IL GIUBILEO DI BERGOGLIO – di Alessandro Moscè

Questo Papa ci sorprende sempre. Lo ha fatto anche venerdì 13 marzo mentre annunciava al mondo di aver indetto il Giubileo straordinario, che ha un significato ben specifico. Dall’8 dicembre, a Roma, l’Anno Santo sarà dedicato alla misericordia. Lo stesso premier Renzi è spiazzato ma dice che l’Italia non si farà trovare impreparata. Il Giubileo è un evento e una sfida per una città e un Paese che sbandano. Dodici mesi interi in cui il Vaticano sarà al centro di incontri e pellegrinaggi con milioni di persone su cui sarà necessario vegliare soprattutto perché l’Isis, da mesi, ripete di voler arrivare a Roma, intesa come cuore della cristianità. “Cari fratelli e sorelle”, ha esclamato Bergoglio, “ho pensato spesso a come la Chiesa possa rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. È un cammino che inizia con una conversione spirituale”. Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio e tutti conoscono la strada per accedervi. Le porte della Chiesa permangono spalancate, perché quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono. “Più è grande il peccato e maggiore deve essere l’amore che la Chiesa esprime verso coloro che si convertono”, ha scandito Bergoglio. Ma c’è anche una rivelazione che lascia sgomenti i fedeli e che rimbalza come un pericolo. “Ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve”, ha detto il Papa in un’intervista alla tv messicana Televisa in occasione dei suoi due anni di pontificato. “Potrei anche sbagliarmi”, ammette, concedendosi il beneficio del dubbio. Francesco, secondo quanto riporta la Radio Vaticana, confida spesso di sentire la mancanza di poter girare liberamente, magari per andare in pizzeria senza essere riconosciuto. Ha aggiunto di apprezzare la strada aperta da Benedetto XVI sulla figura del Papa emerito. Una scelta coraggiosa. Ma c’è chi intravede un avvertimento. Francesco ha affrontato il tema della riforma della curia, definita senza mezzi termini “l’ultima corte” d’Europa. Non è un mistero che la sua rivoluzione sia osteggiata all’interno della Chiesa da quella parte dei prelati che vorrebbe mantenere posizioni di rendita, di potere. Il Papa dei poveri piace alla gente ma non è gradito da tutto l’ordine ecclesiastico. E risuonano alcune frasi che la dicono lunga sul suo modo di vedere: “Quanta perversione c’è nel cuore di quelli che si credono giusti, come questi scribi, questi farisei”. Secondo Papa Francesco, Gesù avrebbe definito ipocrita chi vorrebbe affrontare lo scandalo della povertà attraverso la promozione di strategie di contenimento e rassicurazione che rende i poveri solo degli esseri addomesticati e innocui. Dietro presunte opere altruistiche, si individua il rischio di ridurre i poveri alla passività. Meglio certamente il vento della promessa che alimenta l’illusione di un mondo migliore. Quel vento diventa una tempesta di speranza.

Alessandro Moscè