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IO SONO E TU NO, IL FENOMENO DEL BULLISMO AI RAGGI X

 

Ancora un approfondimento della nostra redazione sul fenomeno del bullismo con l’aiuto della nostra psicologa e Psicoterapeuta, la dottoressa Daniela Magnini.

Dottoressa Magnini ma chi è il bullo?

Cercando i sinonimi del termine troviamo: delinquentello giovinastro, bravaccio, teppista, gradasso, sbruffone, vanaglorioso, malandrino, vandalo, sbruffone, vanaglorioso, malandrino, Per comprendere il problema è necessario allontanarsi da questo significato. Il bullo è un ragazzo o ragazza che compie degli atti di prepotenza verso un proprio pari sfruttando il fatto di essergli superiore per qualche motivo. Queste prepotenze non sono occasionali, ma si ripetono nel tempo, configurandosi come una vera e propria persecuzione. Fare il bullo significa dominare i più deboli con atteggiamenti aggressivi e prepotenti, sottoporre a continue angherie i compagni di classe o di giochi fisicamente e caratterialmente più indifesi. Il bullismo può essere definito come una sottocagategoria del comportamento aggressivo, con queste caratteristiche: intenzionalità(mira volontariamente a ferire, offendere, arrecare disagio), persistenza nel tempo, assimetria di potere (nella relazione il bullo è il più forte, la vittima è più debole ed incapace di difendersi). Il bullismo può assumere diverse forme:

-fisiche:picchiare o rovinare gli effetti personali di qualcuno;

-verbali:prendere in giro, insultare, offendere, minacciare;

-indirette: diffamare, far pettegolezzi, escludere qualcuno dal gruppo di aggregazione

Quali sono le caratteristiche del bullo dominante?

Le caratteristiche generali sono: aggressività generalizzata verso gli adulti  e verso i coetanei, impulsività e scarsa empatia verso gli altri, vantano la loro superiorità, vera o presunta, hanno bassa tolleranza alla frustrazione, hanno un atteggiamento positivo verso la violenza, poiché è ritenuta uno strumento positivo per raggiungere i loro obiettivi. Manifestano grosse difficoltà nel rispettare le regole e nel tollerare contrarietà. Il rendimento scolastico è vario, ma tende ad abbassarsi con l’aumentare dell’età, e parallelamente a questa, si manifesta un atteggiamento negativo verso la scuola. Da recenti ricerche sembra che in questo tipo di bullo si riscontra una immaturità nel riconoscere le emozioni, in modo particolare la felicità.

Mentre come possiamo riconoscere il bullo gregario?

Il bullo gregario è più ansioso, insicuro, poco popolare, cerca la propria identità e l’affermazione nel gruppo attraverso il ruolo di aiutante del bullo.

La vittima ha delle caratteristiche riconoscibili?

Le caratteristiche sono: scarsa autostima e opinione negativa di sé, i ragazzi vittimizzati sono ansiosi ed insicuri, spesso cauti, sensibili e calmi. Se attaccati reagiscono chiudendosi in sé. Queste sono le cosiddette vittime passive che segnalano l’incapacità di reagire di fronte ai soprusi. La stessa ricerca evidenzia nelle vittime un deficit nel riconoscimento di specifici segnali emotivi, in particolare relativi alla rabbia. Essere prepotenti o essere vittime ed esserlo a lungo può rappresentare un fattore di rischio. Il prepotente corre più rischi di entrare in quella escalation di violenza che va da piccoli episodi di vandalismo, piccola criminalità, fino ad incorrere problemi veri e propri con la legge. Al contrario chi rimane a lungo nel ruolo di vittima rischia di andare incontro a livelli di autostima sempre più bassi (non valgo nulla….gli altri ce l’hanno tutti con me), a forme di depressione che possono poi in seguito aggravarsi.

Quali sono le cause che hanno poratto al dilagare del fenomeno del bullismo?

