un gran numero di opere con prestiti importanti: una collaborazione decisiva con i Musei Vaticani che ci hanno prestato ben tre opere, prestiti dal Metropolitan Museum of Art di New York, dal Musée du Petit Palais di Avignone e dalla Svizzera, oltre ovviamente ad opere provenienti dalle Marche e da altri luoghi d’Italia, con diverse opere di collezionisti privati che generosamente, sia dall’Italia, sia dall’estero, hanno accolto le nostre richieste. Come dovrebbe sempre succedere per le mostre, è stata anche un’occasione per far progredire gli studi sull’artista e per approfondirne la conoscenza. Molte delle novità sono già nel catalogo, che peraltro è uscito un po’ dopo l’apertura della mostra. A volte tra noi storici dell’arte si dice tra il serio e il faceto che i cataloghi dovrebbero uscire dopo le mostre anziché prima, e in qualche misura ci stiamo avvicinando a questo… obiettivo, perché in effetti siamo riusciti ad inserire in catalogo alcune correzioni e osservazioni che abbiamo potuto fare proprio nel momento in cui la mostra veniva allestita”.

Ma essendoci ancora tanto da studiare sul ‘300 fabrianese, a ridosso della chiusura della mostra è stato deciso di dedicare una giornata di studio a questi argomenti: “La giornata di studio si tiene subito prima della chiusura della mostra, il 29 gennaio, presso la Biblioteca Comunale di Fabriano – spiega Mazzalupi – e vi partecipano in parte studiosi che hanno collaborato alla mostra e al catalogo e in parte studiosi che non hanno fatto parte di questa impresa, ma che si occupano di argomenti correlati. La giornata si aprirà con una prolusione di uno storico medievista, Francesco Pirani, al quale abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa sulla vita politica e sociale di Fabriano del ‘300, che è lo sfondo essenziale contro cui si svolge la vicenda di Allegretto Nuzi e degli altri protagonisti della nostra mostra. Queste straordinarie esperienze artistiche non nascono in un vuoto, nel nulla, ma all’interno di una più generale fioritura economica e politica della città, che negli ultimi anni è stata ben indagata dagli storici e della quale ci verrà offerto un quadro. Andrea De Marchi ed io presenteremo nuove riflessioni su alcune delle opere presenti e precisazioni sulle datazioni: queste ultime infatti sono un grosso problema in parte già affrontato nel catalogo, ma sul quale ci sono ancora tante domande e sono. Io personalmente presenterò un approfondimento su alcuni aspetti della paleografia delle iscrizioni presenti nelle opere di Allegretto Nuzi, che aiutano a meglio collocarle nel tempo, e dedicherò spazio anche alla figura del Maestro dei Magi. Lucia Biondi proseguirà approfondendo questioni tecniche che sono la sua specialità, essendo lei un’affermata restauratrice attiva a Firenze ma fabrianese, e la mostra è stata anche per lei un’occasione per esaminare dal vero tutte queste opere che sono confluite a Fabriano, esaminarne gli aspetti tecnici, la carpenteria, le tecniche esecutive, i pigmenti, e ci racconterà qualcosa su ciò; legato a questo intervento è anche quello di Arianna Latini che ha approfondito un problema interessante, quello dell’uso delle decorazioni a punzoni nelle dorature di Allegretto Nuzi. Sono studi che si riagganciano ad altri più famosi, ma datati, sull’uso dei punzoni nella pittura italiana del ‘300. L’esame diretto delle opere ci permette di fare molte correzioni e puntualizzazioni a riguardo. Anche questo aspetto consentirà di scandire meglio nel tempo l’attività di Allegretto Nuzi, di Francescuccio di Cecco e del Maestro dei Magi. La mattinata si concluderà con un intervento di Emanuele Zappasodi che ci presenterà dipinti inediti finora sconosciuti di Allegretto Nuzi, di cui uno conservato in un museo americano e due di collezione privata”.

Nel primo pomeriggio poi, dopo l’intervento di saluto del Rotary Club Fabriano alle 14.30, la giornata riprenderà: “Avremo un intervento di un prestigioso collega olandese, Victor Schmidt – prosegue Mazzalupi – il quale ci presenterà una precisazione sull’iconografia di un affresco di Allegretto Nuzi nella sagrestia di San Domenico: questa sagrestia è decorata con affreschi dell’artista fabrianese che presentano tante particolarità e tra questi spicca una Crocifissione per la quale sono state proposte varie interpretazioni, da ultimo anche nel nostro catalogo. Schmidt ci offrirà una sua nuova lettura, sulla quale per ora non abbiamo anticipazioni. Giulia Spina parlerà più tardi delle sequenze narrative nei cicli pittorici degli artisti fabrianesi e in particolare dell’ordine delle scene che raccontano una storia, la vita di un santo, all’interno delle cappelle che le ospitano. Non sono sequenze banali, hanno molte particolarità e in genere trovano una spiegazione a livello simbolico con rimandi da una scena all’altra e da un personaggio all’altro. Alessandro Delpriori poi, dopo essersi occupato nel catalogo della scultura lignea, affronta anche in questa occasione un argomento analogo, ma spostando il focus dal Maestro dei Magi al Crocifisso di Sant’Onofrio a Fabriano, una scultura trecentesca della quale approfondisce legami con pezzi che si trovano sull’altra sponda dell’Adriatico. Infine Caterina Paparello affronta un argomento che ci sta molto a cuore, la collezione Fornari. In mostra siamo particolarmente fieri di aver riunito, dandogli un posto d’onore nella prima sala, un dittico che era uno dei pezzi forti della raccolta Fornari e oggi è diviso tra il Museo Civico di Pesaro e una collezione americana. La collezione Fornari fu costituita nell’800 a Fabriano da Romualdo Fornari e non se ne sa molto, si conoscono molti dei pezzi, di qualità altalenante, che la formavano, soprattutto di pittori locali (a partire da Allegretto Nuzi e Antonio da Fabriano). Poco si sa sulla sua formazione e dispersione, Caterina Paparello sta conducendo degli studi e ci presenterà i primi risultati di quest’importante lavoro”. Questa giornata non vuole essere solo un evento per studiosi, ma intende anche richiamare il pubblico per cogliere l’ultima occasione per vedere questa mostra prima che le opere facciano ritorno alle loro sedi. “Il giorno dopo, la domenica, sarà possibile visitare la mostra e presenzierò anche io facendo una visita guidata la mattina – conclude Mazzalupi -. Ci piace l’idea che a questa giornata non partecipino soltanto gli addetti ai lavori, ma anche i fabrianesi appassionati della storia e dell’arte della loro città”.

Lorenzo Ciappelloni

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