SUPERARE LA PAURA DEL TERREMOTO E’ POSSIBILE? I CONSIGLI DELLA NOSTRA PSICOLOGA

Il terremoto è un evento naturale difficile da gestire anche per gli adulti, soprattutto per la reazione di ansia e paura che genera in ognuno di noi. Da una parte ci sono i possibili danni alla nostra casa, dall’altra ci sono i danni immateriali che avvengono dentro di noi. Paura, frustrazione, insicurezza, sono tutti sentimenti che il terremoto suscita negli adulti e nei bambini. Ne parliamo con la dottoressa Daniela Magnini, psicologa-psicoterapeuta, socia fondatrice dell’associazione A.P.E. (Associazione Psicotraumatologia Emergenza P.A. onlus aderente all’A.N.P.A.S. Marche).

Dottoressa, quali sono e come affrontare le reazioni ad un evento anormale, quale il terremoto?

“Le reazioni più comuni sono: paura, ansia, agitazione, iperattivita’, difficoltà ad addormentarsi, problemi del sonno, incubi, pensiero fisso sul terremoto, iperattenzione nei confronti di rumori, odori immagini che riconducono ai momenti del terremoto. Condividere con altri i propri pensieri ed emozioni, ad esempio con un familiare, un amico o una persona di cui si ci fidi, sia che abbia vissuto nostra esperienza e che quindi stia vivendo le stesse emozioni e pensieri, sia una persona che non abbia vissuto il trauma ma sia in grado di comprenderci. Comprendere che avere paura dopo un terremoto è normale: tutti abbiamo paura del terremoto! Concedersi qualche momento per se stessi, per ascoltarci e rilassarci, anche attraverso il rilassamento muscolare se possibile, evitare di interrompere la propria attività lavorativa o di volontariato, oppure rendersi disponibile per le attività negli hotel ospitanti, magari proponendo attività o iniziative, con i bambini,anziani o adolescenti. Non aver paura di chiedere aiuto ad esperti presenti se ci si rende conto che la sintomatologia post traumatica è eccessiva, invalidande o persistente, semplicemente per avere un confronto,un supporto o un aiuto da un professionista, pronto ad aiutare in questi casi. Contare sulla propria autoefficacia, e sulla capacità di ciascun essere umano di fronteggiare problemi e difficoltà. Mettere in atto utili strategie di coping, come iniziare a fare progetti realizzabili per il futuro e conoscere la sintomatologia post traumatica, nonché riuscire a superare efficacemente i primi comprensibili momenti di smarrimento. Seguire i consigli della Protezione civile e della Croce Rossa Italiana in caso di terremoto”.

Come è possible intervenire per gestire la paura del terremoto da parte dei bambini?

“E’facile che all’indomani di una scossa di terremoto, i bambini possano manifestare ansia ed essere impauriti. Per aiutarli ad affrontare il terremoto questi sono gli accorgimenti. Aiutare i bambini insegnando come uscirne, come mettersi in salvo, cosa fare, è la maniera migliore per aiutarli anche a gestire l’ansia. Per i bambini sia importante sapere che esiste una soluzione, che intorno a loro esiste una rete di persone in grado di aiutarli, anche in un evento come il terremoto.Sicuramente è importante trovare il tempo e la tranquillità necessari per stare insieme ai vostri figli e parlare con loro. Ascoltate le loro domande, anche se ripetitive e insistenti, e rispondete loro con sincerità. Evitate il più possibile di mostrare la vostra ansia e le vostre preoccupazioni. Scegliete parole semplici e utilizzate esempi concreti e comprensibili per i bambini per spiegare quello che sta succedendo. Rispettate le emozioni e le paure dei bambini, anche se possono sembrare eccessive o irrazionali. Evitate che i bambini siano esposti a situazioni che ricordano l’evento traumatico vissuto: ne è un esempio essere ripetutamente esposti a dolorose immagini televisive”.

C’è una differenza di approccio in base all’età dei bambini?

“Per i bambini fino ai 6 anni si consiglia di state loro molto vicini, evitando separazioni a meno che non sia strettamente necessario; rassicurateli e fateli sentire protetti, mostrandovi il più possibile tranquilli e magari dedicatevi insieme a loro ad attività rilassanti, come leggere una fiaba, passeggiare, giocare, ascoltare la musica. Per i bambini in età scolare aiutateli a dare un nome alle emozioni, per riuscire a definirle e quindi a gestirle,ascoltateli quando desiderano parlare, accogliendo le loro domande e fornendo risposte chiare e semplici; rassicurateli sul fatto che è del tutto normale sentirsi tristi e arrabbiati e che non si devono sentire “cattivi” o “sbagliati” se sperimentano queste emozioni”.

Per i ragazzi in età adolescenziale?

“Il consiglio è di dare loro supporto e rispettate sempre il loro punto di vista e le loro emozioni; fateli sentire importanti nella gestione delle prime ore dopo il sisma e nel processo di ritorno alla normalità, valorizzando il loro aiuto e le loro capacità. Importante è prestare attenzione a eventuali comportamenti aggressivi o autodistruttivi e, qualora tali atteggiamenti persistano, fatevi aiutare da un esperto”.

Riguardo la paura dello sciame sismico quali consigli possiamo dare ai nostri lettori?

L’avere paura e lo stato di allerta sono reazioni naturali ad eventi del genere. Questo prolungato sciame sismico però rischia di produrre più danni dal punto di vista psicologico perché può tramutare una paura giustificata in una vera e propria fobia da affrontare anche negli anni successivi. La reiterazione nel tempo dello stesso evento traumatico infatti rischia di inficiare sulla stabilità emotiva della persona tanto da trasformare una reazione fisiologica e naturale in una patologia”.

Come si agisce in contesti di stress post traumatico?

“Grazie al lavoro di professionisti le persone colpite dal trauma possono iniziare ad indirizzare le proprie emozioni in maniera costruttiva. La prima fase è quella dell’elaborazione e condivisione del vissuto. Spesso si tende a non voler verbalizzare l’accaduto quando invece è importante per poterlo affrontare. Riuscire a parlare degli eventi e delle proprie emozioni liberamente, senza paura di un giudizio etico e morale da parte di chi ascolta è importante. Spesso si tende a dissimulare uno stato emotivo per paura di giudizi altrui o perché ci si sente responsabili per altre persone.Una delle frasi più ricorrenti tra chi vive un genere di trauma come il terremoto è quella del “bisogno di tornare alla normalità” o “come era prima”. In questi casi è importante che questo bisogno venga affrontato realisticamente. Il “come era prima” è un modo generico che non per forza intende dire di volere esattamente tutto come prima. Più in generale il bisogno celato è il voler tornare sereni come si era prima. E’ lo stato di serenità e tranquillità che viene ricercato anche se poi lo si associa ad azioni o cose concrete (come la propria casa per esempio).Per questo riuscire a sviluppare scenari realistici è importante. Disancorare l’ansia dai ricordi e da ciò che si è perso mentre si proietta il proprio stato d’animo verso obiettivi concreti e realizzabili nel futuro”.

Gigliola Marinelli

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