MAURIZIO ROMAGNOLI: “SERVONO INTERVENTI PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE”

Piccole imprese con un grande cuore. La CNA territoriale di Fabriano partecipa attivamente alla campagna di raccolta fondi a favore dell’Ospedale Profili di Fabriano e per la sanità regionale, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, Ariston Thermo e l’emittente fabrianese Radio Gold. Un gesto di generosità e vicinanza al nostro territorio che contraddistingue da sempre la mission di questa importante associazione di categoria. Abbiamo contattato il Presidente di CNA Fabriano Maurizio Romagnoli per una valutazione degli effetti dell’emergenza Coronavirus sulle piccole-medio imprese del comprensorio, alla luce dei recenti decreti governativi pubblicati in Gazzetta Ufficiale.

Presidente Romagnoli, quali ripercussioni per effetto del Coronavirus state registrando nelle vostre aziende associate del comprensorio fabrianese?

La situazione è molto delicata per tanti motivi, corriamo il rischio che gli sforzi che sono stati fatti per resistere alla crisi che imperversa dal 2008 vadano in frantumi. Se il Governo e il sistema bancario non avranno il coraggio di supportare la piccola e media impresa (compreso il commercio) il sistema Italia collasserà. Nella nostra città sono moltissime le attività artigianali/commerciali chiuse dall’oggi al domani per Decreto senza linee guida ma, soprattutto, senza tutele. In città destano molta preoccupazione le attività attive nella produzione e nella lavorazione meccanica, settori oggi forzosamente chiuse o per lo più in standby, in attesa che la fase acuta del virus possa segnare il passo e piano piano tornare ad un barlume di normalità. Tutte le aziende hanno dimostrato grande maturità e senso civico impegnandosi immediatamente ad adeguare i protocolli sanitari atti a contrastare il contagio.

In base alle segnalazioni che giungono in CNA, quali sono le preoccupazioni ed i timori che stanno maggiormente mettendo a dura prova il mondo artigiano?

In questi giorni stiamo continuamente prendendo contatto con le imprese per conoscere dalla voce dei titolari qual è la situazione, da quanto hanno dovuto sospendere le attività (se lo hanno fatto prima della stretta per decreto o meno); inoltre riceviamo moltissime telefonate di imprese che ci chiedono di fugare dubbi in merito a cosa possono o non possono fare, o come possono richiedere i contributi e gli sgravi che sono stati annunciati dal Presidente del Consiglio durante le ormai numerose dirette a cui tutti quanti assistiamo. Ciò che colpisce maggiormente è il senso di responsabilità dei nostri associati, soprattutto di chi ha dipendenti e vive costantemente la preoccupazione di tenere al sicuro le persone che lavorano con lui e salvaguardare il più possibile l’intera attività. Tutti ci dicono di non avere molto tempo, due settimane di stop completo sono già passate e molti non riusciranno a far fronte alle pesanti perdite che un intero mese di stop inevitabilmente creerà. Molti sono preoccupati di andare incontro a situazioni già viste in seguito agli eventi sismici e sono sfiduciati, temono che anche se le scadenze e gli adempimenti saranno sospesi, poi saranno inequivocabilmente ripresentati con gli interessi prolungando solamente una vera e propria agonia. Chi ha potuto ha convertito in velocità l’attività per mettersi al servizio della comunità in questa emergenza (come chi ha iniziato a produrre mascherine, chi si è messo a produrre gel igienizzante o ancora chi, con l’uso delle stampanti 3D, ha modificato delle maschere per l’uso ricreativo in maschere respiratorie). La preoccupazione più grande delle imprese sono principalmente due: Quando potremo ripartire, ma soprattutto come sarà mondo quando ripartiremo? L’attività imprenditoriale, sia artigiana sia della piccola industria, è un tessuto che vive di numerosissime collaborazioni concatenate. Si teme che all’uscita del tunnel “pandemia” il tessuto produttivo e artigiano sia molto più sottile, fragile e formato da molti meno attori.

Quali ombre o spiragli di luce hanno suscitato i vari decreti governativi che si sono susseguiti dall’inizio di questa gravissima emergenza sanitaria? Avete a riguardo più fiducia o perplessità?

I vari decreti hanno generato intanto grande confusione! Il DPCM “Cura Italia” di marzo è assolutamente insoddisfacente nel merito e deprecabile nel metodo, poiché abbiamo assistito a ripetuti annunci prima degli atti ufficiali (addirittura il sabato sera con provvedimenti applicabili dal lunedì seguente) e ad oggi abbiamo “incassato” solo lo slittamento di un paio di mesi di iva, ritenute e contributi con soglia troppo bassa (2mln di ricavi), cassa integrazione in deroga per tutte le imprese semplificata, una moratoria sui mutui che talvolta non è così spedita da conseguire e una misera indennità che a 5 giorni dalla scadenza per la presentazione delle domande ancora non ha chiarito quali saranno le procedure da seguire per farne richiesta. Altra questione oltremodo inaccettabile è il fatto che in una fase storica eccezionale come quella attuale il braccio di ferro tra Governo e sindacati ha prodotto l’ennesimo pronunciamento con decreto che in questo caso modifica l’elenco dei codici Ateco delle imprese autorizzate a proseguire la produzione, come se gli imprenditori, ai quali sono già state imposte rigide procedure igienico sanitarie per salvaguardare la salute dei lavoratori, siano una massa di irresponsabili e vadano sottoposti ad un pesante controllo sanzionatorio.

Come riusciranno le aziende a “risorgere” dopo il brusco contraccolpo economico causato dalla pandemia da Coronavirus? Quanto una politica economica strategica ed oculata potrà contribuire alla salvezza delle nostre grandi imprese e delle piccole-medie aziende artigiane?

Per riuscire a risorgere sarà necessaria una strategia Europea sinergica e trasversale, unitaria e convergente tra tutte le forze politiche, economiche e sociali finalizzata a rigenerare il tessuto impoverito delle nostre comunità, lacerato da mesi di inattività, timori e frustrazioni. Una nuova spinta a riaffermare i nostri solidi valori imprenditoriali, quell’indomito desiderio di riscatto al quale ci siamo appellati ogni volta che abbiamo dovuto dimostrare di meritare la considerazione e il rispetto di tutte le società civili. Al tempo stesso ci auguriamo che chi sarà chiamato a governare il nostro Paese sappia comprendere questa terribile e critica fase per rilanciare una politica economica espansiva capace di infondere nuove motivazioni, attrarre capitali e soprattutto sostenere le attività che hanno saputo resistere, premiandone la tenacia e la passione con una epocale riforma fiscale e burocratica. Auspico per il nostro territorio un forte patto sociale tra cittadinanza, artigianato e commercio.

In questa situazione veramente complicata, come si concretizzano fattivamente la presenza ed il supporto della vostra associazione di categoria, anche in ambito solidale?

Siamo una “Comunità”, lo siamo da oltre 75 anni. Una comunità di imprese, una comunità di persone. Ora più che mai questo “modo di essere” acquista una straordinaria importanza, essere comunità e riscoprirsi parte di un unico grande sistema. Perché ce la faremo. Insieme! CNA territoriale di Fabriano, in segno di vicinanza e di solidarietà verso coloro che sono impegnati in prima fila in questa lotta contro l’epidemia di Coronavirus, ha scelto di sostenere l’Ospedale Engles Profili tramite la raccolta fondi promossa dalla Fondazione Carifac e Radio Gold. Siamo piccole imprese con un grande cuore!

Gigliola Marinelli

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