La dottoressa Nataloni e le iniziative del Rotary Fabriano ai tempi del Covid

Presidente del Rotary Club Fabriano per l’anno rotariano 2020/2021, la dottoressa Maura Nataloni, cardiologa, traccia un bilancio delle attività del Club, con un particolare approfondimento per i nostri lettori sugli aspetti medici del Covid-19, affrontati in diversi seminari organizzati dal distretto 2090 del Rotary Club Fabriano.

Dottoressa, su quali particolari ambiti ha focalizzato insieme al consiglio direttivo ed al Club il suo impegno ed i lavori per questo mandato?

Il Rotary promuove l’ideale di servizio come base di iniziative benefiche volte ad apportare cambiamenti positivi e duraturi per migliorare le condizioni di vita delle comunità. In questo anno, diverso e difficile, il nostro Club ha dedicato ancora maggiori risorse ed impegno per attuare diversi interventi rivolti alle necessità e criticità del nostro territorio e per favorire lo sviluppo di iniziative sostenibili. Abbiamo continuato a svolgere i progetti che mantengono un indirizzo di validità pluriennale per attuare le aree di intervento del Rotary: Costruzione della pace e prevenzione dei conflitti, prevenzione e cura delle malattie, acqua, servizi igienici e igiene, salute materna e infantile, alfabetizzazione e educazione di base, sviluppo economico comunitario, tutela dell’ambiente. Continuiamo a rivolgere una particolare attenzione ai giovani, alla loro educazione, alla loro formazione professionale anche fino al loro inserimento nel mondo del lavoro, attraverso progetti dedicati alle diverse fasce di età. I giovani sanno interpretare le istanze del cambiamento, viverle e gestirne la continuità per creare futuro. Tra i progetti di questo anno ritengo molto rilevante la realizzazione della Filigrana Rotary, prodotta dai mastri cartai della Carifac’Arte, che raffigura la ruota simbolo della nostra Associazione.  Si coniugano così due obiettivi, diffondere a livello globale l’immagine del Rotary, ma allo stesso tempo valorizzare l’ingente patrimonio artistico e culturale del nostro territorio, per condividerlo e diffonderlo in tutto il mondo.

Parliamo del progetto Telemedicina, in cosa consiste e come il vostro Club è stato di supporto a questa iniziativa?

In questa nuova fase della pandemia, che vede la diffusione dei contagi in vertiginosa crescita, il Rotary interviene a supporto del servizio sanitario regionale avviando il progetto Telemedicina. È un’iniziativa del nostro Distretto 2090, originata per sostenere un servizio di monitoraggio a distanza dei malati Covid. Il Rotary Club di Fabriano ha partecipato con il proprio finanziamento al progetto, coinvolgendo medici di medicina generale del nostro territorio.   La finalità è evitare quando possibile, di sovraccaricare le strutture ospedaliere curando a domicilio i pazienti paucisintomatici o asintomatici, che tuttavia necessitano di una costante e attenta osservazione medica perchè il rischio di peggioramento inaspettato e rapido è sempre elevato. Il progetto si colloca nell’ambito della medicina territoriale, settore che ha sofferto negli anni, un po’ ovunque, di carenza di investimenti, in termini organizzativi, di risorse umane e innovazione tecnologica. In un momento nel quale arriva la richiesta generalizzata di non affollare i Pronto Soccorso e di non aggravare la pressione sugli Ospedali, la Telemedicina offre una risposta efficace, perché permette di assistere i malati Covid a domicilio attraverso il controllo dei parametri fondamentali, così da evitare il ricovero o anticiparlo a seconda delle condizioni. Vengono monitorati alcuni parametri vitali relativi a saturazione, temperatura corporea e pressione, attraverso saturimetri analogici o bluetooth e monitor multiparametrici; i valori sono poi trasmessi dal paziente attraverso una App ad una piattaforma informatica alla quale hanno accesso i medici di medicina generale, affinché i pazienti possano essere monitorati e controllati.  Uno strumento quindi di straordinaria utilità in uno scenario come quello attuale che vede la maggioranza delle persone contagiate in condizioni cliniche stabili, ma che necessita tuttavia di una attenta e costante osservazione medica per individuare il possibile deterioramento clinico, inaspettato e rapido. Il progetto ha prospettive temporali più ampie rispetto alla pandemia. Troverà infatti valida applicazione nell’assistenza delle patologie croniche che hanno necessità di monitoraggio e di trattamenti di lungo periodo per evitare riacutizzazioni e ripetuti ricoveri. Anche l’Istituto Superiore di Sanità, in un recente documento, prevede l’introduzione di questa modalità di assistenza in aggiunta a quella convenzionale per coniugare efficienza ed ottimizzazione di risorse umane ed economiche.

