Raddoppio ferroviario, intervista al coordinatore del Dibattito Pubblico, Alberto Cena

Genga – Raddoppio ferroviario lungo la linea Ancona-Roma. I cittadini di Serra San Quirico e Genga hanno fatto sentire la loro voce producendo un’alternativa al progetto RFI con l’obiettivo di salvare maggiormente l’ambiente e di evitare gli espropri. Lo slogan del Comitato, ad esempio, è “Vogliamo l’opera, ma con rispetto dell’ambiente”. La sensazione è che la voce della collettività debba avere un peso nella modifica del territorio.

Alberto Cena, coordinatore Dibattito Pubblico, nell’ambito del progetto di raddoppio della tratta ferroviaria tra Serra San Quirico e Genga, è così?

Si, l’obiettivo è comune: ottimizzare. Il clima è costruttivo e i cittadini conoscono bene il territorio. Gli abitanti sono protagonisti: chiedono di rendere il progetto più funzionale al territorio che attraversa. La cosa su cui dobbiamo concentrarci sono le esigenze a monte delle diverse proposte.

Il Dibattito Pubblico sta andando avanti regolarmente?

Nel rispetto dei tempi. Nelle scorse settimane abbiamo raccolto le proposte e le critiche dei residenti. Ci sono state assemblee nei vari territori, sopralluoghi. L’8 giugno la relazione conclusiva.

Cosa c’è in agenda?

Passiamo dall’ascolto alla pratica. Trasformiamo le segnalazioni ricevute in proposte progettuali. Avvieremo tavoli tematici per approfondirle.

Che osservazioni sono state raccolte?

Ci sono esigenze diverse, ognuna ha il suo peso. Parliamo di persone che qui vivono, che sono cresciute in questa zona.

Entriamo nello specifico.

I commercianti della zona La Cuna, dove sorgono le bancarelle delle Grotte di Frasassi, chiedono di non vedere interrotto il loro servizio negli anni in cui in quell’area ci saranno i lavori, indennizzi congrui e di conoscere quante attività sorgeranno nella nuova stazione ferroviaria.

Che succede a Palombare di Genga?

Una delle criticità riguarda l’attraversamento della frazione. Qui passa il viadotto e gli abitanti chiedono di limitare l’impatto visivo. C’è poi il problema del passaggio a livello: nelle nuove tratte non deve esserci. Serve, quindi, un sovrappasso o un sottopasso.

Nella zona c’è anche l’impianto sorgivo di Gorgovivo che rifornisce acqua non solo la provincia di Ancona e che fa uscire più di 1.500 litri al secondo: che succederà?

Sorgente e viadotto sono distanti. Si sta lavorando per scongiurare qualsiasi interferenza e per questo si stanno facendo ulteriori monitoraggi. Al momento non c’è evidenza. La linea ferroviaria passerebbe a 15 metri sopra la sorgente. Gli enti chiedono carotaggi per vedere in più punti il livello della falda. Gli accertamenti dimostrano che non ci sono rischi. Ulteriori monitoraggi verranno comunque effettuati.

I residenti di Serra San Quirico sono arrabbiati: una trentina di case e fabbricati verranno abbattuti.

C’è un problema di espropri legato alla nuova viabilità e al rifacimento della stazione. Più di 30 fabbricati dovranno essere demolite. Gli abitanti hanno proposto una variante facendo passare più a sud il raddoppio dei binari.

Perché il progetto non è stato ideato con questa alternativa?

Perché c’è il fiume Esino. La normativa che fa riferimento ai rischi provocati dalle alluvioni stabilisce che non è possibile costruire nel letto del fiume se c’è una proposta alternativa. Ecco perché il progetto non prevede il passaggio troppo vicino, in parallelo, al fiume.

Chi resterà senza casa dove andrà?

Rfi non può, per legge, costruire nuove case. La normativa prevede un indennizzo, a prezzo di mercato, concordato. Chi è espropriato, verrà tutelato. Il problema è che questa dimensione diventa di tipo affettivo e non tutto è compensabile con il denaro.

Marco Antonini

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