65^ RASSEGNA D’ARTE SALVI A SASSOFERRATO TRA FIGURAZIONE E ASTRAZIONE

Cercando di interpretare appieno lo spirito con cui è stato costituito nel 1951 il Premio Salvi di Sassoferrato, la sessantacinquesima edizione della Rassegna Internazionale d’Arte intitolata “Artificio: tra figurazione e astrazione” si propone come un articolato ma coerente percorso nelle arti visive dalle purissime creazioni di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato, il secentesco Pictor Virginum, alle molteplici espressioni del contemporaneo, passando attraverso il serrato dialogo novecentesco tra realismo e antinaturalismo. Il nucleo fondante delle quattro sezioni in cui si snoda l’iter espositivo è la marchigianità, non già intesa come provincialismo ma come cultura eterogenea aperta al dialogo, al confronto con l’esterno. Le Marche policentriche, le Marche terra di passaggio, aperte al mare, in cui il pragmatismo si coniuga a una leopardiana vocazione cosmica, la “misura” classica volge lo sguardo all’infinito. Le Marche costellate di luoghi dell’arte, dove la creatività ha radici profonde nel passato ma anche una necessaria proiezione nella contemporaneità: attraverso la rassegna dedicata al Salvi Sassoferrato si pone annualmente al centro di queste rotte artistiche. Il coinvolgimento del tessuto urbano nel tempo si è ampliato fino a comprendere tre siti cardine: lo storico Palazzo degli Scalzi, sede della Galleria Civica d’Arte Contemporanea “G.B. Salvi” MAM’S, che ospita le mostre Omaggio a Nino Ricci e La natura morta del Novecento nelle collezioni marchigiane, il Palazzo della Pretura con la sezione Tendenze del Contemporaneo, gli artisti partecipanti al Premio e due fotografe fuori concorso, la chiesa di San Giuseppe, nel cuore del centro storico, con la personale di Giovanni Gasparro, sempre della sezione Tendenze del Contemporaneo. Ma partiamo dal titolo della rassegna. L’arte è, fin dalle sue origini, artificio: nell’accezione del saper fare, di abilità, ma anche di creazione di una realtà parallela che della natura è riflesso. E tanto più è stata mimetica tanto più si è identificata con l’artificio. “Nelle silenti immote Madonne […] Salvi crea un silenzio trascendente attorno alle figure, congelandole in una sfera intimamente sentimentale, cui viene conferito un peculiare intento comunicativo e psicologico. Nel mirabile artificio esibito nella distribuzione dei campi luminosi e nell’aria soprannaturale che spira dalle composizioni, il pittore riesce ad accordare capacità tecniche e disegnative, quale strumento primario per il conseguimento della bellezza ideale” scrive Claudia Caldari a proposito dei dipinti conservati nel monastero di Santa Chiara a Sassoferrato. Dalle avanguardie storiche che, agli inizi del secolo scorso, hanno rinnovato il linguaggio espressivo facendolo deflagrare in una miriade di forme e soluzioni fino ai giorni nostri, il binomio arte-artificio si è rafforzato, a favore di un’intellettualizzazione del processo creativo. Emblematica in questo senso è la ricerca pittorica e grafica che da diversi decenni sta conducendo nella sua Macerata Nino Ricci, l’artista cui è dedicato l’Omaggio del Premio Salvi 2015. “Silenti, immote” sono anche le sue raffinatissime composizioni nelle quali il “mirabile artificio” si compie attraverso la sintesi tra figurazione e astrazione, tra téchne e riflessione meta-artistica, nell’instancabile esplorazione delle potenzialità liriche del colore e della geometria. L’antologica presenta oli, pastelli, incisioni, rilievi e libri d’artista dagli anni Cinquanta ad oggi. La mostra dedicata alla natura morta nel Novecento propone opere provenienti da collezioni marchigiane, in gran prevalenza private. Un’occasione unica quindi resa possibile grazie alla generosità di chi ha colto il nostro invito a condividere con