GIORGIO PELLEGRINI, “VI RACCONTO IL MUSEO DELLA CARTA”

La storia e la genesi del Museo della Carta e della Filigrana raccontata da chi ne ha vissuto le vicende, le trasformazioni e le sue evoluzioni fino ad approdare all’Annual Conference Unesco 2019, che ha avuto proprio nel nostro Museo un punto di riferimento fondamentale. L’appassionato bilancio del collega giornalista Giorgio Pellegrini, responsabile del Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano da ventun’ anni.

Giorgio, dal 1998 sei il responsabile del Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano. Dovessi tracciare un bilancio di tanti anni di operatività, sei soddisfatto o avresti fatto scelte differenti con il senno di poi?

Nel ’98 al Museo non c’era un fax e tanto meno un sito internet e, soprattutto, il Museo era appena rimasto fuori dal partenariato di un progetto europeo, promosso da un museo spagnolo, che riuniva alcuni tra i principali musei della carta europei. Restare esclusi dal progetto, finanziato dall’Europa ed ispirato al “percorso della filigrana” (peraltro invenzione tutta fabrianese) per facilitare lo sviluppo di relazioni internazionali tra musei della carta e, di conseguenza visibilità, è sembrata una carenza a cui porre rimedio in fretta. Così, grazie al prezioso supporto scientifico del Prof. Franco Mariani, presidente del Centro Studi sulla Carta “Andrea Gasparinetti”, sono stati riallacciati i contatti con il Museo di Capellades e con gli altri suoi partner, Bergisch Gladbach (Germania) e Verla (Finlandia) ed è stato possibile partecipare alle attività del progetto che ha aperto al Museo le porte dell’Europa. Presto, infatti, sono arrivate altre occasioni di collaborazione e, di fatto, l’avvio della costituzione di relazioni che, a mio avviso, sono il vero “capitale sociale” che rende il Museo visibile al pubblico internazionale che ruota intorno al pianeta carta. Ne cito una come esempio: la partecipazione nel 2002 allo Smithsonian Folklife Festival “The silk road”. Da quella esperienza sono scaturiti i workshop residenziali “Paper, Print and Book” per docenti e studenti d’arte americani, giunti alla 16a edizione; l’award “Partnership among Museums” assegnato al museo dall’American Association of Museums per realizzare il gemellaggio con il Robert C. Williams Papermaking Museum di Atlanta (Georgia); l’organizzazione del congresso annuale IAPMA 2014 (Associazione internazionale di artisti e cartai);  il congresso internazionale IPH 2014 (Associazione degli Storici della Carta); il gemellaggio con il museo della Carta di Wonju (Corea del Sud);  la collaborazione con il museo “Print Shop & Bindery of the Palace of Governors” di Santa Fe (USA), ancora in corso. Nel frattempo il Museo ha anche cambiato assetto e si è strutturato inserendo nell’organico comunale due guide (prima dipendenti di cooperativa) ed un terzo operatore capace di svolgere visite guidate ed attività di biglietteria. Parallelamente sono stati rivisitati gli allestimenti di alcune sale, della sala convegni, della biblioteca e del bookshop, le sale per i laboratori didattici e per la produzione di carta a mano, i servizi igienici, la copertura del chiostro minore, l’appartamento per le residenze artistiche. In questo modo il Museo ha potuto sviluppare e consolidare la sua offerta in termini quali/quantitativi affermandosi come il museo civico più visitato delle Marche, anche grazie all’utenza scolastica, per la quale è stato ideato un laboratorio didattico che ogni anno, da oltre dieci anni, registra più di 11.000 partecipanti, costituendo una voce di entrata piuttosto importante nel budget museale.

Si parla tutti i giorni ormai del Museo senza magari conoscere a fondo l’idea e la visione che hanno reso concreta la realizzazione dello stesso. Come è nato il progetto Museo della Carta e della Filigrana e con quale obiettivo?
Il Museo, tra meno di un mese, festeggerà il suo trentacinquesimo anniversario dalla data di apertura, avvenuta il 5 novembre 1984, su iniziativa del Comune di Fabriano con il sostegno delle Cartiere Miliani di Fabriano che misero a disposizione del Museo numerosi macchinari, attrezzature e documenti cartacei conservati in archivio. L’obiettivo era e resta quello di celebrare, tutelare e promuovere una tradizione manifatturiera che ha più di 750 anni di storia e che ha reso famosa la Città nel mondo, per aver dato i natali alla prima carta occidentale e fornito un contribuito straordinario alla diffusione del sapere e delle pratiche artistiche nel corso dei secoli. Per sottolineare il connubio “arte e carta”, il Museo dal 2009 è entrato a far parte del circuito della prestigiosa Biennale di Grafica “Leonardo Sciascia, amateur d’estampes” e dal 2010 ha istituito il Premio Biennale Internazionale di Acquarello “Fabriano Watercolour”, cresciuto di livello ad ogni edizione grazie al coinvolgimento di artisti di assoluto prestigio internazionale.

