LE COMUNITA’ VIRTUALI E LA SCOPERTA DELL’ALTRO – di Alessandro Moscè

Se è vero che il mondo virtuale rischia di contagiare ossessivamente gli individui, i quali ne possono diventare addirittura dipendenti (“bulimia da schermo”, ndr), è altresì vero che le parole scritte sono destinate a rimanere e spesso sono rivelatrici di qualcosa che non si riesce a dire a voce. Specie nel’ambito dei sentimenti umani il web aiuta, perché in fondo nasconde gli occhi e permette di celarsi dietro una sorta di protezione. Quante volte troviamo sulle bacheche frasi, slogan, poesie, affermazioni che non riusciamo a captare nell’immediato, ma che rappresentano messaggi subliminali, sfoghi, inviti ad un destinatario che ha un nome e un cognome, un’identità ben precisa? E’ un po’ come succede con i “Baci” Perugina: l’aforisma ci indica un sentiero, un pensiero non detto a tu per tu, ma appunto scritto. Ciò che non avevamo afferrato, o volontariamente negato, ci fa riflettere. Facebook e le chat sono come un diario personale dove convogliare la segretezza perché venga resa pubblica, perché chi vuol capire capisca. Insomma, l’emozione più autentica è nelle parole da leggere, cioè quelle che non escono dalla bocca, ma che sono sottolineate attraverso un computer o, di questi tempi, in uno smartphone. Al punto tale che il web può addirittura scindere le persone e condurle ad una ricerca esasperata di sé e degli altri. Basta leggere il romanzo di Elena Stancanelli La femmina nuda (La nave di Teseo 2016). Nel virtuale si annida una doppia vita, una doppia identità. Scrive Anna, la protagonista, che immagina di essere tradita: “Immaginavo che avesse un account Facebook per lavoro, per scherzare con gli amici. Non so perché pensassi una cosa così stupida dal momento che nessuno sopra i quarant’anni usa Facebook per lavoro o per divertirsi. Lo usano tutti per trescare”. Con un’applicazione del telefono Anna segue Davide e il suo pallino blu che si geolocalizza a casa dell’altra, che si chiama Cane, perché è così stupida e priva di fantasia da aver dato al suo cane il nome Cane. Li immagina fare sesso continuamente. In seguito trova le foto di lei nuda mandate a Davide. Ovviamente pensa che con questa donna il sesso sia meraviglioso e impagabile. Crea un account Facebook falso e le chiede l’amicizia. Per conoscerla, per odiarla meglio. Con più precisione. E le fa male tutto, leggere i loro messaggi, guardare le foto, ma non smette. La fase lurking, nel lutto moderno e con l’avvento dei social, è una delle più faticose da superare. Un’altra cosa faticosa è sopravvivere. Ma Anna ce la fa sempre. Per inciso, il lurker è una persona che frequenta una comunità virtuale e ne legge con grande attenzione i messaggi, ma non ne scrive o non ne invia mai di propri.

Alessandro Moscè

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