ORATORIO BEATI BECCHETTI, “INTERVENIRE E SALVARE IL SALVABILE”

“Fabriano insolita e segreta”, il viaggio intrapreso da Fabrizio Moscè e Giampaolo Ballelli alla scoperta degli angoli più reconditi della città di Fabriano, ha portato di nuovo all’attenzione della cronaca cittadina la gravissima situazione di abbandono di un gioiello quale l’Oratorio Beati Becchetti, situato nel Chiostro della Chiesa di Sant’Agostino. Risale al 2006, in occasione della mostra del Gentile, l’ultimo intervento in questo sito, con il restauro delle cappelle nella Chiesa di Sant’Agostino e la messa in sicurezza dell’affresco del Salimbeni nell’Oratorio, da parte della Soprintendenza di Urbino con la dottoressa Claudia Caldari, grazie al contributo della Fondazione Carifac. Il sito è comunque inserito nell’elenco degli edifici soggetti a finanziamento con contributi del terremoto. Abbiamo intervistato Fabrizio Moscè e Giampaolo Ballelli per capire lo stato dell’arte e soprattutto gli interventi necessari con somma urgenza per evitare la definitiva scomparsa di questo capolavoro storico datato fine ‘400.

Correva l’anno 2013 quando le telecamere di Radio Gold insieme a Marco Antonini e Fabrizio Moscè, hanno avuto accesso per la prima volta all’Oratorio Beati Becchetti. All’epoca il Chiostro era stato trasformato addirittura in deposito ospedaliero, da allora abbiamo avuto sviluppi riguardo la messa in sicurezza della struttura?

Moscè: ”L’unica cosa fatta è stato liberare il chiostro dal deposito di cartelle e documenti dell’ospedale civico, per il resto niente, la situazione è nettamente peggiorata a causa dei recenti eventi sismici che hanno continuato a minare il complesso. Sia la chiesa di S. Agostino che il chiostro, dal quale si accede all’Oratorio, sono oggi inagibili”.

Ballelli: ”Più che una messa in sicurezza provvisoria è urgente intervenire e salvare il salvabile. Se gli enti preposti hanno poche risorse economiche e diverse priorità (anche dopo il sisma del 1997 non un soldo venne speso per l’oratorio) dobbiamo, noi cittadini, avere un moto di orgoglio ed affrontare in prima persona il problema, magari con una raccolta fondi. Se ogni cittadino di Fabriano rinuncia ad una pizza e ad una birra avremo le risorse sufficienti per fare tutto. Serve a poco l’indignazione se poi è sempre “qualcun altro” che deve intervenire”.

In uno dei vostri incontri aperti al pubblico presso il locale Aera, organizzati da “Fabriano insolita e segreta”, avete raccontato alla cittadinanza la storia di questo luogo e dei due Beati Becchetti. Possiamo sinteticamente farne cenno ai nostri lettori?

Moscè: ”Tutto il complesso di Sant’Agostino, che in origine si chiamava Santa Maria Nova, è secondo noi intrinsecamente legato ai luoghi della Terrasanta. Numerosi sono gli elementi che confermano questo; il ciclo di affreschi duecenteschi, oggi conservati in pinacoteca, con riferimenti all’eremita pellegrino Guglielmo di Malavalle e agli ordini religiosi cavallereschi, la simbologia delle croci patenti e astili che abbiamo rinvenuto, il significato intrinseco del luogo dei Beati Becchetti, che chiamarlo oratorio è senz’altro riduttivo poiché in origine rappresentava la ricostruzione simbolica dei luoghi della Passione di Cristo. I due frati agostiniani, infatti, che erano cugini, realizzarono questo incredibile sito proprio al ritorno dai loro pellegrinaggi in Terrasanta, a cavallo fra il 1300 e 1400. La nostra ipotesi si spinge oltre e individua nel primo impianto di Santa Maria Nova un luogo di sosta fuori le mura, un ospitale probabilmente presidiato e protetto da ordini militari cavallereschi, per il recupero e la cura dei pellegrini che da Roma percorrevano il nostro territorio per imbarcarsi al porto di Ancona e quindi raggiungere Gerusalemme e gli altri luoghi santi. Lo stesso San Francesco compì questo tragitto. Curioso il fatto che poi il complesso sarebbe diventato l’Ospedale Civico di Fabriano, quasi una “vocazione” del luogo”.

