“LA DUCHESSA DEL LAGO”: IL NUOVO LIBRO DEL “CRONISTA NARRATORE” LUCIANO GAMBUCCI

Giornalista, insegnante di Scienze Matematiche, redattore del “Resto del Carlino”, penna storica ed apprezzata del settimanale diocesano “L’Azione”, direttore di Tv Centro Marche, Consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti e “cronista narratore”, come lui stesso si definisce. L’attività giornalistica di Luciano Gambucci non ha bisogno di presentazioni. Per anni è entrato nelle nostre case, con garbo e professionalità, con i notiziari di Tv Centro Marche, è stato ed è tuttora un punto di riferimento per tutti coloro che desiderano avvicinarsi al mondo dell’informazione e del giornalismo. Dopo una prima presentazione, riservata ai colleghi della stampa locale, del libro “La duchessa del lago” (edito da Futura Libri, Perugia) mercoledì 13 ottobre, alle ore 18.15 presso il Teatro San Giovanni Bosco di Fabriano, si terrà un incontro con l’autore presentato da Carlo Cammoranesi, direttore de L’Azione, con la partecipazione di don Umberto Rotili che svilupperà l’interessante tema: “Perché scrivo?” Abbiamo incontrato Gambucci per qualche anticipazione e curiosità sulla genesi de “La duchessa del lago” e per una riflessione sui cambiamenti del giornalismo con l’avvento della stampa on line.

Gambucci, il suo ultimo lavoro è un giallo che conquista ed appassiona il lettore sin dalle prime battute. Possiamo accennare alla trama senza ovviamente “spoilerare” il finale?

Alex Romano, giornalista politico del quotidiano romano “Il Messaggero”, con la sua famiglia, moglie e due figli, periodicamente torna in vacanza in un paese dei Monti Sibillini dove la famiglia ha una casa. I Romano, infatti, sono originari di quella zona di cui amano l’ambiente, l’aria pura e frizzante, la cucina, la semplicità dei rapporti. Durante una escursione si imbattono nei resti di una persona. Il giornalista ne è coinvolto fino al punto di diventare, via via, una specie di detective.

Nel sottotitolo si parla di un’indagine su un delitto non voluto: ci sono dei richiami a qualche fatto di cronaca che lei ha seguito durante la sua lunga carriera giornalistica?

Si, l’ispirazione viene da un fatto clamoroso avvenuto quaranta anni fa nella zona di Sarnano, la scomparsa della baronessa De Rothschild e della sua amica/assistente che vennero ritrovate molti mesi dopo sotto parecchi metri di neve. Un caso clamoroso che nessuno è mai riuscito a dipanare e che io, all’epoca, ho seguito per Tv Centro Marche. Una storia ingarbugliatissima, incomprensibile. Il fatto mi ha ispirato ma tutto il resto è frutto di fantasia, anche se…

L’ambientazione della storia è principalmente in un paesino dei Monti Sibillini, con una minuzia di racconti dei paesaggi, della quotidianità ed anche delle tipicità enogastronomiche del luogo. Quanto c’è di autobiografico nei suoi richiami ai viaggi della famiglia Romano, protagonista della storia, nel paese di Ponticello?

Io scrivo di getto, senza troppo ragionare, per cui penso che molto dipende da ciò che la fantasia mi richiama in quel momento. Mi diverte raccontare facendo riferimento a ambienti, luoghi, persone, trattorie, paesaggi, che ben conosco. Anche i nomi sono tutti inventati. Faccio un piccolo esempio: il gestore del ristorante in riva al lago si chiama Fabietto: è un personaggio che ho conosciuto, che gestisce un ristorante ma in riva al mare, alto due metri e di struttura massiccia. Il contrario del suo nome.

“La duchessa del lago” è stato interamente scritto presso il Monastero di San Silvestro. Per lei è ormai un rinnovato luogo di ispirazione, perché questa scelta?

San Silvestro, il monte Fano, tutto l’ambiente circostante, gli splendidi panorami che spaziano fino al Cucco, al Catria, mi affascinano fin da bambino. Ogni volta che salgo, sia nelle giornate assolate o piuttosto imbronciate, vivo delle sensazioni che non so descrivere. Il monastero poi, con la maestosità e il suo silenzio sono un carburante potente che è difficilissimo descrivere. Stimo e ammiro i monaci, di alcuni sono amico.

Dopo tanti anni di giornalismo o come si è soliti dire in gergo “sul pezzo”, come cambia l’approccio al racconto di un fatto o di una storia attraverso i capitoli di un libro, senza il limite del numero di battute da rispettare?

Non mi reputo uno scrittore ma un cronista narratore. Scrivo da sempre, è un impulso che mi viene da una forte capacità di attenzione a ciò che mi circonda. Per me scrivere è una necessità. Ovviamente, un conto è scrivere un articolo rifacendosi ad un fatto che poi tu narri per un lettore, altro è scrivere un libro magari di larga fantasia seguendo una storia che via via ti viene spontaneo inventare. Sembrerà singolare ma alcune delle storie più belle non le ho mai scritte perché mi vengono in mente mentre viaggio, da solo, in auto. Poi se non le fisso mi svaniscono.

Il mondo giornalistico ha subito profondi cambiamenti. Con l’avvento delle testate on line si tende sempre più ad un’immediatezza nella diffusione delle notizie, anche attraverso i nuovi canali social. Come è cambiata la nostra professione e, soprattutto, lei ci si ritrova in questo rinnovato metodo per fare informazione?

L’immediatezza di una informazione è altamente positiva. Manca però la componente, a mio parere, più significativa: “i perché e i per come” come si diceva una volta. Alzi la mano chi è in grado di spiegare, per esempio, ciò che è accaduto in Afganistan e se ha mai trovato sui social annotazione storico-politiche-culturali in una notizia on line. Spesso le notizie sono scritte male, malissimo, per il semplice fatto che ci ha pensato un algoritmo. L’on line è una strada potentissima che ci unisce ma che ha bisogno di tanti autogrill dove soffermarsi che oggi sono ancora rari. Mi ci ritrovo? Indubbiamente si come strumento, spesso no per come è utilizzato.

Gigliola Marinelli

 

 

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