NELLE MARCHE PERSI 3.457 POSTI DI LAVORO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Dall’analisi dei dati del conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato, emerge un quadro di profonda preoccupazione per la situazione in cui oggi si trova la Pubblica Amministrazione anche nella nostra regione e di quello che accadrà a partire dal prossimo anno sul fronte occupazionale. I dipendenti pubblici nelle Marche risultano essere sempre meno, sempre più anziani, con più carichi di lavoro.Analizzando i tre grandi comparti delle Funzioni centrali, delle Funzioni locali e della Sanità il personale congedato e non sostituito nell’arco di tempo dal 2010 al 2016 è pari a 3.457 unità, così distinto:

• 741 nelle Funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici)
• 2.030 nelle funzioni locali
• 686 nella sanità.

Che succederà nei prossimi anni ?

Considerato che, al 31 dicembre del 2016, la classe d’età più numerosa era quella ricompera tra i 50 e i 54 anni, si prevede che in tutta la pubblica amministrazione nel 2020 circa 262.000 lavoratori si troveranno nella classe 65-67 e 621.000 nella fascia 60-64. Dall’analisi dei dati a fine 2016 i lavoratori con più di 60 anni di età erano 124.737 nelle Funzioni centrali, 230.057 in Sanità e 199.692 nelle Funzioni locali. Possiamo ragionevolmente prevedere che circa il 40% delle lavoratrici e dei lavoratori dei tre comparti presi in esame nei prossimi 3-6 anni potrebbe raggiungere i requisiti per la pensione. Per mantenere almeno l’attuale livello dei servizi e delle prestazioni negli stessi comparti è necessario assumere nei prossimi 3-6 anni 550.000 lavoratrici e lavoratori. Fatte le debite proporzioni anche nella nostra Regione sarà necessario procedere ad assunzioni in numero adeguato per garantire servizi e prestazioni ai cittadini, in specie nei segmenti più “operativi” della pubblica amministrazione. La lettura dei dati del conto annuale e le rilevazioni statistiche sui servizi pubblici confermano quindi quanto denunciamo da anni. Il perimetro di intervento dei servizi pubblici arretra e il sistema è al collasso, se non si procede con un piano straordinario di assunzioni di giovani nelle pubbliche amministrazioni le conseguenze saranno inevitabili: ci saranno meno servizi per i cittadini e più privatizzazioni con il rischio di aumento delle disuguaglianze. È necessario procedere urgentemente con la piena applicazione di quanto previsto nell’accordo del 30 novembre 2016 e dall’art. 20 del D.lgs 75/2017 in tema di superamento del precariato, così come è indispensabile avviare urgentemente un piano straordinario di nuove assunzioni, rivedere la normativa sulle pensioni e rinnovare tutti i CCNL per fornire alla contrattazione gli strumenti necessari per intervenire sull’organizzazione del lavoro, la giusta valorizzazione professionale e attivare, anche attraverso la contrattazione integrativa, modalità di lavoro, orari, turnazioni che riducano i carichi di lavoro. Solo così si potrà invertire il trend negativo, che dura ormai da troppi anni, e dare nuova linfa al lavoro pubblico per servizi efficienti e di qualità.

cs

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