BREXIT, CHE COS’E’? – Di Manfredi Mangano

BREXIT: CHE COS’E’

Si è sentito e detto veramente di tutto sul voto dello scorso giovedì che ha sancito il NO della Gran Bretagna all’Unione Europea. In questo articolo cercheremo di orientarci sui principali temi e problemi della cosiddetta Brexit.

 

  1. La Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea ?

No, quello di giovedì era un referendum dal valore consultivo: si è chiesto al popolo della Gran Bretagna se fosse giusto o meno restare nell’Unione. Per uscire, il Regno Unito dovrebbe fare una richiesta formale di applicazione dell’Art. 50 del Trattato di Lisbona[1], che avvia la procedura di abbandono della UE. Per ora, anche gli euroscettici come Boris Johnson dicono di non aver fretta di uscire[2]: sarà la prima volta che viene utilizzato questo procedimento, e per attuarlo ci vorranno due anni.

 

  1. Perchè ha vinto il “Leave” ?

L’argomentazione più potente della campagna anti-UE è stata quella di “riprendersi il controllo”: i sostenitori dell’uscita dall’Unione hanno investito molto sui due temi del controllo dell’immigrazione e della possibilità di utilizzare i fondi inviati a Bruxelles per sostenere la sanità pubblica.

La situazione è però più complessa del previsto: sembra che in fin dei conti i soldi “guadagnati” dall’isola con l’uscita non sarebbero così tanti[3], e sopratutto se la Gran Bretagna volesse veramente azzerare l’immigrazione dall’UE non basterebbe la semplice uscita dall’Unione. Sarebbe infatti necessario uscire anche dal Mercato Comune, l’insieme di norme che unificano i mercati europei includendo anche Norvegia e Svizzera: a quel punto, il danno per l’economia britannica, tagliata fuori dagli scambi col continente, sarebbe molto maggiore[4].

  1. E’ vero che i “vecchi hanno deciso per i giovani” ?

No, non è vero: come ha fatto notare Enrico Letta[5], è vero che l’età è stata un fattore decisivo nell’indirizzare il voto, ma se gli over 50 hanno scelto a maggioranza la Brexit e gli under, in particolare gli under 25, hanno scelto il Remain in proporzione schiacciante, bisogna anche considerare che solo un terzo degli under 25 ha votato, contro l’80% degli over 65. Considerato che il Leave ha vinto con il 51,7% dei voti, se i giovani si fossero mobilitati anche solo un 10% in più, il referendum avrebbe avuto un risultato diverso.

 

  1. E’ vero che a votare Leave sono stati i “razzisti, i poveri e gli ignoranti” ?

Non è proprio così: hanno votato per l’uscita sicuramente gli xenofobi del Regno Unito in gran numero. Ma il voto per uscire si è affermato in tutte le città di provincia inglesi, comprese quelle con una forte tradizione di sinistra[6]. La molla che ha spinto il Leave fuori dal recinto della destra conservatrice tradizionale è stata la crisi economica che ha colpito molte aree industriali britanniche negli anni ’80[7]: la deindustrializzazione è stata affrontata con sussidi, e tra l’altro anche con molti fondi europei, ma in queste aree l’identità collettiva dei cittadini è stata tutta giocata sul lavoro, in fabbrica, nei cantieri, in miniera. Quello per la Brexit è quindi anche un voto di protesta per chiedere ai governanti nuova attenzione e il rilancio di queste zone depresse[8].

E’ stato anche un voto anti-immigrazione, ma che ha coinvolto sopratutto le aree con meno immigrati e quelle aree ex industriali dove mancano i servizi: anche non contando la cosmopolita Londra, capitale finanziaria e dei servizi, anche zone industriali ma multietniche come Liverpool e Manchester hanno votato per il Remain, e in generale il 68% degli elettori laburisti ha comunque votato per l’UE.

Proprio la campagna pro-UE dei laburisti è al centro di una forte crisi politica: il loro leader, Jeremy Corbyn, è sempre stato scettico sulla UE e ha fatto una campagna giocata sull’idea di restare in Europa per cambiarla. L’ala europeista e moderata del Labour, che ritiene Corbyn troppo di sinistra, ha colto l’occasione della Brexit per cercare di sfiduciarlo: metà dei suoi collaboratori si è dimessa dalla segreteria del Partito, e potrebbero presto esserci delle nuove primarie[9].

  

  1. Cosa farà ora il governo inglese ?

Il primo ministro Cameron, conservatore, si è dimesso: aveva promesso il referendum in campagna elettorale per arginare la crescita dell’UKIP, il partito di destra populista anti-UE, ma si è trovato mezzo partito a fare campagna elettorale per l’uscita, e ha deciso di lasciare la guida del governo a Ottobre[10].

Il Partito Conservatore sceglierà a quel punto un nuovo leader, che prenderà la guida del governo: a guidare gli euroscettici sarà Boris Johnson, ex sindaco di Londra e carismatico leader pro-Brexit, mentre gli europeisti sono ancora indecisi sul candidato più forte. Bisognerà a quel punto capire che direzione prenderà il nuovo governo: se fare un governo anti-UE o viceversa un governo moderato e di unità nazionale, che avvii le trattative con Bruxelles.

 

  1. E’ vero che Scozia e Irlanda del Nord usciranno dal Regno Unito per entrare nella UE ?

Difficile a dirsi : per l’Irlanda del Nord l’Unione Europea ha eliminato il confine con l’Irlanda, e ha quindi aiutato molto a chiudere la secolare contesa tra cattolici e protestanti. La fine dei rapporti con la UE metterebbe a rischio questo equilibrio: il governo nord-irlandese per ora ha escluso un referendum sull’uscita dal Regno Unito.

In Scozia, la situazione è più complessa: il governo di sinistra nazionalista ha annunciato che cercherà di usare i suoi poteri speciali per impedire al governo britannico di attivare l’uscita dalla UE, ma si è detto pronto a ripetere il referendum dello scorso anno[11]. In questo caso, è possibile che a favore dell’uscita si schieri anche il partito laburista locale, assicurando una ampia maggioranza all’indipendenza: ma per concedere un nuovo referendum, è necessario un accordo col governo di Londra.

Manfredi Mangano

[1]    https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2016/06/24/article-50-the-untested-piece-of-e-u-legislation-that-will-control-britains-future/

[2]    http://www.theguardian.com/politics/2016/jun/24/boris-johnson-no-need-haste-eu-exit-negotiations

[3]    http://www.nextquotidiano.it/nigel-farage-e-quellerrore-sulla-brexit-che-costera-caro-agli-inglesi/

[4]    http://www.independent.co.uk/news/uk/home-news/eu-referendum-tory-campaigner-admits-brexit-immigration-some-control-a7102626.html

[5]    http://www.huffingtonpost.it/2016/06/25/letta-giovani-brexit_n_10673198.html

[6]    http://www.theguardian.com/politics/2016/jun/25/hartlepool-eu-referendum-leave-voters-immigration-jobs

[7]    http://www.perc.org.uk/project_posts/thoughts-on-the-sociology-of-brexit/

[8]    http://www.huffingtonpost.it/2016/06/25/cornovaglia-brexit_n_10669674.html

[9]    http://www.theguardian.com/politics/2016/jun/27/labour-resignations-continue-as-mps-try-to-force-out-jeremy-corbyn

[10]  http://www.theguardian.com/politics/2016/jun/24/david-cameron-resigns-after-uk-votes-to-leave-european-union

[11]  http://www.theguardian.com/politics/2016/jun/26/nicola-sturgeon-new-scottish-referendum-brexit

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