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CULTURA, ARTE E STORIA A FABRIANO CITTA’ CREATIVA: A TU PER TU CON LO STORICO FABIO MARCELLI

Continua il nostro approfondimento sulla situazione dei beni storico-artistici cittadini con questa ampia intervista al professor Fabio Marcelli, ricercatore di storia dell’arte all’Università di Perugia, dove insegna storia dell’arte medievale, moderna, contemporanea e storia della miniatura, oltre a coordinare la Scuola di specializzazione in Beni Storico-Artistici a Gubbio. La sua monografia su Gentile da Fabriano è il libro scritto da un fabrianese che ha avuto maggiore diffusione internazionale.

Professor Marcelli, Fabriano si appresta a vivere intense giornate con l’Annual Meeting Unesco che proietterà la città in una dimensione di interesse internazionale. Cosa cambierà per Fabriano dopo questo evento?

Il cambiamento esiste già, Creative Cities è un network mondiale, quindi è dal 2013 che Fabriano ha più visibilità e facilità nel costruire ambiziosi progetti di rete, anche per vincere bandi competitivi. Il solo Europa Creativa 2021-2027 ha raddoppiato le risorse rispetto al 2014-2020. Spero che dal meeting nasca un memorandum che dia avvio, almeno in Italia, a una seria riflessione politica per riconoscere spazi fiscali e incentivi alle Creative Cities. Fabriano è stata selezionata per l’artigianato, le arti e le tradizioni popolari quindi, per creare valore, sviluppo e occupazione, sono necessari strategie e strumenti su produzione, promozione e commercializzazione, attrazione di investimenti, formazione e sostegno ai talenti. I benefici fiscali del patent box vanno in questa direzione, lo stesso vale la legge 205/2017 sulle industrie culturali e creative e lo sviluppo locale, ma quest’ultima di fatto non ha risorse, nonostante all’economia arancione sia attribuito il 6% del nostro PIL.

La nostra città è ricca di siti culturali ed opere d’arte di valore inestimabile. Siamo bravi a valorizzarle o, in caso contrario, in cosa stiamo sbagliando?

Se partiamo dal concetto di “valorizzazione”, potenzialmente siamo tutti “allenatori”, ognuno portatore di giocatori, strategie e tattiche. Alla base di qualsiasi discorso, però, vanno perseguiti traguardi imprescindibili per i siti, e ancor più, per le istituzioni culturali: tutela e sicurezza, sostenibilità e responsabilità sociale, standard di qualità, riconoscimento e rispetto delle professionalità. Oltre alle scuole, a Fabriano conto almeno dodici istituzioni culturali tra musei, archivi, biblioteca o teatro; senza una moderna strategia di rete, cittadina o territoriale, non sarà semplice perseguire l’eccellenza nella gestione, nell’accoglienza e nella promozione nei servizi. La nascita del Sistema Museale Nazionale, ha riaperto il tema dei poli regionali e cittadini. Il nuovo percorso di accreditamento dei musei imporrà dei vincoli oggettivi, ma – ne sono convinto – contiene opportunità d’innovazione che Fabriano può cogliere subito. Lo studio pilota sul sistema museale appenninico, promosso a metà anni novanta da Comunità Montana, Fondazione Carifac e APT, nella sua visione di sistema è sempre più attuale. Ricordo con nostalgia quel clima culturale, e testimonio il cordoglio per la recente scomparsa del prof. Massimo Montella che ne fu ispiratore e coordinatore.

Parliamo della statua del San Pietro Martire del Donatello che presto farà rientro a Fabriano. Che valore avrà per la città quest’opera d’arte e, soprattutto, cosa sarebbe opportuno organizzare per celebrare il ritorno di questa statua del Donatello per così tanto tempo discussa e oggetto di polemiche?

