VAI GIRARDENGO! – di Laura Trappetti

Lo scorso anno “Caterpillar” di Radio2 lanciò una campagna per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace alla bicicletta. La motivazione è che la bici è democratica, ambientalista e pacifista. Sul fatto che sia ambientalista direi che non ci possano essere dubbi: la bicicletta è l’unico mezzo di trasporto che non inquini, l’unico la cui diffusione abbia una portata così vasta. Inoltre pedalare fa certamente bene alla salute, le gambe sono fatte per muoversi, non per stendersi sul divano. Muoversi in città in bicicletta nel nostro tempo è diventato simbolo di scelte sostenibili, di coscienza ecologica. Prima dell’avvento dei mezzi a motore, la bicicletta era sinonimo di velocità tecnologica. La velocità e la prestazione fisica connessa, sono legate a tutta l’epica del grande ciclismo: il Giro d’Italia, il Tour de France, Coppi, Bartali e via dicendo. Ma la bicicletta è di per sé democratica? Dal mio punto di vista dipende. Se è vero che in sostanza quasi chiunque può permettersela, mentre un’automobile no, è vero anche che c’è bici e bici. Non è infrequente la domenica incrociare cicloamatori abbigliati di tutto punto di indumenti tecnici e caschi sfrecciare su sfolgoranti e costosissimi velocipedi. Hanno borracce, attrezzature all’ultimo grido e sono gli stessi che spesso non si curano di andare in fila indiana come dovrebbero, con grande disappunto degli automobilisti. Permettersi questa forma di pedalata non è esattamente a disposizione di tutte le tasche. D’altro canto ci sono diversi ciclisti che viaggiano su vecchie e improbabili Graziella, sono ragazzi africani che si recano così sul “posto di lavoro”: i parcheggi dei supermercati dove elemosinano gli euro dei carrelli e fanno giornata. Nell’antropologia delle due ruote in questi giorni sono comparsi i lavoratori di Foodora. Sono giovani che macinano chilometri nelle grandi città per consegnare cibo pronto a casa per 2,70 euro a consegna. Della loro esistenza, dei compensi da fame, del non riconoscimento di alcun diritto sindacale, ci hanno fatto sapere grazie alla loro protesta a Torino: hanno fermato le bici per dire che oggi in Italia, per loro come per molti, il lavoro non è dignità, ma sfruttamento. Pensando a loro, mi è tornata in mente una canzone di De André dove la prostituta si rivolge al re Carlo Martello dicendo: “Beh proprio perché voi siete il Sire, fan cinquemila lire, è un prezzo di favor”. Mi piace l’idea della bicicletta democratica, ma tutto il resto ci racconta altro.

error: Attenzione: Riproduzione delle notizie vietata - Diritti riservati
Contattaci al 393 000 9690
Prima di iniziare la conversazione è obbligatorio accettare la nostra privacy policy