TERREMOTO/EPICENTRO FABRIANO, PARLA IL GEOLOGO TONDI – Esclusiva Radio Gold

DI PAOLA ROTOLO 

Ha inevitabilmente attirato l’attenzione di tutti noi leggere il nome della nostra città della carta classificato come epicentro della scossa di magnitudo 3.2 che si è verificata lo scorso 8 gennaio alle 14:48. Per capirne di più abbiamo intervistato il Professor Emanuele Tondi dell’Università di Camerino, ormai noto a tutti essere uno tra i maggiori esperti di geologia sul piano nazionale e divenuto per questo un punto di riferimento per tutti noi.

Professore, questa scossa verificatasi con epicentro Fabriano fa parte dell’aftershock della sequenza già innescata di Preci?

“No, il sisma dell’8 Gennaio non si può considerare come parte dell’aftershock di quella sequenza sismica, ma è un fenomeno a sé stante. Tra l’altro, è anche di natura del tutto diversa dai precedenti terremoti.

L’ipocentro della scossa è stato identificato a circa 49 km di profondità, da cosa dipende e che cosa comporta?

“Questo terremoto si è verificato in una zona sismogenetica molto profonda. La prima fascia infatti, quella nella quale prevalentemente sono identificabili gli ipocentri dei terremoti più devastanti che percepiamo, arriva a circa 10/15 km di profondità; poi c’è una zona nella quale non si originano terremoti a causa delle alte temperature che rendono il terreno molto morbido e malleabile; ancora al di sotto, troviamo una seconda zona sismogenetica, che va dai 40 ai 50 km circa di profondità e che è proprio quella nella quale si è originato questo terremoto con epicentro Fabriano. Di simile origine fu anche il terremoto del 26 marzo 1998 a Gualdo Tadino, di magnitudo 5.4 ed ipocentro a 45 km, profondità, queste, che da una parte attenuano la potenza del terremoto nei territori adiacenti all’epicentro, riducendone quindi la percezione dell’intensità e limitando i danni, ma dall’altra ne agevolano la propagazione delle onde in zone più ampie. Di certo a queste profondità non ci è possibile né studiare né classificare le faglie.

Che cosa dobbiamo aspettarci ora?

“Di certo secondo lo sciame sismico precedentemente innescato sta avvenendo tutto nella norma, le scosse continuano ad andare scemando sia per frequenza che per intensità. Ci sono state altre scosse che hanno interessato zone diverse, ma limitrofe, del tutto normali quindi, perché è normale che l’energia accumulata venga scaricata. Per quanto riguarda altri terremoti non proprio in zone adiacenti e quindi non strettamente connessi con lo sciame in analisi, sottolineerei che al limite tra la placca adriatica e quella europea ne sono sempre avvenuti e ne avvengono tutt’ora continuamente, il fatto che in questo momento ci si faccia più caso è un’altra cosa, comprensibilissima direi, quando però consapevole.

p.r.

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