IL GIUDIZIO UNIVERSALE DELLA SISTINA

Sicuramente tra le imprese artistiche più impressionanti, stupefacenti e d’impatto del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Possibile da ammirare alla fine di un lungo percorso tra i capolavori della storia dei Musei Vaticani. Siamo nella Cappella Sistina, fatta restaurare e affrescare da Papa Sisto IV Della Rovere in un celebre ciclo rinascimentale terminato nel 1482. Il Giudizio Universale è stato invece un progetto commissionato in un primo momento da Papa Clemente VII, il quale incontrò Michelangelo nel 1533. Il Papa manifestò fin da subito l’intenzione di voler vedere un Giudizio Universale Cappella Sistina, per andare a completare il grande schema di decorazioni preesistente nella struttura, i pregevoli dipinti di Perugino, Botticelli, Ghirlandaio, Rosselli e la volta già affrescata con storie della genesi e della Bibbia da parte di Michelangelo Buonarroti. Il Papa voleva far si che anche il suo nome sarebbe stato ricordato nell’elenco dei fautori della decorazione della celebre cappella. Nel 1534, Michelangelo, mentre era ancora impegnato in altri importanti progetti, su tutti la tomba per Giulio II, il Mosè ne è testimonianza eccelsa, si diresse in Vaticano per cominciare ufficialmente a realizzare nella Cappella Sistina giudizio universale.
Nello stesso anno, Papa Clemente VII morì, ed il Buonarroti ritenne che il suo lavoro sarebbe terminato ancor prima di cominciare. Con la nomina del nuovo Papa Paolo III, famiglia Farnese, il progetto nella cappella venne confermato nuovamente, Michelangelo si rimise al lavoro per questa nuova impresa.

Dopo aver montato i ponteggi preparatori per questo dipinto del giudizio universale, Michelangelo completò il lavoro nel 1541. In origine, tutti i protagonisti erano completamenti nudi, e questo aspetto suscitò non poche critiche. Nel 1564, Daniele da Volterra, dato che le proteste diventavano sempre più costanti, dopo il Concilio di Trento, venne incaricato di censurare completamente ogni elemento osceno presente nel quadro Giudizio Universale. L’intervento di censura da parte di Daniele da Volterra non fu massiccio, soprattutto perché quest’ultimo era grande ammiratore di Michelangelo e non voleva rovinare il capolavoro del Buonarroti. L’affresco, data la sua complessità, è suddivisibile in varie sezioni. Nelle lunette in alto troviamo gli Angeli di Michelangelo, al centro l’imponente Cristo Giudice e la Vergine nella parte centrale. Il Cristo Giudice con le sembianze dell’Apollo Belvedere, scultura classica di assoluta bellezza e raffinatezza presente ai Vaticani. Al centro del grande Giudizio Universale viene rappresentato Cristo e la Vergine circondati da profeti, sibille, apostoli e patriarchi. Gli Angeli di Michelangelo annunciano l’Apocalisse, permettendo l’ascesa dei giusti e la caduta dei peccatori all’inferno.

Nelle due lunette superiori del Giudizio Universale, sono presenti due gruppi di angeli: questi stanno trasportando la Croce e altri simboli della Passione di Cristo; tali elementi alludono al sacrificio di quest’ultimo per garantire la salvezza degli uomini. Nella lunetta destra, è presente un altro gruppo di angeli che sta trasportando, con molta difficoltà, la colonna dove Gesù venne legato e frustato. Spostando lo sguardo sopra Gesù, proprio dove inizia la volta della Cappella Sistina, Michelangelo ha realizzato la figura del profeta Giona.

La scelta di accostare Giona e Gesù è stata volontaria: la volta della Cappella Sistina dove si trova il profeta, rappresenta il mondo del Cristianesimo prima della venuta di Cristo. Interessante notare che lo sguardo di Cristo è rivolto verso lo scenario circostante, con un’espressione molto concentrata. Maria è al fianco di Gesù e sta guardando i beati, mentre si trova seduta da parte, sapendo di non poter interferire con l’operato di suo figlio. Attorno a Cristo e la Vergine, Michelangelo dipinge una cerchia di cinquanta persone, composta prevalentemente da apostoli, santi e patriarchi. L’artista ha studiato i movimenti di questo folto gruppo di persone cercando di conferire un equilibrio e simmetria alla scena. Le espressioni di questi protagonisti sono varie e discordanti, c’è chi è angosciato, chi guarda la catastrofe, chi è sconvolto davanti all’apocalisse e così via. Tra i personaggi identificati in questo primo anello, c’è la figura di San Lorenzo e quella di San Bartolomeo: il primo ha una graticola appoggiata sulla spalla, mentre il secondo regge nella sua mano la propria pelle, e se guardiamo attentamente notiamo nel profillo sulla pelle un autoritratto del Buonarroti.

Alla destra di Gesù sono presenti Sant’Andrea con una croce in mano e San Giovanni Battista. Alla sinistra di Cristo emerge la figura di San Pietro, che sta restituendo le chiavi del Paradiso al figlio di Dio, poiché, essendo arrivato il giorno del giudizio, non sono più necessarie. Tra i santi possiamo identificare pur con qualche dubbio Giovanni Evangelista, San Paolo e San Marco. Mentre nella parte superiore di questo straordinario affresco sono rappresentati i Santi e gli eletti, nella sezione inferiore sono raffigurati gli angeli con delle trombe che annunciano l’arrivo della fine dei tempi, il risveglio dei morti, l’ascesa degli eletti, la cacciata dei dannati, la rappresentazione dell’Inferno. Sotto la figura di Cristo, si trova un gruppo di angeli senza ali che stanno suonando con molta forza le trombe per annunciare l’arrivo dell’Apocalisse, del Giudizio, alcuni di loro trasportano i libri delle Sacre Scritture e contemporaneamente, svegliati dalle trombe degli angeli, riprendono vita i morti. Nella parte in fondo a destra del grande affresco, si trova la rappresentazione dell’Inferno: in un ambiente dominato da un cielo rossastro colmo di fiamme, sulla sinistra si trova il traghettatore infernale Caronte, che sta utilizzando il proprio remo come arma per cacciare i dannati, obbligandoli a presentarsi davanti al giudice Minosse, facilmente riconoscibile per il serpente che lo avvolge anche qui un chiaro riferimento alla Divina Commedia. Michelangelo, avendo ben presente la Divina Commedia, sceglie di non rappresentare i castighi inflitti ai dannati, ma preferisce concentrarsi sul terrore ed il rimorso dei colpevoli condannati all’inferno.

Il Giudizio Universale è il secondo grande affresco realizzato da Michelangelo nella sua vita e, come il primo, è anch’esso collocato nella Cappella Sistina. Tra i due è passato un intervallo di quasi venticinque anni, e ciò non poteva non mutare alcune visioni artistiche di Michelangelo. Se nella volta prevale una visione eroica della storia dell’umanità, nel Giudizio Universale l’immagine trasmette un sentimento di maggior tragicità e di forza universale del giudizio divino.

Francesco Fantini

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