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Venerdì Santo con le poesie di Liliana Paisa

Venerdì Santo. Radio Gold si ferma un attimo a riflettere con gli scritti della poetessa fabrianese Liliana Paisa. Qui la sua storia (qui la sua storia).

TACE

Tace l’azzurro.
Tace la tela.
Le mani si intrecciano
nella solitudine del sole,
nelle macchie di ruggine
degli stessi destini.
Qualcuno conosce l’identità
del tacere e sa metterla nella cornice.

CROCE
Sono scesi dalla croce.
L’hanno messa sulle spalle.
Salivano le Golgote delle notti.
La croce diventava pelle, spalla, sangue
e anima.
Si sono svegliati nelle domeniche del tradimento –
croce di carne, germogliato cielo.

CIELI SCUCITI
Un popolo porta il suo Dio
in un altro popolo che prega già al suo.
Cade la notte dentro altra notte,
i popoli indossano i veli scuri
e sognano gli abiti fioriti delle nozze.
Sulle croci germogliate rimanevano le ambre
delle stesse mani, della stessa luce.

IL PESCATORE
Dio pescava i nostri sogni.
Noi, stretti nel camicione del creato,
portavamo tutti il nome dei sette giorni,
dei peccati del Babele.
Eravamo la solitudine della Camicia di Dio
e sudavamo la stessa materia del vuoto.
Noi, il suo pescato, lui, la stessa camminata
sulle nostre torbide acque.