IBeer, UN SUCCESSO FIRMATO GIOVANNA MERLONI

Un nuovo successo sabato 15 febbraio in casa IBeer, grazie alla vittoria al festival “Beer&food attraction” di Rimini, dove la sinergia tra due aziende fabrianesi ha contribuito al raggiungimento di questo prestigioso riconoscimento di “Birra dell’anno 2020” con il prodotto “Bee bock”. Abbiamo incontrato Giovanna Merloni, deus ex machina e anima dell’azienda IBeer, per raccontare ai nostri lettori le emozioni e le soddisfazioni provate a seguito di questa fortunata esperienza.

Giovanna, i complimenti sono d’obbligo. Parliamo subito di “Bee bock”, come è nata questa particolare fusione tra la tua azienda IBeer e la società agricola biologica di Luca Bianchi?

Conosco Luca Bianchi da qualche anno, abbiamo partecipato insieme ad un mercatino di Natale per la nostra città ed è stato subito evidente il numero di tratti comuni che condividiamo: siamo tutti e due ingegneri, entrambi possediamo una azienda agricola, entrambi mettiamo una forte caratterizzazione territoriale sui nostri prodotti, entrambi desideriamo far qualità più che quantità. Il sodalizio è nato a fine estate. Stavo riordinando le idee con la mia collega Donatella Bartolomei (che nell’azienda si occupa della parte food) per produrre una birra di Natale, che doveva essere forte ma allo stesso tempo dolce e speziata, e ci è venuto in mente di aggiungere il miele agli ingredienti di partenza. La scelta di coinvolgere Luca Bianchi è stata immediata ed unanime. Abbiamo assaggiato alcune delle sue produzioni più caratteristiche e il miele di melata ci ha convinto per le sue note erbacee e lievemente balsamiche ma anche per l’intensità del gusto.

Ti sei sempre distinta per la tua capacità di fare rete e di generare collaborazioni, anche con partners dell’eno-gastronomia del nostro territorio. Quanto conta saper fare squadra, anche nel mondo del food&beverage?

La capacità di fare squadra e lo spirito collaborativo sono uno dei pilastri della mia filosofia aziendale. Abbiamo tante risorse locali a livello di artigianato, eno-gastronomia, arte e cultura che non vengono valorizzate come dovrebbero. A volte diamo semplicemente per scontate le ricchezze che il nostro territorio locale ci offre, ma di eccellenze locali ce ne sono davvero tante. Luca Bianchi mi piace perché, esattamente come me, punta sul gioco di squadra per farle conoscere al di fuori dello stretto perimetro cittadino. I piccoli artigiani possono non avere la forza da soli per emergere a livello regionale o nazionale ma, lavorando con sinergia e collaboratività, possiamo secondo me spingerci oltre i confini che da soli sembrano invalicabili.

In pochi anni IBeer ha scalato importanti vette, raggiungendo dei traguardi di tutto rispetto. Avresti mai immaginato questo successo agli inizi della tua attività?

Immaginare il successo è uno dei segreti per ottenerlo!! Ci sono stati e ci sono momenti di difficoltà, non lo nego. Il livello qualitativo da mantenere, se sei un artigiano, è altissimo. Non puoi lasciare nulla al caso, gli sprechi o anche i piccoli errori possono mandare a monte una produzione, le ore di lavoro sono tante, spesso gli investimenti e i sacrifici sproporzionati ai risultati economici. E poi arrivano i premi che, come un balsamo, ti fanno dimenticare tutte le ore che hai passato in birrificio o comunque a lavorare e ti ricordano che la passione che ci stai mettendo viene così ampiamente ripagata.

Cosa distingue il marchio IBeer e quali sono secondo te le qualità del tuo prodotto da renderlo così unico ed apprezzato?

IBeer nasce per una mia passione personale che poi si è trasformata in un obiettivo professionale. La qualità del mio prodotto è forse la stessa di tanti micro birrifici artigianali locali ed esteri, che mettono estrema cura ed attenzione al processo produttivo, perché di birrai bravi e di buone birre artigianali ce ne sono molte ormai in commercio. Rispetto ad altre realtà locali, però, IBeer ha una marcia in più nella “visione del gioco”. Che ovviamente è un gioco di squadra legato al territorio. Le materie prime utilizzate sono prevalentemente locali (malto d’orzo, luppoli ed altri ingredienti minori come appunto il miele, la saragolla, la canapa) e vengono lavorate con estrema cura in modo da realizzare prodotti eleganti e piacevoli ma sempre, possibilmente, a km zero.

Quanto è difficile in questo momento essere un artigiano, in particolare nel tuo settore? Si riesce ad avere anche una vita privata o il lavoro assorbe quasi tutte le tue energie? 

Credo che, qualunque sia il settore, essere un imprenditore porti a dedicare molto del proprio tempo al lavoro. Se non al lavoro manuale a quello di pianificazione e controllo. Per cui gli spazi personali vengono molto limitati. Però la passione per il proprio lavoro ripaga ampiamente, soprattutto quando questo lavoro è apprezzato. Servono chiaramente buone capacità organizzative e una stabilità emotiva importante per non essere travolti dai ritmi quotidiani, ma è possibile anche avere i propri momenti di relax da dedicare al benessere e alla propria famiglia.

Conoscendoti, avrai già qualche nuovo progetto in cantiere. Puoi anticipare qualcosa ai nostri lettori ed anche estimatori del prodotto IBeer?

Di progetti in cantiere ne ho forse troppi!! Per cui non posso anticipare nulla, dal momento che io stessa non so ancora bene quale sarà il prossimo. Ma di sicuro uscirà una nuova birra molto “colorata” in occasione del festival dell’acquerello. A breve sui nostri social, le news su questo prodotto.

Gigliola Marinelli

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