VIAGGIO NEL MONDO DELLE SCUOLE

“La scuola palestra di vita”, un passaggio esistenziale importante e determinante per i giovani che purtroppo in questi ultimi anni registra sempre più frequenti episodi di disagio motivazionale, diminuzione dell’autostima e fenomeni di “dispersione”. Questa inchiesta sul mondo della scuola nasce da segnalazioni pervenute da famiglie e ragazzi e da racconti quotidiani in cui il filo conduttore si manifesta in una progressiva sfiducia nel sistema scolastico ed educativo. Lungi dal lanciare accuse o imputare responsabilità, abbiamo raccolto considerazioni e testimonianze, mantenendo il massimo riserbo ed anonimato, su come la vita scolastica viene vissuta dai ragazzi, ponendoci soprattutto la domanda se i giovani sono felici ed appagati del percorso scolastico intrapreso e su quali difficoltà incontrano nel proseguimento dei loro studi. Un problema sollevato anche riguardo il peso ed i costi sostenuti dalle famiglie per le lezioni private extra-scolastiche , le tradizionali “ripetizioni” che ultimamente stanno fortemente gravando sui bilanci familiari, già martoriati dalla crisi economica ed occupazionale. Su questo tema abbiamo anche raccolto informazioni da insegnanti privati per capire come i ragazzi arrivano alle ripetizioni pomeridiane e quale sia il loro approccio verso le materie più difficoltose.

La parola ai genitori

” Ai miei figli ho fatto un discorso chiaro: le ripetizioni non me le posso permettere. Le possibilità quindi è una sola: intensificare l’impegno. Se l’insegnante non va bene impegnarsi ancora di più per compensarne i deficit. Ho applicato lo stesso criterio che fu applicato a me dai miei genitori. Se gli insegnanti non sono all’altezza – e ne abbiamo avuti tutti – si studia di più”.

“Il discorso è lungo e complicato, il sistema scolastico segue norme vecchie come le querce, nel 2017 usiamo metodi obsoleti che non tengono presente l’evoluzione. Se facciamo studiare i figli col terrore del brutto voto, della bocciatura, del sentirsi inadeguati e incapaci, che adulti diventeranno? La scuola lavora al contrario, abbassa l’autostima e punta tutto sul lato negativo dello studente, non guarda dove puoi eccellere , non ti aiuta a trovare la tua potenzialità o virtù ma si concentra solo sulla difficoltà in una o altra materia, ripetizioni? E di che? Di ciò che non ti interessa? Di quello per cui non sei portato? Questa è una violenza, ti obbligo a imparare ciò che non sei portato ad imparare, quando mai ad un colloquio ti sei sentito dire “Tuo figlio è un genio qui,qui e qui ” – di solito dicono ” su questo andiamo bene ma invece qui no, qui potrebbe fare di più, qui non si impegna “perché invece non potenziare ciò per cui lo studente è più adatto? Se sei un Dio in matematica che me ne importa se in geografia barcolli un po’, potenzia la matematica e seguirai la tua strada di tutto il resto potrai avere una base necessaria ma non diventerai mai un luminare e allora perché sprecarci tempo? Nessun essere intelligente fa qualcosa per forza, le cose riescono solo se ci creano interesse, perché a scuola non viene premiata la creatività e la curiosità? Perché se esci dagli schemi limitanti vieni punito? Se fai domande e dici la tua sei punito? Perché devono crescere soldatini abbienti che non “rompano” a chi vuole comandare? Se il ragazzo si alza e non riesce a stare fermo arriva la sentenza, è iperattivo, disubbidiente, ha problemi comportamentali e se invece il suo cervello fosse avanti a tal punto che si annoia? Se il programma non fosse adatto a lui? È più facile giudicarlo che stare ai suoi ritmi, più facile farlo sentire inadatto, schiacciare la sua creatività, demotivarlo e farlo diventare un signor nessuno. Ne avrei tante da dire partendo dalla soglia di attenzione che non viene mai rispettata, da aule inadatte ma si dovrebbe fare a voce perché così rischio di scriverti un libro, la scuola che vorrei è una scuola che si basa sul rispetto dello studente e dell’essere umano tenendo conto della sua anima e del suo scopo ultimo”.

”Se le famiglie smettessero di demolire gli insegnanti agli occhi dei figli e andare subito in sostituzione pagandogliene di privati. Se insegnassero a porsi di fronte alle difficoltà, anche di non gradimento di un metodo, invece di scappare giustificandoli sempre, forse crescerebbero meglio”.

