MARIO BECCHETTI: “PENSIAMO IL FUTURO CON LA BUSSOLA DELLA LEADERSHIP”

Partita ufficialmente la Fase 2, siamo tutti chiamati ad affrontare, più che un cambiamento, una vera e propria trasformazione sociale ed economica che richiederà uno sforzo comune, trasversale, coinvolgendo tutte le generazioni. L’uomo tornerà ad essere elemento centrale che avrà il compito di cogliere questa nuova sfida lanciata dalla pandemia da Coronavirus. Ne parliamo con il dottor Mario Becchetti, advisor aziendale, docente in master e all’università, executive coach, per diversi anni Capogabinetto della Regione Marche.

Dottor Becchetti, la ripartenza della fase 2 genera sicuramente delle aspettative per le imprese ed i singoli individui. Con quale predisposizione mentale è opportuno avviare questa ripartenza?

Con la consapevolezza che in ogni settore siamo chiamati, tutti, ad affrontare la sfida di un’autentica metamorfosi economica e sociale, che richiede adattamento flessibile ed evolutivo. Tale trasformazione è più profonda di un semplice cambiamento. Per due motivi di fondo. La convivenza con il virus e il distanziamento sociale si allungheranno, purtroppo, fino a un vaccino sicuro. Inoltre, le innovazioni sperimentate in questo periodo, ad esempio l’utilizzo diffuso del digitale, hanno trasformato le nostre abitudini: stiamo entrando in una fase di “new normal”, un po’ come dopo i tragici eventi dell’11 settembre 2001.

Il cambiamento imposto dall’emergenza sanitaria Covid-19, necessario per sopravvivere a tutte le incertezze e le difficoltà ad essa conseguite, su quali tendenze, strategie e risorse dovrà basarsi?

Vedo un rischio all’orizzonte: pensare che l’aiuto per risollevarsi derivi solo dall’alto, dall’esterno. Le risorse pubbliche per il sostegno dei lavoratori e della liquidità delle imprese sono assolutamente indispensabili: serve concretezza e gli aiuti debbono arrivare velocemente. Dobbiamo affrontare il secondo virus, la recessione economica: il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea stimano per il 2020 una caduta del Pil nazionale vicina a -10%; le Marche subiscono contraccolpi pesantissimi, per la specializzazione industriale manifatturiera superiore alla media nazionale; le PMI artigianali, turistiche, commerciali e ricreative ripartono con fatturati attesi nell’immediato vicini allo zero. Tuttavia, temo che le indispensabili risorse esterne di supporto da sole non basteranno. I tempi di erogazione concreta sono sotto gli occhi di tutti. I vincoli del debito pubblico non ce lo consentiranno. l’Europa, al momento, ha tempi lunghi e dinamiche incerte. In questo quadro, è necessario “rimboccarsi le maniche” e reinventarsi in ogni settore, con creatività, energia e visione, per pensare il futuro: serve Leadership, intesa non come gerarchia, ma come spinta dal basso, come capacità di supporto dall’interno, per il miglioramento e la guida dei processi. La finalità è di adattarsi in modo evolutivo sviluppando le risorse interne a disposizione di ogni persona: di noi stessi e dei nostri collaboratori. Perché la differenza che fa la differenza è sempre la reazione consapevole e responsabile al cambiamento. Sta anche e soprattutto a noi stessi. Ognuno nel proprio ruolo.

Questa nuova sfida che la pandemia ci obbliga ad affrontare, rischierà di invertire la tendenza global a favore di una tendenza più local?

