Crisi del comprensorio fabrianese, Uil: “Ripartire da infrastrutture, innovazione e Zes”

A cura di Uil Marche 

Fabriano – La crisi Elica è un evento che rientra a pieno titolo tra i casi di quella desertificazione industriale delle aree interne, alla quale si assiste da anni. Considerando le risposte date finora dalla politica e, in generale, dal sistema Paese siamo costretti a constatare che tutto è immutato. La cassa integrazione va avanti da oltre un decennio e la crisi prosegue senza alternative. Va modificato il ragionamento alla base. Il territorio deve essere considerato nel suo complesso come un’unica entità e non come un insieme di comuni con Fabriano in testa. Non ci può essere ripresa in quell’area se non ce n’è nell’economia regionale e questa non può prescindere da una rivoluzione infrastrutturale che tolga le Marche da un isolamento che ci costa svariati punti di PIL, secondo gli economisti il gap maturato negli ultimi vent’anni ci costa circa 15 punti di Pil. A nostro avviso questo deve essere il punto di partenza. Ciò che occorre, per iniziare un percorso di “ricostruzione” del territorio è poter avere un tavolo permanente di studio e di confronto all’interno del quale trovare le soluzioni del caso. Occorre guardare oltre le vecchie logiche che hanno caratterizzato l’economia del territorio, analizzando le tendenze di trasformazione delle società e dell’economia. Pertanto, le parole d’ordine devono essere Riconversione, Innovazione e Ricerca: terreni di gioco per economie e società più avanzate. Focalizzarsi sull’innovazione di prodotti diversificati e su processi industriali e sulla ricerca di base. Tutte cose su cui l’Italia è molto indietro. Evitare che questo territorio sia spogliato di servizi, ai cittadini, a partire da quelli sanitari, così come alle imprese: dobbiamo rendere attrattivo il nostro territorio. Non possiamo permetterci di perdere altro tempo: è necessario ripartire mettendo al centro le persone, la salute, il territorio e l’ambiente, utilizzando bene le risorse in arrivo dall’Europa: quelle strutturali della programmazione 21/27, aumentate rispetto al passato visto il nostro declassamento, ma anche quelle del PNRR. Inoltre, è necessario avviare un confronto con il Governo affinché anche per la nostra regione sia possibile attivare le “Zone Economiche Speciali”, le Zes, augurandoci che su questo tema ci sia la massima convergenza di tutte le forze politiche. Ci riserviamo di valutare. Tornando a Elica, la crisi evidenzia una cospicua serie di contraddizioni e di storture all’interno dell’Unione Europea. Prima tra tutte è che ci siano regimi fiscali e regole sul lavoro diverse, che alimentano il fenomeno dumping salariale e sociale, rendendo di fatto fragile l’economia di tutta l’eurozona. L’esempio perfetto è la Polonia che rappresenta un mercato sicuro in via di espansione e al tempo stesso un posto dove la manodopera costa poco. Qui nasce la contraddizione: l’Europa, e quindi anche l’Italia, contribuisce allo sviluppo degli stessi Paesi poi concorrenti (e vincenti per le condizioni sopracitate) all’interno del mercato unico. È evidente come ’Europa del mercato unico e della moneta unica” sia nata zoppa. Senza un vincolo forte, come ad esempio una vera unione politica queste contraddizioni rimarranno. Per questo motivo, per intervenire su questi meccanismi sbagliati e apportare le giuste correzioni occorre continuare sulla strada intrapresa con decisione dal sindacato europeo per un’Europa sociale, che faccia sentire la propria voce, perché contemporaneamente ad un lavoratore italiano che perde il proprio posto di lavoro ce ne sarà uno polacco che troverà sì quel posto, ma sarà comunque un lavoro da sfruttato. A tal proposito, la Uil Marche si farà promotrice di una serie di iniziative per sensibilizzare il dibattito su questi temi.

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