In programmazione per i lavori dell’annualità 2020-2021 troviamo il prestigioso progetto espositivo “Oro e colore nel cuore dell’Appennino” che lei sta portando avanti con forte impegno e motivazione. Può sintetizzarlo per i nostri lettori?

È vero, sono fortemente motivata ad attuare questo progetto perché penso che si potranno raggiungere risultati importanti non tanto per il Club, quanto per la città a cui esso viene dedicato. Il Progetto Allegretto di questo anno, realizzato con il fondamentale contributo della Fondazione Carifac, consiste nella ricostruzione virtuale della configurazione architettonica originale delle quattro cappelle gotiche che si aprivano ai lati dell’abside della Cattedrale di San Venanzio a Fabriano. Allo stato attuale le cappelle sono difficilmente apprezzabili perché sono state resecate dalle trasformazioni cinquecentesche. Le cappelle erano decorate dagli affreschi di Allegretto Nuzi e di altri pittori (Giovanni di Corraduccio, Maestro di San Verecondo, Maestro di Staffolo) ed oggi comprendono molte parti lacunose. Gli affreschi che oggi sono visibili entro pertugi potranno assumere di nuovo un valore complessivo. Tutto questo si ottiene con un rilievo sistematico laser-scanner (nuvola di punti) che elabora una rappresentazione virtuale sia in forma di video che in forma immersiva 3D.  Ne risulterà una resa spettacolare di grande impatto e restituirà la grandiosità della tribuna (o abside) con le cappelle originali, che costituisce uno dei massimi monumenti del Trecento marchigiano. Si recupera così una testimonianza della dimensione internazionale di Fabriano nel Trecento e la qualità altissima di un ensemble del gotico italiano. L’attività del Team guidato dal Prof. De Marchi assume un valore sperimentale nel campo delle Digital Humanities e potrebbe divenire prototipo innovativo, anche oggetto di emulazioni. Il software che verrà costruito (in forma di video e/o di touch screen interattivo) potrà essere installato in forma stabile presso la Pinacoteca civica per valorizzare le pitture trecentesche nascoste in Duomo e preparare il visitatore ad una visita consapevole. Il Rotary consegnerà alla città una preziosa documentazione che farà riaffiorare la costruzione trecentesca della cattedrale ed un bellissimo monumento dalle “Residue vestigia bene nascoste dagli interventi del XVII secolo”.

Lo scorso 19 febbraio si è svolto on line un interessante seminario interclub “Covid-19: Una sola pandemia per tanti vaccini” a cura del dottor Massimo Giuliani, esperto delle relazioni tra malattie infettive e comportamento umano.  Può tracciare per noi un resoconto su questo importante incontro organizzato dal vostro Club?