Accedendo all’ipogeo dove un tempo erano sepolti i resti dei due Beati, troviamo il capolavoro “L’Albero della vita”. In che condizione versano gli affreschi di Lorenzo Salimbeni di San Severino e l’intero complesso?

Moscè:” L’affresco di Lorenzo Salimbeni che, ricordiamo, insieme a Gentile da Fabriano è uno dei maggiori esponenti del Gotico Internazionale, è in cattive condizioni; l’umidità sta attaccando la superficie pittorica che sbiadisce con il tempo. A questo si aggiunge la negligenza umana; durante il nostro sopralluogo abbiamo trovato la porta spalancata e decine di piccioni all’interno che avevano trovato nell’oratorio il luogo per nidificare, trascorrere la notte  e chiaramente defecare. Tutta la struttura è in condizione pessime. Il paradosso è che molte persone, anche non fabrianesi, chiedono di poterlo visitare”.

Ballelli: ”Se vogliamo salvare l’Albero della Vita l’affresco va “staccato” e portato in ambiente controllato, ovvero in pinacoteca. So perfettamente che l’impatto formale ed emozionale del dipinto nel luogo dove è stato realizzato è irripetibile, ma se non vogliamo perdere questa testimonianza di civiltà il distacco è l’unica via. Al suo posto una copia fotostatica di altissima risoluzione andrà benissimo ed in pinacoteca si potrà organizzare una mostra epocale su Lorenzo Salimbeni e le sue opere. Voglio anche sottolineare quanto sia profondo e complesso il simbolismo di questo affresco. La realizzazione di figure con croci, fiori, elementi vegetali è molto frequente nel mondo del pellegrinaggio gerosolimitano”.

Come è possibile che una città che si professa paladina della valorizzazione dei propri beni storici ed artistici permetta ancora questo stato di abbandono di un sito così importante dal punto di vista architettonico e pittorico?

Moscè: ”Non esistono attenuanti. Qualcosa non funziona, è chiaro. Risulta quasi contraddittorio il fatto che se da un lato ci sforziamo di recuperare il passato, anche grazie a manifestazioni tipo il Palio, dall’altro il vero medioevo, quello dei Beati Becchetti e di altre emergenze cittadine, lo stiamo perdendo nell’indifferenza dei più. Ci chiediamo dove siano gli enti predisposti alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale e perché non provvedano. Siamo di fronte a una sorta di nuovo vandalismo dove la distruzione delle opere sembra affidata all’incuria e all’abbandono, dimenticando che _Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente-“.

Chi dovrebbe farsi carico del restauro e della messa in sicurezza dell’Oratorio Beati Becchetti?

Ballelli: ”Ho personalmente parlato con il Sindaco Gabriele Santarelli il quale si doveva incontrare con il Direttore dell’ospedale, il dott. Maurizio Bevilacqua, infatti uno dei problemi è quello di stabilire le competenze. La zona del chiostro è stata ceduta all’ASUR Area Vasta n. 2, azienda che negli anni ha dimostrato una completa ignoranza e indifferenza rispetto ai temi inerenti la salvaguardia del nostro patrimonio storico culturale, con l’unica attenuante di averlo fatto nella generale indifferenza. Considerato che l’ASUR non sa cosa farsene del chiostro e dell’oratorio speriamo che lo ceda al Comune il quale a sua volta, con l’intervento attivo a supporto dei cittadini, potrebbe iniziare un intervento di recupero”.

Che risposte avete ricevuto dall’ amministrazione comunale precedente ed attuale riguardo questo increscioso stato dei fatti?

Ballelli: ”Le precedenti amministrazioni hanno perso tutte le occasioni per fare qualcosa, qualunque cosa.  Riguardo all’attuale amministrazione più che le risposte servono atti concreti. Serve al più presto una commissione comunale a costo zero, presieduta dall’Assessore alla cultura Ilaria Venanzoni e composta da consiglieri ed esperti che formuli, al più presto, un libro bianco sulle emergenze del patrimonio storico culturale del Comune di Fabriano”.

Gigliola Marinelli

 

 

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