Teatro: luoghi e Luoghi – di Laura Trappetti

Il Teatro è il mio mestiere da vent’anni: formare, educare, organizzare, recitare, creare e dirigere spettacoli. In parole semplici è quello che faccio e se qualcuno mi chiede “ cosa fai nella vita?” e io rispondo così, quasi sempre la domanda successiva è: ma di lavoro? Sì, c’è anche chi il Teatro lo fa di lavoro, anche se ci vuole un grande amore, passione e dedizione. E’ un lavoro precario e molto spesso la fatica non è compensata da altrettanto riconoscimento pubblico e nemmeno privato. Ma tant’è, siamo in tantissimi a lavorarci e a mantenerci facendo Teatro con le più svariate mansioni. E’ inevitabile che in vent’anni mi sia interrogata spesso su quello che faccio, ma anche su dove lo faccio, sui luoghi. Ogni volta che si pensa al luogo teatro, l’immagine è quella di un palcoscenico, il sipario, le poltrone rosse, i posti a sedere per il pubblico poi il consueto rituale organizzativo: biglietti, mascherine, la campanella o il lampeggio delle luci che annunciano l’inizio. Per chi sta dietro le quinte, il teatro sono i camerini, le corde, la graticcia, il camminare senza far rumore, come fluttuando nel buio, i costumi, il trucco. Questa è l’immagine, questo il clichet e quello che trasforma un luogo qualunque in uno spazio destinato ad un utilizzo particolare. Ma mi chiedo: è sufficiente? Perché al di là degli standard e dei rituali, un luogo assume un senso in base a quello che lì avviene. Così Piazza San Giovanni a Roma non è più lo spazio antistante una chiesa, che ti apre lo sguardo alla facciata, ma la piazza delle adunate politiche e del concerto del 1° maggio. Così un teatro acquista il suo valore non per la gestione o per come è architettato, ma per quello che ci si fa dentro ed esso, se davvero è Teatro, potrebbe svolgersi ovunque e quell’ovunque esserne trasformato. Ieri sera, con il gruppo del Bagatto, ci siamo chiesti cosa sia il Teatro per noi. Io mi sono spinta a dire che sarebbe meglio non fare molto del Teatro che viene fatto, spesso è un imbroglio, un involucro vuoto. Ma è estremo; vorrei però che la parola Teatro si riempisse di significato, perché come ha ben detto un’allieva “Il Teatro per me è dare un nome alle cose” e io aggiungo che è anche dare qualcosa ai nomi, un valore, una qualità.

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