”Ho due figli, uno del ‘97 e uno del ’98-dichiara una mamma- e ho incontrato e parlato con tante maestre e tanti professori, anche perché I miei li hanno cambiati in continuazione, ma la base di tutto sono le elementari; un buon insegnamento e un metodo di studio se lo porteranno dietro per sempre. Poi sicuramente intervengono altri fattori soggettivi perché non siamo fortunatamente tutti uguali, c’è chi ha più facilità nell’apprendere e chi meno, ma se posso dare un mio modesto consiglio vi dico di monitorare il lavoro che fanno sui bambini fin dalla prima elementare. I miei figli hanno incontrato delle maestre totalmente differenti e ad oggi la differenza è netta”.

“Sono una mamma di una bambina che frequenta la seconda elementare in una classe di soli 5 bambini e le maestre mi hanno esposto delle difficoltà già dal primo anno, soprattutto nella lettura. Ho eseguito i soliti controlli e percorsi che si fanno in questi casi, logopedista ed altri specialisti, riscontrando e certificando che la bambina non ha nessun problema ma le maestre continuano a prendere iniziative che a mio parere vanno a danneggiare e a discriminare la bambina. Ci sono giorni in cui mia figlia non vuole andare a scuola perché ha timore. E’giusto tutto ciò? Sarà il caso di cambiare istituto? Di procedere per altre vie visto che comunque oggi le insegnanti non hanno più voglia di svolgere il proprio lavoro? Perché in una classe con pochi bambini e con il tempo pieno non dovrebbe esserci queste difficoltà se non in presenza di patologie importanti”.

” Ci sono prof che non hanno proprio voglia di ascoltare i ragazzi. E quello che dicono loro è legge, altri invece massacrano e, dico proprio massacrano, l’autostima di qualche studente. Ma c’è anche chi, pur facendosi rispettare, ha un ottimo dialogo con i ragazzi. Questi ultimi sono insegnanti non solo di materie, ma anche di vita”.

“È molto semplice accusare i professori, una categoria già, a mio avviso, penalizzata dal sistema scolastico attuale. Più difficile è dire ai nostri figli che – ci sia una buona scuola o meno – loro hanno il diritto ed il dovere di apportare delle positività. Non ho mai, nemmeno una volta, colpevolizzato un professore agli occhi di mia figlia, bensì ripreso lei su atteggiamenti poco congrui al mio pensare ed ho cercato di farle sempre capire che ogni cosa va sudata, anche a scuola. Il ruolo dell’insegnate è quello di educare e non di sostituirsi alle famiglie. Che poi ci voglia della sensibilità, questo è giusto, ma per mia esperienza personale questa non è mai venuta a mancare. Studiare a casa è necessario, i brutti voti sono necessari. Io sono cresciuta con questo sistema e non credo di esserne stata penalizzata, ma tutt’altro. I ragazzi devono tornare a vedere la scuola con un privilegio, dovuto, ma un privilegio. Finché non comprenderanno l’importanza della conoscenza, la fortuna che hanno nel potersi inoltrare in essa e la grandezza di chi può accompagnarti in questo percorso ci saranno poche possibilità di una buona scuola. In questo abbiamo un grande ruolo noi genitori. Non tutti i professori sono capre, anzi, a mio avviso, la maggior parte sono professionisti competenti e preparati, permettiamo loro di lavorare”.

Cosa ne pensano gli insegnanti?

“Per quanto concerne la mia posizione circa il tema della buona scuola posso chiaramente dire di trovarmi in un contesto intermedio. Se da un lato vivo l’esperienza di docente costantemente, tutte le mattine, in una scuola pubblica, dall’altro rappresento anche il pensiero degli studenti in quanto li seguo ogni pomeriggio a casa. Ciò che posso testimoniare dalla mia esperienza è che oggi gli insegnanti si trovano a dover gestire un contesto sempre più problematico. Studenti che mancano totalmente di rispetto, che si permettono di puntare il dito a prescindere, di protestare o semplicemente sbeffeggiare chi hanno davanti per il semplice gusto di farlo. La conseguenza è “perdere del tempo”, tempo che poi in qualche modo deve essere recuperato per poter svolgere la programmazione, quindi le lezioni appaiono più difficili e problematiche. Ben poco serve contattare i genitori in quanto spesso, per fortuna non sempre, sono i primi a schierarsi sulla difensiva, non ascoltando nulla di ciò che l’insegnante ha da dire. Spesso siamo noi docenti i primi a sbagliare l’approccio con gli studenti, dovremmo mostrare loro la nostra consapevolezza su ciò che siamo e su quello che facciamo, dovremmo mostrare loro una preparazione fluida coadiuvata dalla voglia di far comprendere loro le cose. Dovremmo mostrare loro il polso nel saper gestire una classe. Perché dalla mia esperienza ho avuto modo di apprendere che” il rispetto genera rispetto”. Se i ragazzi si trovano davanti ad un docente preparato, sicuro e, perché no, anche severo mostrano nei suoi confronti un comportamento di stima e rispetto. Il docente è una figura guida importantissima per l’adolescente che trascorre con lui gran parte del tempo. È per questo indispensabile che la sua figura sia educativa oltre che dedita al mero insegnamento”.

