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RESTARE VIVI

Nella carrozza del treno ci sono ventidue passeggeri in silenzio che sbirciano il loro cellulare, altri due ascoltano musica e muovono la testa ossessivi con un ordigno alle orecchie che fa capo sempre al cellulare, e poi c’è un vecchio che dorme russando. A Milano in via Paolo Sarpi, in uno dei nuovi ristoranti alla moda del cosiddetto quartiere cinese, c’è un famigliola ben vestita di sicura estrazione borghese, sono in quattro e tutti sono impegnati col cellulare e ovviamente non si parlano. E come loro anche le altre quindici famiglie che aspettano il ramen. Alla stazione di Bologna trovo un gruppo di studenti che attendono un treno e mentre aspettano stanno chattando col cellulare, pochi parlano e se parlano ovviamente telefonano.

Quello che si sta conclamando ora si è preparato con cura negli anni scorsi e oggi deflagra. Ce lo spiega bene uno scrittore che si chiama Giuseppe Montesano e che ha scritto due bei libri sulla lettura e sulla vita. Da uno di questi leggo: “in questo momento milioni di amici sono al bar a bere l’aperitivo in silenzio perché tutti controllano gli smartphone e rispondono ad altri milioni che stanno al bar a bere l’aperitivo, ma in realtà rispondono a quelli che stanno all’altro bar che però è come se fosse lo stesso bar e così via”

Fa ridere certo ma non c’è molto da ridere, anzi se ci pensiamo questa cosa che accade ovunque, a partire dalla scuola dove non c’è mai stato un divieto formale sull’uso del cellulare, questa cosa appunto fa orrore. Siamo stati invasi anche nelle nostre coscienze e ci siamo praticamente adattati all’invasione. Mentre leggevo il testo di Montesano ho provato a praticare una forma di autocoscienza per scoprire che facevo fatica a non controllare almeno ogni mezzora il telefono, perché anche io sono invaso.

Certo stiamo diventando degli analfabeti funzionali ed emotivi e quello che è più grave l’abitudine a percepire una realtà digitale allontana dai giovani gli strumenti di una formazione profonda, ci sono ormai centinaia di indagini delle neuroscienza ed esperimenti a certificarlo. I paesi ad alto impatto tecnologico stanno tornando indietro, nelle scuole di questi paesi si discute della possibilità di vietare l’uso del tablet e degli ordigni tecnologici. Non siamo più vivi, viviamo per procura, mandiamo avatar di noi stessi verso gli altri che fanno altrettanto. Uno smodato narcisismo invade la rete, invece che pensieri fabbrichiamo opinioni e le giochiamo, urlando, si costruiscono influenze e domini, rovine e disastri dentro il Web. Eppure l’esperienza non la incontriamo mai, non ci mettiamo mai davanti all’ignoto che è forse l’unica regione del reale a poter mobilitare il rischio, l’immaginazione, la socializzazione autentica. Per fare questo dobbiamo trasgredire il tabù, rischiare la disconnessione. Facciamo un fioretto a Natale, cerchiamo di rimetterci a leggere in silenzio e spegniamo il cellulare, diventiamo lettori selvaggi e restiamo vivi. “Non siamo nati esseri umani, ma possiamo diventarlo se leggiamo per vivere, perché l’educazione della mente e dei cinque sensi che avviene attraverso le parole dei romanzi e delle poesie è una educazione alla vita”

Alessandro Cartoni