Il Seminario rappresenta una delle iniziative del progetto Distrettuale Oltre il Covid, finalizzato a contrastare le conseguenze Covid. L’ obiettivo del progetto è divulgare una corretta informazione sulla importanza, anzi sulla necessità, della vaccinazione anti Covid come strumento irrinunciabile per contrastare la pandemia.   Il relatore, Dr. Massimo Giuliani, nostro socio onorario, psicologo e psicoterapeuta, esperto delle relazioni tra malattie infettive e comportamento umano, conduce attualmente ricerche sulla vaccinazione anti Covid-19. L’argomento è stato trattato in forma esauriente e sistematica sotto i diversi aspetti: cause, manifestazioni cliniche, terapia e possibili effetti a lungo termine della pandemia. Tra le cause è stato individuato l’aumentato rischio di “zoonosi” nel terzo millennio: la vicinanza dell’uomo all’animale crea la malattia dell’Homo Sapiens. La zoonosi che ha colpito l’uomo come una banale influenza è conseguenza dell’abitudine di allevamento di carni da macellazione dell’uomo moderno, in cui si mescolano le abitudini di vita uomo-animale e i virus fanno un salto di specie attaccandosi alle cellule umane. Questo fenomeno è il cosiddetto spill-over, processo che negli ultimi 30 anni è divenuto inarrestabile, legato alle mutate abitudini e alla globalizzazione. I virus che studiamo mutano ed entrano a contatto con l’uomo attraverso i mammiferi volanti. La situazione di contatto va quindi sempre monitorata e gli scarsi controlli aumentano le zoonosi. Dobbiamo essere consapevoli del rischio di contatto con animali selvatici non più confinati nelle loro aree geografiche L’approccio ecologico vuole contrastare la deforestazione della foresta pluviale in cui si insediano attività umane con la sovrapposizione delle grandi industrie di macellazione.

La storia poi ci testimonia numerosi eventi di emergenza pandemica, fino ad approdare alla SARS?

Ripercorrendo la storia troviamo diversi fenomeni pandemici, nell’antico Egitto già 4500 anni fa, stessa cosa fu la lebbra biblica, la peste trecentesca, il colera bellico, l’asiatica che fece 15 milioni di morti, la spagnola, l’HIV che è studiato essere esistente dal 1908. Oggi c’è la SARS e non sappiamo cosa verrà nel futuro. Non c’è un solo coronavirus ma molti, ognuno nuovo, differente per trasmissibilità, benigna solo da animale ad animale, pericolosa quando passa all’uomo per la velocità di trasmissione. Negli anni sessanta sono stati scoperti i coronavirus, sono poi comparsi nuovi coronavirus molto potenti come la SARS del 2002 e oggi la SARS Covid-due o COVID-19, malattia tendenzialmente non grave per le forme asintomatiche in genere. L’85% dei casi si risolve in 15 giorni, il resto ha un andamento ingravescente per il processo dell’infiammazione acuta sistemica. Il decorso può essere influenzato dalle diverse caratteristiche e dei fattori di rischio dei pazienti, età, fragilità, comorbidità, obesità.

Esistono terapie risolutive per il Covid, parlando soprattutto di vaccini?

Non c’è terapia risolutiva per il Covid. Ci sono solo terapie di supporto quali, ossigeno, ventilazione assistita, corticosteroidi, antiaggreganti ed anticoagulanti.  L’utilizzo di anticorpi monoclonali è circoscritto a particolari forme cliniche. I Coronavirus hanno una elevata tendenza alla mutazione, più circolano, più mutano, e più sono resistenti. L’unico strumento efficace per affrontare la malattia è creare immunità ed è quindi la vaccinazione. Già da diversi anni molti ricercatori lavoravano al coronavirus che conosciamo oggi: i vaccini sono stati ingegnerizzati e prodotti in pochi mesi, ma la ricerca di base su cui sono stati edificati ha già qualche anno di studio. L’immunità di gregge per l’attuale globalizzazione andrebbe applicata teoricamente al mondo intero. I vaccini prevengono più di 2,5 milioni di morti all’anno, sono numeri statistici che con il Covid-19 aumentano in maniera esponenziale. Possono definirsi farmaci quasi naturali e sfruttano la capacità dell’organismo di rispondere e difendersi. Non hanno effetti indesiderati, sono sicuri, conferiscono benefici e sono l’unica arma per le malattie importanti come lo è stata, ad esempio, per il vaiolo. Per il Covid -19 ci sono a disposizione più vaccini, sono genetici, non utilizzano il patogeno ma l’RNA quindi non possono generare malattia.  Il più importante vaccino è stato sperimentato su 44.000 volontari. L’RNA è trasportato nell’organismo, non si integra con il nostro patrimonio genetico e scompare, ma lascia la risposta immune. Sono disponibili più vaccini a diversi livelli di efficacia e a differente architettura genica. Vanno mirati sulla base dell’età della popolazione, quelli approvati per la distribuzione sono tutti efficaci per combattere la malattia con evidenza attualmente anche per le varianti, inglese e brasiliana. La scelta del tipo di vaccino non può essere fatta dal singolo ma dal piano vaccinale nazionale per tipo di popolazione e fascia di età. Non esistono pertanto dubbi sulla necessità della vaccinazione come l’unico modo per risolvere la pandemia.

