ARTECONI: “DUE REPARTI IN DIFFICOLTÀ, MEDICINA INTERNA E MEDICINA D’URGENZA”

Il viaggio nella sanità nell’ospedale Profili – di Vinicio Arteconi, Associazione Fabriano Progressista

Proseguendo nel nostro viaggio dentro la sanità fabrianese affrontiamo in questo articolo le problematiche concernenti le due unità operative rispettivamente di medicina interna e post-acuzie e di medicina d’urgenza e pronto soccorso (per brevità, useremo la sigla di MI per la prima e di MURG per la seconda).Trattare insieme tali reparti è d’obbligo. La loro interdipendenza, in base al requisito della cosiddetta omogeneità-funzionale, è sancita dalle vigenti disposizioni (in particolare, il Decreto regionale 423/2014).

In virtù di tale normativa il personale della unità MURG dovrebbe assicurare la copertura dei turni notturni e festivi per tutta l’area medica. Il personale della unità MI avrebbe, d’altra parte, il compito precipuo di coprire le ore diurne, integrandosi con la guardia notturna della unità MURG mediante il solo servizio di pronta disponibilità. Senonché da circa due anni non è più possibile realizzare quanto previsto a livello istituzionale a causa dei vuoti di organico. Nell’insieme, purtroppo, le due unità operative, sprovviste, inoltre, ciascuna del primario, sono sotto organico di tre unità!

Occorre aggiungere che, come relazionato dal direttore generale dott. Maurizio Bevilacqua nel corso del Consiglio comunale aperto del 27 settembre scorso, si sta verificando una notevole e progressiva lievitazione della domanda di prestazioni nei confronti del Pronto Soccorso da parte degli abitanti delle zone limitrofe dell’Alta Valle Esina e di località extra-regionali. Tutto ciò non può non avere conseguenze sul reparto di MI. Difatti se i codici bianchi e verdi, come è noto, sono gestiti direttamente dal personale del pronto soccorso, gli altri codici, gialli e rossi, riferibili alle patologie più complesse di competenza della medicina interna, comportano consulenza e spesso ricoveri in tale unità operativa. Una semplice lettura dei dati disponibili è sufficiente per rendersi conto della costante crescita dei ricoveri in area medica. Nel primo semestre di quest’anno si sono difatti intensificati del 14% , con un tempo medio di degenza pari a 6,2 giornate, che si traduce in un elevatissimo aumento del turn-over a fronte di una media nazionale del 7,3. Il che, in termini pratici, sta a significare che nello stesso letto ruotano pazienti ogni sei giorni. Il personale medico è così costretto, per ovvie ragioni, a confrontarsi con patologie diverse e a procedere in tempi sempre più celeri ad impostare diagnosi e terapia adeguate. In tali condizioni ne risentono, a cascata, anche i servizi complementari e di supporto, stentando a tenere il passo con tempestività alle subitanee richieste. Si rischia così nel complesso di perdere la necessaria efficacia ed efficienza del sistema atte ad assicurare interventi ottimalmente funzionali alla salute dei pazienti.

Ne discende, se i numeri hanno un qualche significato, che la copertura della guardia medica notturna e festiva non può e non deve, come purtroppo è avvenuto nel corso dell’ultimo anno, essere assicurata con turni aggiuntivi extraorario di servizio e con una reperibilità sostitutiva quando non integrativa della guardia. In questo modo si ledono la normativa europea e le disposizioni del contratto nazionale di lavoro che in materia di espletamento dell’attività sanitaria sono ispirate ad una logica ben precisa. La intensificazione e il carico aggiuntivo dell’orario di lavoro, pur accettate per spirito di sacrificio e senso del dovere dal personale, non possono spingersi per evidenti ragioni oltre determinati limiti e vanno contenute entro occasioni contingenti ed eccezionali. Al di là delle quali il maggior aggravio diventa non solo formalmente censurabile, ma rappresenta soprattutto un serio e costante rischio clinico per gli stessi medici e per i pazienti. Non va dimenticato poi che situazioni emergenziali proiettano le loro conseguenze anche sull’attività ambulatoriale. Si sospendono difatti ambulatori indispensabili alla continuità delle cure (vedi diabetologia) e si interrompono attività specialistiche quali la pneumologia e l’endocrinologia per la mancata sostituzione degli specialisti andati in pensione. Se non bastasse, si ingolfano e si affollano le tanto deprecate liste di attesa.