Spero che sia uno stimolo ulteriore per visitare la nostra Pinacoteca e per conoscere un’altra pagina “dell’altro Rinascimento” fabrianese. Riguardo alle discussioni, è dal 1999 che non ho mai cambiato posizione: che il San Pietro Martire sia restaurato, per consentire agli studiosi di confrontarsi al meglio sull’attribuzione. La statua l’ho pubblicata nel 2002, illustrata in due convegni nel 1999 e 2006, e nel 2007 su invito del Rotary, sulla stampa locale ne ho scritto tre volte, un’altra in una risposta al blog di Gianpietro Simonetti. Ora che la parola fine è certa, ne sono ovviamente felice, come fabrianese e storico dell’arte. Dopo queste parole, conto di non intervenire più. Ringrazio il sindaco Santarelli e l’assessore Venanzoni per aver fatto luce sull’intricata vicenda recente della statua, a Firenze da oltre tre anni. Ringrazio i concittadini per gli apprezzamenti che mai dimenticherò e le forze politiche che in Consiglio Comunale, e perfino con un sit-in, in questi anni si sono interessati al San Pietro Martire. La statua, ovviamente, è legata a doppio filo al futuro della chiesa di Santa Lucia. Spero che coloro che hanno il privilegio di indirizzare le scelte della politica culturale e turistica di Fabriano, riescano a promuovere la ricchezza della decorazione affrescata della chiesa e del convento domenicano, dove sono scritte pagine importanti per leggere la Fabriano medievale e rinascimentale. Il rettore, don Gianni Chiavellini, ha sempre curato la chiesa con dedizione, il Comune e la Fondazione Carifac hanno investito in sicurezza e nei restauri. Bene ha fatto bene l’ex sindaco Sorci a impegnarsi, come cittadino, nello scrivere al Fondo Edifici di Culto per reclamare il rispetto del rogito notarile che attribuisce la chiesa al Comune.

Fabriano sta cambiando pelle, in molti vedono nella cultura un “volano” di possibile sviluppo per il nostro territorio, una parola fin troppo abusata nel linguaggio quotidiano. Sinceramente parlando, la cultura potrà essere un’integrazione all’industria o con la cultura si potrà veramente “mangiare”?

Sul sito di Fabriano Città Creativa UNESCO, la pagina sulla storia si apre con lo slogan – “Fabriano città di pittori, fabbri e mastri cartai” – che ideai nel 1999 per raccontare l’identità di un’antica città manifatturiera, che ha scritto il proprio futuro con la dedizione al lavoro, la ricerca e l’innovazione, crescendo in simbiosi con il suo ecosistema ambientale. Questa è stata la “cultura” di Fabriano. E se penso alla “cultura”, oggi, vedo una città che dista un’ora d’auto da sei università, due accademie, un conservatorio e autorevoli centri di ricerca e alta formazione, oltre a quelli che hanno sede a Fabriano. In cinque atenei sono già attivi undici Dipartimenti di eccellenza, che fino al 2022 investiranno oltre venti milioni nella ricerca in tutti i campi del sapere scientifico, tecnologico e umanistico. Fabriano deve proporsi come un “hub” per l’innovazione, lavorando con tutti loro. Anche nell’innovazione sanitaria, vorticosa in tutto il mondo, Fabriano deve e può conquistare un ruolo, si tratta di una strategia che può aiutarci a difendere il diritto alla salute e la nostra “sanità montana”.

Nell’elenco delle priorità riguardo la situazione delle opere d’arte cittadine, dove secondo lei è necessario intervenire quanto prima con attività di restauro e messa in sicurezza?

Gli affreschi e il coro ligneo di San Benedetto, i Beati Becchetti, il voltone del Palazzo del Podestà, la sagrestia di Santa Lucia, la fontana di piazza Garibaldi e molti altri. Già sarebbe un traguardo programmare interventi di manutenzione periodica. Oggi più di ieri, il nostro Paese non può farcela da solo a tutelare la nostra ricchezza immensa e universale. Purtroppo, i nostri politici non hanno mai portato la tutela del patrimonio culturale italiano ai tavoli di contrattazione internazionali. Tornando a Fabriano, rendo omaggio al service dei Lions, presieduti da Paolo Giantomassi, che hanno restaurato e favorito la donazione al Comune dell’edicola affrescata in via Cialdini. Lo stesso vale per l’affresco del Maestro di Staffolo in una frazione di Fabriano, pubblicato da Roberto Stelluti su “L’Azione”. Spero che l’Art bonus trovi più slancio a Fabriano, magari proponendo inizialmente obiettivi che chiedano un impegno economico più contenuto. Alcuni sindaci, a esempio, hanno delegato anche un Consigliere Comunale, per seguire con un’azione dedicata e costante la promozione dei benefici e del valore civico di questo strumento fiscale.

Gigliola Marinelli