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L’infermiera del Profili che ama la poesia, “una vita in versi tra le corsie dell’ospedale”

E’ un’infermiera professionale in servizio presso il reparto di Riabilitazione Intensiva, all’ospedale Profili e nel tempo libero osserva e scrive poesie con il suo tocco pacifico e ricco di sfumature. Liliana Paisa, nata in Romania, 58 anni, cittadina italiana, sposata e residente a Fabriano, un volto amico per tanti pazienti, ha ottenuto molti riconoscimenti in ambito letterario in tutta Italia. Scrive con “la lingua della gentilezza”. Pubblica libri dal 1997. Prima in Romania ha scritto per giornali letterari, poi opere che racchiudono il senso del suo lavoro in corsia. L’esordio con “Crocifissione nella parola” per raccontare quanto si può ferire senza violenza fisica e quanti danni può provocare una parola. Poi sono arrivati “Fra dimenticanze”, “Il tocco del mattino”, fino a “Briciole di respiro” nel 2014. «A 16 anni ho scoperto la poesia e dopo non ho fatto altro che cercarla in ogni cosa. Nel parco degli abeti rossi al confine con l’abitazione della mia adolescenza, in Romania, ho imparato la lentezza ed il rispetto di quel guardare nell’anima dei germogli, di seguire il viaggio verso i frutti maturi – confida la poetessa.- Al Cenacolo letterario del liceo Classico mi dicevano che serve realismo, che la mia scrittura deve rispecchiare l’ambiente di montagna in cui vivevo. Non sono mai riuscita a farlo all’altezza delle aspettative e così sono rimasta a seguire la voce della metafora: l’ho sempre fatto a tal punto di sentirmi parte». Da infermiera nel reparto di Medicina Interna (per 14 anni ha prestato servizio nell’Unità operativa diretta dal dottor Maicol Onesta) ha capito che ogni cura, ogni piccolo gesto, ogni carezza ed il silenzio della fine «sono atti di pura poesia se compiuti con l’amore per il prossimo». Poi il passaggio in Riabilitazione Intensiva, nel reparto diretto dalla dottoressa Sara Giorgi. Molti i pazienti a cui ha dedicato i suoi versi. «La poesia mi ha nutrita» racconta Paisa che ha scritto dopo aver vissuto tante esperienze toccanti con i malati assistiti nel suo lavoro all’ospedale di Fabriano. Sono storie di vita. Racconti premiati in vari concorsi e raccolti nel libro “Ultima stanza”. «Per fortuna non sarò mai una straniera se parlerò la lingua della gentilezza. Grazie, meravigliosa lingua italiana, di avermi accolta e di avermi fatto esprimere come volevo». Per la poetessa è una forma d’arte: «Sono nata in Romania, ma scrivo poesie in italiano e ogni volta cerco di fotografare, in breve, un’emozione che ho vissuto in ospedale e nella vita, uno stato d’animo che ha permesso a quel paziente di evadere per cinque minuti, con la fantasia, da quel ricovero». Da anni Liliana Paisa riceve riconoscimenti e menzioni d’onore e al merito in importanti concorsi letterari in tutta Italia. Una poetessa per vocazione. «Sono infermiera, il lavoro che ho sempre sognato di fare, con l’amore per la letteratura e per la vita» conclude, con commozione, ripensando ai tanti attimi vissuti al Profili. Negli ultimi tempi alla passione per la scrittura poetica in versi, ha aggiunto quella degli aforismi: poche parole per sintetizzare il senso della vita.

Marco Antonini

Alcune poesie di Liliana Paisa

IL CIELO IN TESTA (3° posto Concorso Internazionale Montegrotto Terme)

Oggi è caduto il cielo in testa alla gente.

Nessuno ha fatto caso.

Camminavano con la pioggia sotto la pelle

e pensavano ad un errore genetico.

Dormivano con le ferite della Via Lattea sul tetto

e pensavano alla sindrome dell’abbandono.

