Primo maggio, le poesie di Liliana Paisa
In occasione del primo maggio pubblichiamo alcune poesie scritte dalla poestessa fabrianese Liliana Paisa, infermiera della Riabilitazione Intensiva dell’ospedale di Fabriano. Buona lettura.
PRIMO MAGGIO
Dormono le mani nel creato
e quando succede la città chiama a casa i figli,
i sogni rimasti fuori confine.
L’aria sazia di pane diventa respiro
per chi ricama albe alle case di carta,
ai destini di un giorno.
I figli ritornano – vita dipinta-
sulla tela di maggio,
colori sciolti dentro le crepe della città
che sogna nel creato.
UN ALBERO
Mi sono addormentata nell’attesa di un albero.
I sussurri delle primavere erano i miei
come i silenzi dell’inverno.
Sognavo nel sogno fatto di linfa e forse per questo
sentivo la pelle – foglia – l’impronta del verde
uscito dai cerchi.
Concentrico tempo tornato rugiada del corpo svegliato,
nuova corteccia.
I CERCHI
Il bambino guardava nei cerchi d’acqua e disse al giocattolo rotto:
le stelle non cadono da sole, c’è qualcuno che le spinge giù
ma il giù delle stelle non è dove stiamo noi, è oltre.
Il bambino mise la punta del dito nel cerchio d’acqua
e disse al suo giocattolo rotto: la pioggia cade all’insù e fa cerchi.
È lì che l’anima dei giocattoli va a stare. Forse è proprio lei
a spingere le stelle, forse per questo loro cadono negli occhi
sgranati dei bambini.
Il bambino guardava nei cerchi d’acqua e vide un ragazzo,
il suo giocattolo cresciuto troppo per restare tra le mani.
Era già luna piena.
L’ALBERO
L’hanno buttato giù.
Si staccavano pezzi di cielo dai rami,
i rami stessi. Dal nido – i resti di volo –
di memoria.
Si sentivano le storie nel tronco ferito,
forse gli antenati gridavano nei cerchi
le loro battaglie.
Forse sentivano il pianto delle foglie
mai germogliate nella nuova primavera.
Di notte i ragni hanno tessuto la tela
sulle ferite e si sentiva l’anima raccogliere
le ultime gocce di linfa.
La città si svegliò nel suo deserto
e d’allora cerca i suoi alberi scomparsi.
VIVERE SUGLI ALBERI
Vivere sugli alberi e addentare il giorno
prima di cadere.
L’erba alta, eden rovesciato,
gli uccelli di cristallo imparano i nuovi solfeggi
nei nidi fatti di vecchi gusci.
Vivere sugli alberi e aspettare che il giorno maturi
come le mele del passato.
Liliana Paisa