Quali conseguenze possono manifestarsi nell’organismo. post Covid?

Sono state descritte alcune conseguenze tardive del post-Covid: problemi comportamentali secondari alla fatica preventiva di mantenere l’igiene delle mani, l’isolamento sociale e le mascherine; aspetti psicologici derivati dall’isolamento non naturale per l’uomo; effetti sulle giovani popolazioni; aggravati disturbi d’ansia nelle donne e di depressione nei giovani, aspetti importanti dei quali non abbiamo ancora la misura. Si sta peraltro affacciando un altro quadro clinico, il long post Covid, manifestazione di disturbi neuro cognitivi anche a distanza di due mesi. Non vanno sottovalutati inoltre il problema socioeconomico e le diseguaglianze correlate.

E’ da un anno che l’emergenza pandemica ha completamente sconvolto la vita della popolazione mondiale. Anche per il ruolo medico che lei ricopre, che messaggio di speranza vuole condividere con tutti coloro che attendono risposte certe? Come e quando usciremo da questo incubo?

Rispondo con le informazioni che ha dato il Dr Nicola Magrini Direttore dell’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, che è stato Relatore proprio il 4 marzo, in un altro incontro relativo al progetto informativo Rotary sui vaccini, che si è svolto in Interclub insieme ai Club di Urbino ed Altavallesina Grotte di Frasassi. Disponiamo oggi di tre vaccini RNA: Pfizer, Moderna, Astra Zeneca, tutti straordinariamente efficaci nel dare una copertura immunitaria di circa il 95%, che è altissima, se si pensa che per efficacia si intende una copertura del 50% rispetto al placebo (cioè a non fare niente). Sono in via di approvazione dall’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) e verranno a breve autorizzati altri tre vaccini, Johnson &Johnson (ad unica dose), Curevac, Sanofi gsK. Entro giugno si prevede l’arrivo di un alto numero di dosi che raggiungerà il picco nei mesi di luglio ed agosto. Sarà in questi mesi che si svolgerà la vaccinazione di massa con una strategia organizzativa che arriverà mobilitare personale anche dalla protezione civile e dall’esercito. E’ difficile fare previsioni precise per le diverse variabili che entrano in gioco.  Ma per rispondere alla sua ultima domanda: se possiamo contare sulla disponibilità di un numero alto di dosi e di un buon funzionamento logistico, si potrebbe ragionevolmente ipotizzare il raggiungimento di un’immunità di gregge, termine non bello ma ormai comprensibile a tutti, che corrisponde al 70% dei vaccinati rispetto alla popolazione totale, entro settembre/ottobre. Vorrei ancora una volta sottolineare la necessità di divulgare informazioni corrette. È necessario dissolvere dubbi perché sappiamo che i vaccini sono l’unica arma per combattere la pandemia. Le informazioni date dal Dr Magrini sono rassicuranti ed aprono alla speranza di poter superare finalmente questo periodo difficilissimo.

Gigliola Marinelli

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