E’ caduto il cielo in testa alla gente

e si è pensato che fosse la solitudine.

 

LA SOLITUDINE DEGLI ALTRI (2° posto Concorso Internazionale Marguerite Yourcenar)

La solitudine degli altri profuma di fresco.

Ti passa davanti sui marciapiedi

senza guardarti dentro.

Ti senti luna caduta nel bicchiere,

fiore blu strappato dai capelli,

quel guanto rimasto nella polvere.

Non dici niente

quando la tua solitudine non trova più

la seta dei brandelli.

 

LA DIVISA BIANCA

Ama, il mio azzurro: filo di Arianna

nel dedalo grigio!

Ama, la mia fibra di cotone ruvida sulla pelle!

Ama, le tasche piene di cerotti, lacci, forbici o pinze!

Puoi usarli per cucire le labbra del tempo che grida,

per fare la stasi della tua pazienza.

Ama, il bianco nascosto

nella delicatezza degli arcobaleni!

E prima di gettarmi nei sacchi dello sporco

pensa a quanto è bianca la tua gentilezza,

il tuo amore per chi sta male.

 

CADERE (1° posto Concorso Vivi il libro d’artista)

Cadono le mura delle città,

il cielo nella tazza di latte.

Una casa dentro altra casa.

Cadono gli innocenti

della storia cucita male.

Un popolo si sveglia in un altro popolo.

La croce si sgretola nelle leggi

di un Sinai dimenticato.

Tutti cadono nei tutti.

L’uomo nuovo non ha memoria, né gesti.

Aspetta nella sua amnesia un’altra storia.

 

LEGGEREZZA (Medaglione d’onore Concorso Marco Polo e Grande Medaglia Concorso Alda Merini)

Fluttuare prima dei silenzi,

delle parole,

quando si impara la leggerezza.

Nella memoria delle mani aperte,

l’ambrata carezza come le foglie

in primavera.

Come la polvere

nel sangue gelato delle stelle.

E’ lì che le forme sfuggono ai deliri

e cominciano a diventare corpi.

Disegno delle mani aperte come fossero le ali.

 

TUTTI A CASA! ( 1° premio Concorso Le Occasioni)                      

Chiudo la finestra,

fiorisce il davanzale.

Chiudo la porta,

bisbigliano i sogni rimasti fuori.

La casa guarda nelle crepe

della mia anima.

Io faccio dei buchi

nelle sue pareti.

Entra il sole

e quella libertà

rimasta tra le nuvole.

 

CIELI SCUCITI (dalla silloge premiata 1° posto Concorso Vivi il libro dell’artista)

Un popolo porta il suo Dio

in un altro popolo che prega già al suo.

Cade la notte dentro altra notte,

i popoli indossano i veli scuri

e sognano gli abiti fioriti delle nozze.

Sulle croci germogliate rimanevano le ambre

delle stesse mani, della stessa luce.

 

TI HO CERCATO (1° posto Concorso Gli autori dell’anno)

Ti ho cercato nella pioggia abbandonata sui marciapiedi,

nella giovane storia dei passanti.

Ti ho cercato nella pazzia del vento notturno

che porta via le ombre lasciate sull’asfalto.

Il traffico di luce cambia i posti e la gente,

lì non ti ho trovato.

Rimango sotto i lampioni ad aspettarti,

padre delle mie parole!

 

Gli aforismi

Vivere e morire: i nostri lati più nascosti.

Che resta del silenzio quando si vende il primo grido?

Non vale la pena vivere nella periferia dei propri sentimenti.

La parola è il punto dove l’uomo e Dio si guardano.

Anche il Diavolo è deluso dalla facilità con la quale l’essere umano vende la sua anima.

Amo le mie mani quando riescono ad accarezzare un anziano.

Per salvarsi l’umanità deve ritornare nella grotta e cercare quello che ha perso: il suo senso

Il vecchio abita nell’ombra del figlio senza che il figlio lo sappia.