Nel tempo si sono definite varie ipotesi esplicative  del fenomeno, relative al sistema familiare, a fattori di personalità e al contesto culturale. Si può dire che sono tutte valide e che il fenomeno sia multi-causale. Riguardo il contesto familiare ci sono due diverse ipotesi di studio che hanno preso in considerazione il sistema familiare dei ragazzi coinvolti, come bulli o vittime, in episodi di prepotenza. Una prima ipotesi ha indagato la qualità della relazione affettiva tra genitori e figli, in particolare ha considerato il legame di attaccamento madre-bambino. Emerge che i bambini con attaccamento insicuro-evitante esibiscono con più probabilità comportamenti di attacco e prepotenza verso i compagni (poiché non sviluppano atteggiamenti di fiducia verso gli altri e si aspettano risposte ostili), mentre i bambini con attaccamento insicuro-resistente assumono più probabilmente il ruolo di vittime (poiché hanno poca fiducia e poca stima di sé, sono insicuri ).

Una seconda ipotesi interessa gli stili educativi parentali, come contesto di apprendimento di regole e valori. Il bambino che vive in una famiglia in cui regnano violenza e sopraffazione ha più probabilità di interiorizzare schemi di comportamento disadattivi, si sentirà così autorizzato ad utilizzare gli stessi modelli di comportamento anche nelle relazioni al di fuori della famiglia. Oppure se la famiglia presenta uno stile educativo permissivo e tollerante, il bambino sarà incapace di porre adeguati limiti al proprio comportamento. Riguardo i fattori personali pensiamo a tutti quegli elementi personologici che sono propri del bullo e della vittima. I mass media, la televisione, il cinema, i videogiochi ci presentano modelli di violenza giovanile come espressione di forza e vitalità, risolutrice di conflitti e depurata e depurata da ogni segno di sofferenza o conseguenza per le vittime.

Possiamo suggerire possibili soluzioni pedagogiche?

In una cultura  fondata sui (dis)valori dell’arroganza, della furbizia e della competizione, sarà naturale per il piccolo bullo prevaricare il compagno più debole. La paura di essere spodestati, di perdere il proprio ruolo, la gelosia, sono reazioni piuttosto naturali, diffuse nello sviluppo, quando ci sono tante conquiste da fare: un ‘identità’ da costruire, uno spazio da crearsi, una posizione da acquisire all’interno dei gruppi di riferimento (la famiglia, la classe); in modo particolare in queste fasi dello sviluppo, dove il proprio ruolo è ancora i parte da definire, è facile percepire come minaccioso qualsiasi tentativo di intrusione. In questo ambito la scuola dovrebbe svolgere un ruolo importante in senso positivo aiutando il bambino ad avere una buona sicurezza, il che comporta la sua valorizzazione e l’apprezzamento delle qualità positive personali. La sicurezza si rinforza e si costruisce in un contesto relazionale che offra l’opportunità di esprimere se stessi e le proprie capacità. La valorizzazione aiuta il bambino ad avere fiducia in sé consentendogli di superare senza timore e aggressività difensiva, gli ostacoli, gli insuccessi e le frustrazioni

Al contrario svalutare un bambino punendolo, non serve ad evitare il ripetersi dell’azione indesiderata e significa provocare in modo indiretto comportamenti aggressivi di tipo difensivo. Questo non significa che la scuola e la famiglia non debbano porre limiti al bambino, ma che il modello educativo che suscita comportamenti meno aggressivi non è né autoritario, né aggressivo, ma autorevole, che non evita ostacoli e punizioni e lo fa in un clima di affetto e valorizzazione. Bisogna lavorare su comportamenti aggressivi perchè la violenza è un‘abitudine che è molto difficile da destrutturare quando si organizza in modo forte, tanto da impedire ai ragazzi di sviluppare competenze prosociali, emozioni, empatia, comunicazione assertiva, tutte quelle emozioni sociali che servono per crescere in maniera armonica come individuo tra gli altri e conquistare i rapporti interpersonali

Riguardo invece a possibili soluzioni pratiche per mettere fine ai comportamenti di prepotenza di un bullo?