il pubblico della rassegna Salvi il godimento di questi preziosi microcosmi, solitamente conservati alle pareti delle dimore. Uno spaccato della produzione artistica del secolo scorso costituito da dipinti, opere grafiche e ceramiche di trentasei autori, in parte marchigiani, come Bartolini, Licini, Ciarrocchi, Giacomelli, Monachesi, altri attivi nelle Marche come Caffè, Castellani, Pende; altri ancora, quali Cascella, Funi, Gentilini, Mušič, Severini, Schifano figurano nell’esposizione come espressione del gusto e delle scelte dei collezionisti. Diffusasi nel Seicento in ambito olandese con accenti realisti e simbolici, considerata dall’accademia italiana un genere minore, la natura morta conosce una nuova stagione nel XX secolo, quando, spogliatasi di ogni allusività semantica, diviene una sorta di banco di prova della modernità, declinata nelle diverse cifre stilistiche delle avanguardie. Paradigmatica è in questo senso la lunga meditazione sul tema condotta da Morandi, presente in mostra con La grande natura morta scura del 1934, che abbiamo deciso di non includere nel catalogo per l’estrema difficoltà a realizzarne una riproduzione fedele. Figurazione e astrazione sono ancora i due poli tra cui si collocano le opere in mostra: dall’iper-realismo di Antonelli alla pennellata espressionista di Montanarini, dal realismo socialista di Guttuso a quello esistenziale di Morlotti, fino alle stranianti composizioni fotografiche di Cavalli, Piergiovanni e Ferroni. La sezione Tendenze del Contemporaneo comprende le personali di nove artisti italiani alcuni dei quali vivono o operano all’estero. Per ognuno si propone qualche opera particolarmente significativa, che ne renda il senso della ricerca artistica: i diversi media e codici espressivi costituiscono pregnanti frammenti dell’assoluta eterogeneità propria dell’arte del nostro tempo. I colti, ricercati assemblage di Grazia Cicchinè e le affascinanti sedimentazioni scultoree di Paolo Delle Monache, le impeccabili riflessioni grafiche e pittoriche di Roberto De Santis e la terribilità materica e semantica delle iconografie di Giovanni Gasparro, lo studio della sintesi della forma di Ciro Maddaluno e i minuziosi, rigorosi fogli con disegni e calcografie di Sandro Pazzi, le preziose macchine pittoriche di Piero Principi, i totemici palinsesti segnici di Paolo Sistilli e gli “oggetti celesti” di Fabio Zeppa sono tutti legati dal fil rouge della sperimentazione, di una creatività – proprio nello spirito del Premio Salvi – che unisce conoscenza, interiorizzazione dell’arte del passato e sguardo attento alla complessità del presente. La contemporaneità è ampiamente rappresentata anche nella sezione relativa agli artisti in concorso, selezionati ai fini di comporre un’offerta espositiva nuova e variegata. Provenienti da tutta Italia, sia i maestri con un consolidato percorso alle spalle che gli esordienti, sono quasi tutti nuovi alla vetrina del Premio Salvi. Dalla performance all’installazione, dalla video arte ai libri d’artista, dalla fotografia alla grafica, dalla pittura alla scultura, dalla figurazione all’astrazione: i diciotto autori in concorso sono connotati dalla coerenza della loro ricerca e dall’originalità della cifra espressiva, aspetti che verranno vagliati dalla qualificata giuria del Premio. Sono inoltre presenti nelle sale del primo piano del Palazzo della Pretura le serie fotografiche di Claudia Gori e Fulvia Menghi, vincitrici del V Portfolio dello Strega (FacePhotoNews 2014), tappa del circuito nazionale Portfolio Italia. Ancora un volta dunque l’artificio dell’arte va in scena a Sassoferrato: ci emoziona davvero che il tutto avvenga sotto lo sguardo benevolo di colui che per decenni è stato il vero artifex della rassegna, Padre Stefano Troiani.

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