La globalizzazione non si invertirà, cambierà solo natura: sarà più “regionale” e territorializzata. Le opportunità dei mercati internazionali vanno colte sempre al meglio, soprattutto per agganciare la loro probabile ripresa a V. Ma si tornerà anche al presidio locale di filiere e settori strategici di interesse nazionale: si pensi a quasi tutti i Paesi europei, compreso il nostro, che all’inizio della crisi del virus si sono accorti di non essere autosufficienti nella produzione di mascherine e dispositivi di sicurezza. Nella nuova era del distanziamento sociale torna il valore dell’economia di prossimità, del territorio quale luogo privilegiato di relazione e sviluppo. Questa tendenza, più che un rischio, mi pare un’opportunità di valorizzazione delle risorse locali: entreremo nella vera era “glocal” del XXI Secolo. Anche l’Appennino e l’Entroterra montano potranno svolgere ruoli protagonisti. A condizione che le nostre Comunità sappiano valorizzare tutte le proprie risorse, uniche e distintive, con un progetto orientato al futuro. Perché il reddito si può distribuire se prima si produce. Senza animal-spirits e capacità di produzione del reddito, innovativa e sostenibile, gli ammortizzatori ed i sussidi sociali prima o poi finiscono.

Quanto il virus accelererà la riorganizzazione del lavoro attraverso l’e-commerce, smart-working, e-learning? Ritiene che siamo effettivamente preparati e pronti ad affrontare oggi questo veloce cambiamento?

In un suo bel libro Il Direttore del Mit di Boston scrive che “al cambiamento non importa se siamo pronti o meno. Il futuro che è già qui richiede un modo completamente nuovo di pensare”. Covid-19 è un potente acceleratore di trasformazioni già in corso. E-commerce, smart-working, e-learning, webinar, app, A.I., IoT e molti altri sono ora strumenti molto più familiari e friendly. Non si torna indietro dal balzo quantico di apprendimento digitale compiuto in poche settimane. In questo contesto contano le domande giuste, perché “chi domanda comanda”: qual è il nostro progetto di futuro? E’ necessario ripensare il nostro modo di fare in tutti i settori: dalla vita delle imprese a quella delle professioni, dall’ospitalità al divertimento, dal sociale alla cultura. E non mi riferisco solo ai protocolli di sicurezza. Sono cambiati valori e valore.

Sicuramente il mondo post-Covid non sarà più quello di prima. Molti sono convinti che la fase 2 riposizioni l’interruttore da off a on garantendo una ripartenza rapida ed efficace. Lo crede anche lei?

La sfida è di portare avanti le lancette dell’orologio, non indietro, adattandosi in modo evolutivo al nuovo mondo in formazione. Questa sfida di innovazione interpella tutte le generazioni: i giovani sono chiamati ad esprimere le loro energie vitali, i senior sono chiamati ad offrire il loro prezioso supporto. In modo sinergico, senza contrapposizioni, perché la competenza non ha età. Nel mondo difficilissimo post Covid-19 la mediocrità non è ammessa. Passione e competenza first!

In un suo scritto recente ha dichiarato che la ricostruzione post pandemia non potrà essere un semplice ri-nascimento ma occorrerà puntare su un neo-nascimento. Quanto leadership autorevoli ed una rinnovata centralità dell’essere umano saranno determinanti per approdare appunto a questo neo-nascimento?

La nostra migliore tecnologia è sempre l’essere umano. Investiamo sul digitale, ma anche e soprattutto sulla crescita del capitale umano, sullo sviluppo delle competenze, del potenziale di ogni persona umana, sul Life Long Learning, sull’imprenditorialità innovativa. Con una nuova cultura integrata di Human Digital Transformation, valorizzante risorse interne, esterne e locali. La leadership è la bussola: non si possono vedere e governare le sfide del XXI Secolo con gli occhiali del secolo precedente. Ciò è ancora più vero dopo questa drammatica emergenza sanitaria. La straordinaria fase creativa del Rinascimento medioevale si è sviluppata dopo una grande pandemia, la peste nera arrivata dall’Asia. L’Umanesimo ne è stato il motore. Le analogie sono notevoli. Questa crisi offre l’opportunità di una nuova nascita, di un nuovo inizio di senso, di migliorare noi stessi e gli altri, ognuno nel proprio campo, ripartendo con maggiore audacia, creatività e visione di lungo periodo. Pensiamo e progettiamo il nostro futuro. Non solo i marciapiedi. Per lasciare ai più giovani un mondo migliore. Ce la possiamo fare. Insieme.

Gigliola Marinelli

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