Riferire all’insegnante quello che accade, incoraggiare chi sta subendo la prepotenza di un bullo a parlarne con gli insegnanti, consigliare a chi ha visto qualcuno fare il bullo con un altro di raccontare tutto agli insegnanti, chiedere che qualcuno venga a scuola a parlare del bullismo e spiegare come affrontarlo. Se la tua scuola non presta attenzione al bullismo o non lo considera un problema, non devi accettare di subire. Hai molte altre possibilità per affrontare la situazione e ci sono molte altre persone da cui puoi ottenere aiuto: prova ad ignorare completamente il bullo, prova a dirgli “Basta!” in modo molto chiaro e sicuro, poi girati e allontanati. Non ti preoccupare se qualcuno pensa che stai scappando o ti dice che sei un fifone. Ricordati che è molto difficile che il bullo continui a fare il prepotente con chi non lo sta nemmeno ad ascoltare.

Prova a non farti vedere infastidito o arrabbiato per che quello che ti fa o ti dice. Il bullo adora vedere qualche reazione, lo trova molto divertente. Se tu ti fai vedere calmo e tranquillo e riesci a controllare le tue emozioni, si stancherà presto e ti lascerà in pace.

Cerca di non reagire allo stesso modo, picchiandolo o prendendolo a calci. Il bullo di solito prende di mira qualcuno che è fisicamente meno forte di lui. Se reagisci provando a picchiarlo anche tu è molto probabile che le cose peggiorino, che tu finisca per farti male o per sentirti ancora più triste. Non vale proprio la pena farsi male per non dargli la merenda o i soldi. Quando sei terrorizzato dagli quello che vuole, le cose si possono essere sostituite, tu no!

Pensa in anticipo a delle risposte divertenti e furbe da dargli, prendilo un po’ come un gioco. Non serve che le tue risposte siano strabilianti, ma avere qualcosa da dire per ribattere subito può essere una strategia molto utile. Funziona soprattutto quando il bullo non è una persona che ti terrorizza e c’è solo bisogno di zittirlo. Potrebbe rendersi conto che sei troppo intelligente per essere preso di mira. Prova a fare delle prove davanti allo specchio, diventerai molto bravo.

Evita di stare da solo in quei posti in cui è probabile che il bullo venga all’attacco. In pratica, prova a cambiare strada quando vai a scuola o torni a casa, non stare da solo in alcune parti del cortile, vai in classe o in bagno quando ci sono anche altre persone. Forse non è giusto che tu sia costretto a fare queste cose, ma se può evitarti la prepotenza di un bullo.. perché non farlo?

Stai insieme ad altri bambini, anche se non li conosci e non sono i tuoi amici. Il bullo si comporta in modo aggressivo quando può prendere di mira qualcuno che è da solo. Confidati con un amico e chiedigli di aiutarti, per il bullo sarà molto difficile offenderti o picchiarti se c’è qualcuno dalla tua parte.

Chiedi al bullo di ripetere esattamente quello che ha detto, questo qualche volta può funzionare perché il bullo  non è così coraggioso da ripeterlo nello stesso modo e di solito dice qualcosa di simile, ma in modo meno aggressivo. Se il bullo ripete quello che aveva detto, allora gli avrai fatto fare qualcosa che non si aspettava e avrai avuto un po’ do controllo sulla situazione.

Prova a fare esercizi di “aspetto deciso e sicuro” davanti allo specchio. Il bullo prende di mira le persone che gli sembrano timide, riservate, che stanno per conto loro. Se il tuo aspetto è quello di una persona sicura e decisa il bullo non riuscirà a tormentarti facilmente. Anche se in realtà ti senti piccolo piccolo e sei spaventato, fai finta di non esserlo.

Tieni un diario e scrivi quello che ti sta capitando, usa molti dettagli per descrivere la situazione e i tuoi pensieri ed emozioni. Quando deciderai che è arrivato il momento di dirlo a qualcuno, potrà rivelarsi molto utile avere una descrizione scritta per far capire bene agli altri cosa è successo.

Racconta tutto ai tuoi genitori o ad altre persone adulte, hai bisogno del loro aiuto. Non stare a soffrire in silenzio.

Gigliola Marinelli