Parliamo di numeri concreti e, pertanto, non opinabili. Quanti visitatori negli ultimi anni hanno fatto ingresso al Museo della Carta e della Filigrana e che tipologia di turismo rappresentano? Sono visitatori “mordi e fuggi” o turisti che soggiornano e visitano la città ed il comprensorio?
Il Museo, fatta eccezione per il 2017, sul quale hanno negativamente pesato gli effetti della crisi sismica dell’autunno 2016, soprattutto rispetto al turismo scolastico, ha fatto registrare un trend di crescita costante che ha consentito al Museo di sfiorare e di superare, in alcuni casi, i 40 mila visitatori, obiettivo che si pensa di superare anche quest’anno. Per sua natura il Museo è un potente attrattore di visitatori, proprio come le Grotte di Frasassi, con le quali l’attuale amministrazione è riuscita ad attivare una significativa collaborazione. Se i due enti sapranno collegare a questa loro offerta combinata le tante emergenze di interesse turistico, di cui il territorio è particolarmente ricco, penso che sarà veramente possibile trasformare una parte dei visitatori in turisti che permangono sul territorio più di un giorno, naturalmente con il supporto degli operatori dell’accoglienza.

Riguardo la proposta di Legge Regionale, promossa dalla Fondazione Carifac, volta al riconoscimento di “Fabriano, Città della Carta e della Filigrana”, in base alla tua esperienza, potrebbe essere un valore aggiunto per la città e per il Museo?

Credo che la tradizione cartaria fabrianese meriti, per la sua peculiarità, il riconoscimento di “bene di interesse culturale etnoantropologico” da parte del competente Ministero e che, come tale, debba essere attentamente tutelato.  La questione è sicuramente importante come si afferma  nell’ordine del giorno – approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale fabrianese il 10 aprile 2019 (su proposta del consigliere Vinicio Arteconi depositata il 20 dicembre 2018) – con il quale la Città di Fabriano sollecita il Consiglio Regionale ad adottare, in analogia con quanto fatto per altre città, un provvedimento legislativo che riconosca la carta e la filigrana come un bene distintivo della Città di Fabriano e della Regione Marche, in Europa e nel mondo e ne valorizzi la specificità sostenendo con concreti interventi tutte le iniziative fabrianesi mirate alla loro diffusione. Nella stessa direzione va l’iniziativa della Fondazione Carifac, presentata pure alla Regione pochi giorni dopo (19 aprile 2019).  Spero che questa seconda proposta, nella cui bozza di legge è previsto il riconoscimento per Fabriano e Pioraco, possa risultare rafforzativa rispetto a quella presentata dal Consiglio Comunale di Fabriano dato che il patrimonio della tradizione cartaria appartiene all’intera comunità fabrianese e quindi all’ente che la rappresenta così come, del resto, è accaduto per il riconoscimento di Città Creativa da parte dell’UNESCO.

In questo periodo si parla di una possibile collaborazione tra Museo della Carta e della Filigrana ed Istocarta, ovvero Fondazione Fedrigoni. Come mai si è atteso così tanto?
Credo che questa sia veramente una importante notizia. Le amministrazioni comunali che dall’arrivo del Gruppo Fedrigoni a Fabriano si sono avvicendate fino ad oggi hanno sempre proposto il rilancio della collaborazione tra il Museo della Carta e della Filigrana e la Cartiera ed il suo archivio. Per un po’ questo è sembrato possibile poi il processo si è fermato, praticamente in contemporanea con la chiusura di UniFabriano e del corso di Ingegneria della Produzione Cartaria. Cosa sia cambiato rispetto a quel contesto, non saprei dirlo. Probabilmente certe questioni irrisolte, che io ritengo fossero tutt’altro che connesse al Museo della Carta e della Filigrana e alla Fondazione Fedrigoni, hanno trovato soluzione con il passaggio di proprietà al fondo finanziario americano che ora detiene la maggioranza delle azioni del gruppo.

Fabriano, grazie all’Annual Conference delle Città Creative Unesco del giugno scorso, ha avuto una ribalta internazionale non indifferente. Riusciremo ad ottimizzare questa opportunità in modo da continuare a tenere puntati i riflettori su Fabriano e a non disperdere il grande lavoro svolto in questi ultimi anni?

Le luci della ribalta internazionale che si sono accese su Fabriano in occasione dell’UNESCO Creative Cities Conference difficilmente potranno mantenersi accese con la stessa intensità. E’ chiaro che l’organizzazione complessa quanto impeccabile dell’evento ha fatto salire le quotazioni della città in termini di credibilità se, come accade, delegazioni di città di milioni di abitanti vengono a Fabriano a chiedere supporto per la loro candidatura di accesso al network UNESCO. Penso che Fabriano debba investire su questo patrimonio e rafforzare la sua leadership nel cluster di appartenenza. Per questo sarà fondamentale capire se, recuperate le forze dopo le fatiche del meeting, si riuscirà a costruire una governance condivisa con i tanti attori del territorio, una governance capace di cogliere i tanti stimoli emersi dal meeting, trasformarli in opportunità ed evitare il rischio di limitarsi all’incasso della rendita di posizione.

Gigliola Marinelli

 

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