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PROPORZIONALI’S KARMA: I PARTITI ITALIANI SALGONO A 44. IN FILA PER SEI, COL RESTO DI DUE

Certi partiti non finiscono, fanno dei giri immensi, e poi ritornano. Mentre in una città di 30 mila bipedi come Fabriano brulicano candidature (il tassametro dice cinque aspiranti primi cittadini al momento), investiture, conventicole, finte di corpo e spassosi pesci aprilini, con i poveri fabrianesi già scorati del loro che iniziano a strizzare l’occhio a cocktails di ansiolitici alla sola idea di ritrovarsi, l’11 giugno, una scheda elettorale formato foglio protocollo piegato in 16 parti, a undici mesi dal “gong” delle elezioni politiche il quadro a livello nazionale sfiora la pochade. Che in gergo teatrale vale a dire farsa: tra scismi e scissioni, tra disgiunzioni e divorzioni, soltanto dopo la goleada del NO al referendum dello scorso 4 dicembre sono nati altri sette nuovi partiti.

Sempre per il solito dilemma morettiano del… “mi si nota più se resto in un angolo in un partito grande oppure se fondo un partito nuovo con più lettere (nel nome) che elettori?” – l’arlecchinesco panorama delle sigle partitiche italiane diventa di mese in mese più frastagliato. Dunque: il bipolarismo riposa ormai in pace tra appassiti petali di crisantemina. Lo abbiamo ripetuto sei miliardi di volte in questi anni: è tornato alla casa del padre con tutti i conforti religiosi proprio nel febbraio 2013, quando il maxi-pareggio alle urne tra centrosinistra, centrodestra e M5s lo trafisse a morte. Che un altro funerale (quello assai poco solenne del Porcellum celebrato dalla corte Costituzionale) potesse agitare venti tutto sommato fisiologici di proporzionale è altro aspetto che avevamo messo in conto. Adesso però, usando un francesismo, la stiamo facendo fuori dal vaso. “Unione nostalgici pantalone a zampa”, “Vittime dell’alluce valgo” e “Movimento dei pensionati in coda alle Poste”: mancano soltanto sti tre partiti e il Risiko è completo.

Lo scenario è da raccapriccio totale. Due sabati fa, al centro congressi Alibert, seguendo per lavoro (cosa non si fa per un torsolo di mela) la morte e resurrezione dell’alfaniano Nuova Centrodestra tramutatosi in ALTERNATIVA POPOLARE tra cannoli siciliani, doppiopetti blu e immancabili siparietti dell’ex Iena Enrico Lucci, mi sono prodigato a tempo perso nella cervellotica conta, non so se più comica o più avvilente, dei drappelli partitici italiani. E tenendo fuori i “cartelli” degli italiani all’estero e lo sterminato cucuzzaro delle formazioni di matrice territoriale quali l’altoatesino Sudtirol Volkspartei o la storica Union Valdotaine, ne ho contati 44. Sì, 44: roba da prendere la tessera elettorale e farci degli origami da regalare a qualche istituto per orfanelli.

Destra, sinistra, centro, nord, sud, ovest, est: tutte le aree più che balcanizzate sono ridotte ormai a gang, fatta esclusione per quelle 4-5 forze un po’ più massicce. Partiamo da quelle ai primi vagiti. Gli sconquassi in casa Pd hanno portato alla nascita di ARTICOLO UNO-MDP, la nuova casa degli scissionisti nazareni (dai dioscuri D’Alema e Bersani a Speranza fino al governatore toscano Rossi), nella quale sono confluiti per un’altra bella siringata di appeal i fuggitivi di SINISTRA ITALIANA, altro brand nato sulle ceneri di Sel col congresso riminese di due mesi fa che ha incoronato Fratoianni capobastone (e sancito la fuga degli Scotto e D’Attorre). Rimanendo a sinistra, c’è anche il corteggiatissimo CAMPO PROGRESSISTA di Giuliano Pisapia, tirato per la giacca sia dal Pd sia dai suoi avvelenati ex. Spostandoci più al centro, oltre ad AP di Alfano, senza turbare il sonno di nessuno ha visto la luce il gruppo CENTRISTI PER L’EUROPA del redivivo (o redimorto?) Casini e del ministro dell’Ambiente Galletti. A Destra, al grido di Eia! Eia! Alalà! ecco il MOVIMENTO NAZIONALE PER LA SOVRANITA’ dei mai domi nipotini del littorio Alemanno e Storace. Ultima new entry, un tantino più esotica, è la formazione RINASCIMENTO del diversamente pacato Vittorio Sgarbi.