A fronte di tutti i gravi e delicati problemi che stiamo rilevando nel viaggio dentro la struttura ospedaliera della nostra Città, primo fra tutti la ormai cronica carenza di operatori sanitari, merita un doveroso commento la notizia di una gara d’appalto relativa al servizio notturno di eliambulanza. Escluso il costo del personale, il contratto la cui durata è prevista in anni sette, prorogabile per altri due, comporterà la spesa complessiva di 450 milioni di euro. Una domanda si pone immediata e spontanea: quante volte potrà trovare impiego l’elicottero date le notevoli restrizioni poste al volo notturno attribuibili di volta in volta alla visibilità, allo zero termico, alla manutenzione od altro? Non sarebbe più utile investire tutti questi mezzi finanziari, non di modica entità, nell’assunzione di personale, anzichè dotarsi di una improbabile struttura? che poi sarebbe in verità il modo più produttivo ed efficace per garantire il diritto alla salute dei pazienti e assicurare ai medici un razionale servizio di guardie e reperibilità conforme alle leggi e ai canoni contrattuali. È facile immaginare quanto ne guadagnerebbero anche le liste d’attesa!

Vogliamo concludere con un altro aspetto complementare, ma non trascurabile, nell’analisi fin qui proposta. Siamo difatti critici riguardo alla sottovalutazione che si fa delle strutture residenziali territoriali. Le riteniamo rilevanti nella gestione complessiva della sanità per il ruolo di supporto sociale che svolgono. Ci riferiamo alla Residenza Sanitaria Assistita (RSA) e alle cure intermedie del presidio di Sassoferrato e alle residenze protette (RP) di Cerreto d’Esi, Fabriano e Sassoferrato, troppo spesso trascurate o sottoutilizzate (vedi la recente chiusura temporanea di posti letto senza trasloco). Esse rappresentano invece un valido servizio. Da un lato possono concorrere a decongestionare l’elevato turn-over della medicina e dell’ospedale tutto. Dall’altro possono costituire un’efficace risposta al complesso bisogno assistenziale che tante famiglie avvertono di fronte a un loro anziano malato e dipendente.

Tali posti letto residenziali sono indispensabili se si vuole fornire accoglienza a parecchi anziani non autosufficienti tanto più nella presente circostanza in cui circa trenta utenti ospiti presso l’Hotel Gentile dovrebbero essere trasferiti a causa delle controverse vicende che stanno interessando detta struttura. Occorre perciò accelerare l’iter autorizzativo di ulteriori posti letto in RP come era previsto per l’ambito territoriale, del resto già predisposti, che eviterebbero le criticità nella domanda di accoglienza delle famiglie e nelle dimissioni ospedaliere stesse.

Oculato uso delle risorse, competenza e programmazione sono le chiavi per servizi sanitari all’altezza dei tempi e al servizio della collettività tutta. Ciò richiede lungimiranza e tempestività nell’individuare le zone carenti, nell’assicurare nomine, ricambi nei pensionamenti, nell’effettuare investimenti nel reclutamento e nella formazione del personale medico, infermieristico e socio-assistenziale. Occorre, inoltre, puntare alla stabilizzazione di figure professionali indispensabili sulle quali il sistema sta già investendo, onde superare la precarietà occupazionale e rendere attrattivi l’inserimento e la permanenza nei vari servizi del territorio di operatori motivati e di riconosciuta professionalità, che rischiano invece di trasferirsi in altre sedi più organizzate e con prospettive di rapida stabilizzazione.

 

 

 

 

 

 

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