QUANTI RITARDI SUI TRENI, L’ODISSEA DEI FABRIANESI

di Marco Antonini

Fabriano – Sai quando parti, ma solo se il treno nasce nella tua stazione. Altrimenti ti devi armare di pazienza e sperare di essere nel tuo giorno fortunato. Benvenuto sulla tratta ferroviaria Ancona-Roma. I pendolari sono stanchi: da troppi anni attendono il raddoppio dei binari per guadagnare minuti preziosi nell’attraversare Marche, Umbria e Lazio. Il clima è rovente. Ad oggi i disservizi sono tanti e peggiorati col Covid e non riguardano solo i ritardi. La fabrianese Adele Allegrini va a Roma settimanalmente per motivi di lavoro nell’ambito turistico e culturale.

“In questi mesi è stato tolto il treno del mattino, quello delle 4 e bisogna prendere quello delle 6 con il cambio a Foligno. Si arriva a Roma alle 9, secondo la tabella di marcia, ma in realtà – dichiara – mai prima delle 9.20. Poi non è mica finita: devi scendere al lontano binario Est e fare quasi 1 km a piedi per uscire dalla stazione. Non abbiamo diritto a scendere nei binari “di testa”. Non oso pensare agli anziani e a coloro che hanno la valigia! Al ritorno – prosegue Allegrini – l’ultimo treno per le Marche è quello delle 18,30. Alle 21 non c’è più. Compare sul tabellone, con conferma del binario 2 Est, solo 15 minuti prima, quando il regionale arriva da Perugia carico di altri pendolari. Se dalla sala di attesa non ti avvii a passo svelto, vista la lontananza, lo perdi e devi prenotare una camera d’hotel. A me è successo spesso”. L’imprenditrice evidenzia come i treni presi nell’ultima settimana hanno accumulato ritardi a Foligno, almeno 20 minuti. I pendolari chiedono di rimettere il primo treno, quello che partiva da Ancona alle 4. In questa fase, visti i pochi treni e il distanziamento che impone meno viaggiatori sullo stesso vagone, bisogna arrivare in stazione con anticipo per trovare posto.

Amareggiato Sergio Solari, presidente dell’Ente Palio San Giovanni Battista di Fabriano. “La mia esperienza da pendolare è pessima. Sapevo quando partivo, ma non quando arrivavo. I treni sono stati quasi sempre in ritardo: o per un guasto o per motivi sconosciuti – dichiara Solari – in quanto nessun dipendente Trenitalia c’informava in tempo reale. Tanti pendolari hanno abbandonato il treno e si spostano con l’auto per poter arrivare a casa ad un orario decente”.

Stefano Balestra, sindacalista Cisl, si muove in treno per le riunioni di lavoro in ambito metalmeccanico. A dicembre 2017 l’odissea più snervante dell’operaio fabrianese che lavora alla Whirlpool. “Partii da Fabriano prima dell’alba e poi Roma alle 15,35, con l’Intercity già in ritardo per un guasto alla linea. A conti fatti, tra andata e ritorno – dice – per un corso, sono stato fuori quasi tutto il giorno. Ogni viaggio è una incognita nonostante i chilometri che separano Fabriano alla Capitale sono meno di 300”.

Scoraggiato l’ex sindaco di Fabriano, Roberto Sorci. “Sono anni che le Ferrovie stanno depauperando la tratta Ancona-Roma. Mancano le strade e anche i treni si adeguano invece di offrire un servizio alternativo migliore. I ritardi – evidenzia – sono all’ordine del giorno. Non ho trovati ritardi così costanti sulle altre tratte regionali italiane come sulla nostra. Poi mancano le biglietterie, molte ormai chiuse. Il Centro Italia – conclude – soffre per questo handicap infrastrutturale e dopo non lamentiamoci se nessuno investe qui”.

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