E per ora siamo a sette. C’è quindi il MOVIMENTO 5 STELLE, ad oggi dato in vetta dai sondaggisti. C’è ALTERNATIVA LIBERA, la sigla dei grillini fuggiaschi e cacciati. Scorrendo gli altri vari “marchi” presenti in Parlamento, da destra abbiamo i tre big LEGA NORD, FRATELLI D’ITALIA E FORZA ITALIA, a seguire gli ossimorici CONSERVATORI E RIFORMISTI che fanno capo all’Europarlamentare Raffaele Fitto, quindi FARE! il cui leader è l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi eIDEA capitanata dall’ex ministro delle Riforme (con Letta) Gaetano Quagliariello. Ci accentriamo ancora ed ecco l’usato sicuro dell’UDC di “Montgomery Barnes” Cesa, ALA di Verdini e dei suoi pittoreschi sgherri, RIVOLUZIONE CRISTIANA di Gianfranco Rotondi (Ora pro nobis), SCELTA CIVICA di Zanetti ed altri ex supporters di Mario Monti e infine tre stampelline della maggioranza a trazione Pd come DEMOCRAZIA SOLIDALE della carpa dell’Adige Lorenzo Dellai, CENTRO DEMOCRATICO di Bruno Tabacci e PARTITO SOCIALISTA ITALIANO del viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini.

Fuori dalle aule parlamentari il piastrellato diventa mosaico Klimtiano. A destra si parte con FORZA NUOVA di Roberto Fiore e CASAPOUND a guida dell’incazzosissima pelata di Gianluca Iannone. Resta vivo anche il rautiano MOVIMENTO SOCIALE-FIAMMA TRICOLORE. E’ su più miti consigli invece il moribondo MOVIMENTO PER LE AUTONOMIE di Raffaele Lombardo, ex regnante di Sicilia, mentre è di stampo liberal il giovane ENERGIE PER L’ITALIA di Stefano Parisi. Privo di cromatura specifica è il PARTITO DEI PENSIONATI, che pesca trasversalmente tra i sindacati. Capitolo a parte va aperto per il glorioso Partito Radicale: la morte di Pannella un anno fa ha consumato la definitiva diaspora che ha portato ora al PARTITO RADICALE NONVIOLENTO TRANSNAZIONALE E TRANSPARTITO (gli scioglilingua di mia nonna erano più fighi francamente) con la leadership del pannelliano di ferro Maurizio Turco, contrapposto ai RADICALI ITALIANI guidati dal giovane Riccardo Magi (il gruppo dei militanti più vicini alla Bonino in passato). Resta in sella, ma su un ronzino, anche l’ITALIA DEI VALORI, la creatura che fu di Antonio Di Pietro, mentre provano a riorganizzarsi la FEDERAZIONE DEI VERDI (capobanda Angelo Bonelli) e il NUOVO PSI (alla cui presidenza c’è l’ex governatore campano Stefano Caldoro). Sono in piedi, ma arrivano sì e no a trovare il quarto per il tresette, anche due sigle storiche come il PARTITO REPUBBLICANO e il PARTITO LIBERALE. C’è a poi AZIONE CIVILE di Antonio Ingroia, ancora non seppellita definitivamente.

A sinistra è roba da emicrania: POSSIBILE di Pippo Civati è l’ultima colonna d’Ercole del Parlamento. A Strasburgo c’è ancora L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS (Eleonora Forenza e Curzio Maltese coordinano loro stessi). Di falci e martelli è tutto un picchiare: ci sono il PARTITO COMUNISTA ITALIANO, risorto un anno fa alla Bolognina con Mauro Alboresi (chi?) segretario, il PARTITO COMUNISTA (e basta) di Marco Rizzo, il PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI di Marco Ferrando che tiene il fiato con i denti ma vivacchia, e infine per stomaci fortissimi e malinconici del bolscevismo SINISTRA ANTICAPITALISTA di Franco Turigliatto (sì, quello che Prodi si sogna ancora la notte dopo il suo circo in Senato nel biennio 2006-2008).

Un torneo a 44 squadre in politica dovrebbe significare tanta partecipazione e frotte di humus democratico. Però siamo in Italia, e la coccia rotta in mille e pezzi è solo sintomo di schizofrenia e mania assurda di protagonismo e di siccità di idee, sempre più impercettibili in cotanto casino. Un proporzionale con sbarramento al 3% dà speranze a molti e in un tripolarismo poteva anche starci. Ma così, come ha detto l’esperto di marchingegni elettorali Pino Pisicchio (che guarda caso è il capobranco del Gruppo Misto a Montecitorio) è aritmeticamente impossibile che dalle urne possa venire fuori una maggioranza, specie se il partito a prendere più voti sarà il M5S. Secondo alcuni giornali stranieri (tra cui l’Economist), in Italia nel 2018 si voterà più di una volta come accaduto un anno fa in Spagna, finché non uscirà fuori una pseudo-maggioranza. Nel frattempo vi consigliamo di avviarvi per tempo e di andare sul sito della RyanAir: ci sono ghiotte offerte per biglietti di sola andata.

Valerio Mingarelli