Le ripetizioni pomeridiane

“Il pensiero in merito alle opinioni degli studenti me lo sono fatto in base alla mia esperienza nel gestire i ragazzi ogni pomeriggio per recuperare le materie in cui non vanno bene. I ragazzi lamentano spesso di non essere capiti, che i professori spiegano uno o due capitoli in una o due ore di scuola e in maniera molto approssimativa e svogliata. Una ragazzina mi ha detto che mentre faceva il primo superiore spesso le capitava, a causa delle sue problematiche, di rimanere indietro con il programma. Inizialmente a qualche docente provava ad esternare le sue difficoltà, però spesso si sentiva attaccata con l’accusa di non saper svolgere correttamente il proprio lavoro e di non metterci la voglia. Da quel momento si è chiusa a riccio ed ha iniziato ad essere aggressiva e strafottente con coloro che le andavano contro. Tuttavia con qualche insegnante è riuscita a trovare il giusto equilibrio affermando: “Ricevo rispetto da queste persone e dono rispetto”. Resta il fatto che oggi è sempre più difficile per una famiglia, che a stento riesce ad arrivare alla fine del mese, dover investire dei soldi anche per delle lezioni private per i propri figli. Questi ultimi si cullano molte volte negli allori credendo che con un’ora di ripetizione si possa sopperire a tutto il mancato lavoro fatto a scuola. Le ripetizioni servono nella misura in cui un ragazzino utilizzi questo strumento come un qualcosa di compensativo e non esclusivo. Un’ora di ripetizione da sola non potrà mai sostituire il lavoro fatto in classe da un docente. Le ripetizioni sono utili per recuperare qualche normalissima difficoltà ma non per sopperire alla totale mancanza di studio. D’altro canto anche noi docenti dovremmo mettere gli studenti nelle condizioni di servirsi delle ripetizioni per colmare delle piccole lacune anziché delle voragini dovute a nostre lacune”.

La parola a una insegnante

Abbiamo raccolto la testimonianza di un’insegnante della scuola primaria, Daniela Brunelli, per parlare di un progetto focalizzato sul tema della perdita di interesse per le attività scolastiche con conseguente insuccesso da parte degli alunni. L’Istituto Comprensivo “Aldo Moro” ha adottato un’ottica di prevenzione sul fenomeno della dispersione attraverso progettazioni e azioni di recupero motivazionale, metodologico e curricolare intesi come elementi ordinari e permanenti. Il drop out resta, comunque, un fenomeno composito; per debellarlo sono necessari interventi multidimensionali che mirino alla realizzazione dell’efficacia personale (convinzione di avere le risorse necessarie per fronteggiare situazioni nuove e sfide), dell’efficacia collettiva (credere nella realizzazione di obiettivi comuni) e nella ricerca costante, da parte del docente, di strategie e di metodologie che consentano di veicolare con maggior efficacia l’insegnamento. Dall’anno scolastico scorso, pertanto, sono stati predisposti interventi per alunni stranieri e in difficoltà per il recupero linguistico (materia alternativa all’insegnamento dell’IRC/ Scuola Primaria), per il sostegno linguistico (prima alfabetizzazione, lingua d’uso e lingua dello studio, Scuola Primaria e Scuola Secondaria ) e corsi di recupero, in orario aggiuntivo, (italiano, matematica, inglese/ Scuola secondaria) intesi come obiettivi di miglioramento per l’autovalutazione dell’istituto. Nell’attuale anno scolastico abbiamo deciso di procedere con corsi di recupero e approfondimento in orario extra-scolastico e assolutamente gratuiti. Per i ragazzi dell’ultimo anno della Scuola Secondaria di primo grado i corsi, intensivi e per alunni individuati dai docenti della classe, riguardano principalmente l’italiano, la matematica e la lingua inglese, anche in vista dell’esame conclusivo. Per i ragazzi delle classi prime e seconde si è deciso di agire sul fronte motivazionale. dispersione Il progetto nasce come risposta strutturata ai bisogni di scolarizzazione, di prevenzione del disagio e della dispersione. Realizzare il diritto allo studio e garantire la centralità della persona, promuovere la consapevolezza e l’autostima, favorire il successo scolastico e prevenire fenomeni di insuccesso e di dispersione sono la nostra mission.”L’attività è ancora in atto ed è stata presentata ai genitori ed al termine, previsto per il 18 maggio, sarà richiesto un feedback alle famiglie ed agli studenti. Ovviamente non facciamo miracoli ma ci siamo attivati con tutte le risorse di cui disponevamo per garantire ai ragazzi il diritto allo studio”.

Gigliola Marinelli

 

 

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