MANCA IL PERSONALE, ORDINI DI SERVIZIO PER L’AREA COVID DEL PROFILI

di Marco Antonini

Fabriano – Nell’entroterra aumentano i casi (310 attualmente positivi a Fabriano) e i timori sul futuro dell’ospedale Profili. Nei reparti circola la voce che la struttura “è diventata covid, ma non si può dire”. Nonostante il piano prevedeva un nosocomio pulito per Area Vasta, a qualcuno, verso la costa, non è andato bene che il Profili rimanesse covid negativo. Così la covideria della prima fase è tornata con un altro nome: area buffer. A questi 10 posti letto se ne stanno aggiungendo altri 8 nel container, zona pronto soccorso, per potenziare l’osservazione breve intensiva. Chi ci dovrà lavorare? Il problema, purtroppo, è quello di sempre: la carenza di personale. Non è chiaro capire che programmazione è stata fatta questi mesi. Medici e infermieri non sono stati potenziati. Spiega il sindaco, Gabriele Santarelli: “Nella prima fase erano state sospese la gran parte delle prestazioni. In questa seconda fase è stata fatta una scelta diversa per non lasciare indietro le prestazioni ordinarie. Non sono convinto che questa sia stata la scelta migliore. Il dato che abbiamo è che anche gli ospedali no Covid sono costretti a seguire i positivi perchè a differenza della volta scorsa non ci sono posti nelle strutture Covid. Sarà una delle spiegazioni – conclude – che chiederemo alla Conferenza dei Sindaci di Area Vasta che ho chiesto di convocare ottenendo la disponibilità del Direttore Guidi, della direttrice generale Asur e dell’Assessore regionale alla sanità”.

Intanto alcuni medici si sono già rivolti agli avvocati. Due giorni fa la Direzione Medica ha mandato una nota per avvertire che “l’area buffer era un reparto di ricovero covid vero e proprio” e per questo bisognava “accorpare Otorino e Oculistica in Ortopedia”, 22 posti letto in tutto, per tre specialità chirurgiche. Ieri nuova nota del direttore di Area Vasta 2, Giovanni Guidi, sull’assegnazione del personale. “L’emergenza – scrive – ha fatto registrare un crescendo continuo che sta mettendo a dura prova il personale dell’area buffer. In mancanza di risorse umane adeguate il sistema rischia di collassare”. Il direttore non le manda a dire. Vista l’ondata “è necessario che tutto il personale dei reparti si renda disponibile per effettuare turni in quest’area perché le altre strutture covid sono sature e non si può procedere al trasferimento dei pazienti”. Non finisce qui. “Se non si riscontreranno disponibilità la direzione procederà con singoli ordini di servizio”. Alcuni risponderanno tramite avvocato. C’è il problema, infatti, che le assicurazioni dei medici non coprono eventuali controversie legali vista la diversa specializzazione: qui si sta chiedendo ad uno specialista di andare in un reparto diverso dal suo studio e dall’inquadramento contrattuale. L’ospedale rischia di saltare: ai reparti sono stati chiesti turni in quell’area. Quale tutela per i pazienti che, purtroppo, si ammalano di altro anche in piena pandemia e devono andare in sala operatoria (garantite urgenze e 12 ore di programmato) in un ospedale che doveva essere “pulito”? Perché uno dovrebbe farsi operare da chirurghi che prestano servizio nell’area covid?