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A Sassoferrato la storica processione del Cristo Morto

Appuntamento questa sera, dalle 20,45 a Sassoferrato. Il Venerdì Santo si accende di storia e suggestione con la Processione del Cristo Morto. Una tradizione antichissima, nata già nel XIII secolo e documentata dal 1369, che ancora oggi emoziona e coinvolge l’intera comunità. Protagonisti i “Sacconi”, riconoscibili dal saio bianco e dal cappuccio, che portano i simboli della Passione — martello, chiodi, corona di spine, croce e teschio — in un corteo carico di significato. Ad aprire la processione, il suono cupo della “battistangola”, che scandisce il passo e crea un’atmosfera unica e intensa. Si parte dal Centro Storico del Castello, dalla Chiesa di San Francesco, tra luci e ombre suggestive, per attraversare il cuore della città, scendendo poi nel Centro Storico del Borgo sostando davanti la Chiesa di San Facondino, fino a concludersi alla Chiesa di San Pietro, lungo l’antica via delle Piagge. Un rito senza tempo, capace di raccontare fede, storia e identità.

di Don Umberto Rotili

La processione dei sacconi è un evento che si ripete fin dal XII secolo, restando una delle processioni più antiche rimaste vive in Italia, che accompagna la statua del Cristo morto, posta su un catafalco che gira per le vie della città, seguito dalla Madonna Addolorata. I sacconi sono personaggi in costume tipico, realizzato con una tunica bianca e un cappuccio che copre il volto, perché anticamente nessuno doveva sapere chi si nascondeva sotto quell’abito, perché la processione penitenziale serviva a spiare le colpe dei propri peccati, per cui era garantita la privacy delle persone che camminavano molto coperto recando i simboli della passione di Cristo in mano, e camminando a piedi scalzi. Oggi è rimasta questa tradizione, naturalmente con alcune adattamenti all’epoca moderna, come ad esempio il fatto che chi fa parte della confraternita dei sacconi non è più sotto segreto, ma mantiene comunque quell’aura di mistero e di misticismo tipica di questa processione che attraversa i secoli. Quest’anno abbiamo reso la processione ancora più caratteristica, rifacendo tutti gli abiti della confraternita del Cristo morto che si occupa di portare le statue della passione, al contrario dei saponi che portano invece tutti gli oggetti appartenuti alla passione di Cristo secondo la tradizione, dal martello, i chiodi, la corona di spine, alla tunica, alla scala, alla frusta, al calice della passione e a tanti altri oggetti che sono stati restaurati dagli artigiani locali di Sassoferrato dopo secoli di storia. Le sarte del paese si sono adoperate per poter realizzare tutti i costumi nuovi della processione, che è arrivata ad avere più di 80 persone coinvolte, oltre a tutto il popolo presente che hanno dopo anno, cresce sempre più. Sono previste anche quattro soste, nelle quali militari sulla passione di Cristo attraverso il canto gregoriano realizzato dalla corale di Sassoferrato, e alcune poemi di letteratura che verranno reclamati da artisti del territorio. La Banda Sassoferrato accompagnerà con alcune marce funebri tutta la processione, creando l’atmosfera di preghiere di raccoglimento necessaria allo svolgimento di un evento come questo. Lo strumento più caratteristico della processione è la battistangola, uno strumento antico che sostituisce il suono delle campane che dal giovedì santo alla veglia pasquali sono legate in non possono suonare. Il suo ritmo regolare e la cadenza tipica dello strumento, danno il passo alla processione, avvisando tutti coloro che non possono partecipare per malattia o problemi fisici, di affacciarsi alla finestra perché sta passando il Cristo morto per le vie del paese. Un evento suggestivo, che dopo secoli continua a toccare il cuore di tante persone, soprattutto risvegliando dal torpore quella fede che a Pasqua torna viva.