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ISIS : IL PUNTO SULLA LOTTA AL TERRORISMO – Di Manfredi Mangano

L’attentato di Dacca riporta alla ribalta l’ISIS, lo Stato Islamico di Abu Bakr al Baghdadi: nelle ore successive alla strage, c’è chi ha rilanciato interpretazioni sociologiche basate sulla povertà e lo sfruttamento[1], e chi invece ha sottolineato l’origine sociale altolocata degli stragisti[2].

Il Bangladesh, un paese diviso

Il paese del Sud Est asiatico vive una situazione politica molto complessa: il sistema politico è polarizzato tra due partiti laici e nazionalisti, la Lega Popolare socialista e il Partito Nazionalista conservatore, che tengono ai margini l’islamismo politico, tradizionalmente debole.

L’instabilità politica è tuttavia molto forte: l’opposizione ha boicottato le ultime elezioni, e entrambe le parti si accusano di violenze e omicidi politici. In questo scenario, l’ISIS sta cercando di ritagliarsi uno spazio, in competizione con Al Quaeda[3].

E’ iniziata così negli scorsi mesi una sequela di omicidi mirati, che hanno colpito docenti, blogger e attivisti atei, e obiettivi occidentali, tra cui proprio un cooperante italiano[4]. Non dobbiamo però cadere nell’equivoco che vorrebbero i terroristi, farci credere di essere invincibili e onnipresenti.

L’ISIS non è invincibile

Sul campo infatti l’ISIS è in grossa difficoltà: dopo la liberazione di Palmira ad opere delle truppe russe e siriane, anche i soldati iracheni avanzano, occupando territori nei pressi di Tikrit e Fallujah. Al contempo, anche i curdi avanzano, al confine con la Turchia[5]. Anche Aleppo, il cuore economico della Siria oramai devastato da anni di assedio, e Sirte, l’ex roccaforte gheddafiana conquistata dagli uomini del Califfo, sono oramai circondate e prossime alla caduta, per mano delle forze del regime di Assad e degli uomini del governo di Al-Farraj in Libia[6]

ISIS, il franchising del terrore

In Bangladesh, come per la strage del locale gay “Pulse” di Orlando, in Francia con i recenti omicidi di poliziotti, o in Nigeria con Boko Haram, l’ISIS ha saputo sfruttare la sua immagine vincente per attirare cani sciolti in cerca di notorietà e gruppi ambiziosi, che sperano di attirare nuove reclute radicali e accedere a contatti e aiuti[7].

Gli attacchi sanguinosissimi a Baghdad, 126 morti nel quartiere sciita, e a Istanbul sono quindi probabilmente una punizione per il venir meno del benevolo disinteresse di Ankara verso la lotta tra curdi e ISIS, e un tentativo di fiaccare la determinazione irachena nell’avanzare contro le residue roccaforti del Califfato in terra irachena.

Allo stesso modo, le azioni terroristiche a Dacca, a Orlando e a Parigi, portate avanti da singoli o gruppi che si vestono delle insegne dello Stato islamico senza farne parte, servono a tener viva in noi l’immagine di un nemico potentissimo e inafferrabile.

Lo Stato islamico, sul campo, sembra con le spalle al muro: le sue truppe sono in ritirata su tutti i fronti. Dove carri armati e eserciti non arrivano più, Al Baghdadi deve rispondere con la destabilizzazione, il caos, dando l’idea di essere più forte e organizzato di quanto non sia oggi.

Una bestia ferita è anche più pericolosa di una al pieno delle sue forze, perché animata dalla disperazione: con un po di fortuna, questi colpi sono l’ultimo colpo di coda di una bestia che riusciremo a domare. Ovviamente, non per questo saranno meno pericolosi: e la sfida, di intelligence e sicurezza, deve essere oggi più che mai portata avanti con attenzione.

[1] http://www.ugomariatassinari.it/strage-dacca-guerra/

[2] http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2016/07/03/buona-famiglia-studenti-scuole-private-chi-sono-gli-attentatori-della-strage-dacca_Ed1rmig2TP27YTmK6c8jDP.html

[3] http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/sicurezza-asia/bangladesh-terra-di-scontro-tra-isis-e-al-qaeda-15392

[4] http://www.lastampa.it/2016/04/23/esteri/bangladesh-lisis-uccide-a-colpi-di-machete-un-professore-ateo-JpJbiaxaI4fJMvPSp4Z5CP/pagina.html

[5] http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/In-Siria-e-Iraq-avanzano-le-truppe-governative-irachene-e-i-curdi-Sdf-6c1df203-229a-4fe0-9f10-18892f8d464e.html?refresh_ce

[6] Non dobbiamo però cadere nell’equivoco che vorrebbero i terroristi, farci credere di essere invincibili e onnipresenti.

[7] http://foreignpolicy.com/2016/03/31/isis-in-bangladesh-theres-still-time-to-stop-it-but-only-if-action-is-taken/