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FERTILITA’, E’ TENERSI PER MANO E ANDARE LONTANO… LA FERTILITA’

 

La quantità di insulti che si è beccata è seconda per velocità soltanto al rotolare romano delle teste di assessori, capi di gabinetto e dirigenti di partecipate giù dalla rupe Tarpea nella “settimana dei lunghi coltelli” pentastellata. Che, mentre scriviamo, non sappiamo come si concluderà. Intanto, Beatrice Lorenzin ci riprova: “Se la campagna sulla fertilità non è stata capita, beh, ne faremo un’altra. Per il 22 settembre Fertility Day confermato”. E giù, altra pioggia di dardi verbali a mezzo social dall’universo mondo e volti contriti persino tra gli scagnozzi del premier, intenti a godersi in divertito silenzio il galleggiare delle carcasse grilline sul Tevere con tanto di pop-corn e cedrata.

Ammetto che, venti giorni fa, mentre eravamo tutti ancora ebbri di sole agostano, calamaretti e Passerina, a primo impatto non diedi pupille sgranate all’hashtag #FertilityDay. Una campagna di sensibilizzazione sul viver sani e belli invitando la plebe a regolarsi con droghe, tabagismo superfluo, Long Island, cellulari tenuti ad altezza genitali e tutto ciò che mette a repentaglio ovuli femminili e seme maschile, beh, mi sono detto, tutto sommato ci sta. Però, come è noto, le intenzioni della ministra e del suo diversamente scaltro staff erano quelli che tutti sappiamo, e l’uragano Katrina di imprecazioni che ne è succeduto era prevedibile più dell’oro nei 100 metri piani di Bolt a Rio.

Adesso però, sulla spinta di esimi “maitre a penser” quali il mai domo (quando si parla di uteri, ovaie e tube di Falloppio) Marione Adinolfi, la Lorenzin vuole rilanciare. Forse non più quattro piazze per il Fertility Day ma sei o sette, e il lancio di una nuova vaneggiante campagna. Già, perché il fatto che anche cani, gatti e criceti l’abbiano mandata a quel paese su Facebook non è bastato. Chi la attornia, che di certo non discende da Leonardo Da Vinci per genialità, le ha fatto credere che ad agosto c’è stato solo un “errore di comunicazione” (in politica escamotage assai frequente per buttare la palla in corner). Insomma la colpa è di creativi, grafici e pubblicitari (pagati magari in lingotti d’oro) che le hanno cucinato una polpetta avvelenata la quale una volta ingoiata nel tritacarne ci ha spedito lei.

Ed è proprio qui che sale il latte alle rotule. La campagna del Fertility Day non è sbagliata nella forma: non conta se è stato usato Arial invece che Times New Roman per le scritte, o il fucsia al posto del blu cobalto per gli opuscoli. E’ una “pensata” errata nella sostanza, perché far passare le donne che non vogliono avere figli in età verde come nemiche della patria (manco fossimo in pieno colpo di stato termidoriano durante la rivoluzione francese) è una bestialità. Perché le donne che aspirano a una carriera non ambiscono “a fare gli uomini”, ma semplicemente fanno valere il loro diritto di raccogliere i frutti di quanto seminato nel percorso di vita precedente (e l’Italia di oggi fa di tutto per impedirlo). Perché bastano nonne, zie, e comari a ribadire ad ogni coppia giovane “quando me lo fate un nipotino?”. Perché non è vero che quando si hanno 60 anni non si può andare a prendere un figlio che ne ha 17 fuori dalla discoteca o dal pub, oppure agli allenamenti di rugby o alle lezioni di Zumba. Perché la Costituzione non tutela la procreazione a casaccio o quella volta a sparare fuori figli come palle da tennis a Flashing Meadows, ma quella responsabile. Perché le coppie che vogliono avere figli e non ci riescono sono tante, e vedere una piazza che inneggia al “dateci giù di brutto” oltre a non essere delicata è anche un po’ stucchevole. Perché l’endometriosi non è una malattia grave solo in quanto può diminuire le chance di una donna di rimanere incinta, ma piuttosto perché la piega in due come un foglio protocollo dai dolori lancinanti. Perché chi come Beatrice Lorenzin l’inverno scorso ha imbastito una Santa Barbara per impedire di avere figli alle coppie omosex, paragonando l’utero in affitto (pratica a cui sono più avvezze le coppie etero) a un’epidemia pari a quella di spagnola del 1919, dovrebbe contare fino a un miliardo più infinito prima di dar fiato alla laringe.

Infine perché nella società in cui viviamo, dove i rapporti hanno la delicatezza dei cristalli di Boemia, si può essere fertili anche solo sapendosi prendere per mano. Quindi basta castronerie patriottiche e soldi spesi a man bassa per brochure orripilanti al fine di riempire uno slargo il prossimo 22. Dire “scusate, abbiamo preso un granchio” è più sensato. E a livello di sensibilizzazione assai più fertile.

Valerio Mingarelli