LA GRANDE LENTEZZA – di Alessandro Moscè

Gli italiani non sopportano i tempi biblici della politica nel prendere una decisione che interessi tutti. C’è sempre un penultimatum e l’ultimo appello sembra non arrivare mai. Una scelta improrogabile si dilata fino a non capirne più il suo contenuto, così come l’approvazione di una legge che rompa la discussione parlamentare e non consenta più manfrine. Il premier Matteo Renzi ha capito che la popolazione si è stancata delle vane contrapposizioni di partito, di coalizione, di maggioranza e di minoranza (chi più ne ha più ne metta). La snellezza della politica, dunque, è uno strumento che appare efficace per recuperare credibilità anche agli occhi dell’elettorato stanco che non va a votare. L’astensione aumenta paurosamente: una delle ragioni per cui gli italiani si sono disaffezionati al sistema politico è la consapevolezza dell’inutilità di certi confronti tutti interni al gioco delle parti e non tesi a garantire il bene dei cittadini. Così è per l’Italicum e per ogni riforma in atto. Per non parlare della lentezza della magistratura in una democrazia malata. E’ il quadro disarmante tracciato dal Consiglio d’Europa nell’ultimo rapporto sui diritti umani nei 47 paesi dell’organizzazione internazionale. Si punta il dito contro il malfunzionamento della giustizia a causa dell’estrema lentezza dei processi. Noi italiani, inoltre, guidiamo la classifica dei paesi più in ritardo nell’esecuzione delle sentenze della Corte europea dei diritti umani. Tornando alla politica, come sottolinea Francesco Alberoni, “è tutta assorbita dalla quotidiana lotta per il potere. Quelli che un tempo erano progetti e ideali ardenti sono diventati frasi fatte che i politici ripetono come automi e a cui non corrisponde più nessun significato, nessuna emozione. Il discredito della politica è perciò anche il frutto della sua povertà culturale e del vuoto che i cittadini sentono rimbombare dietro le parole”. L’indice di gradimento del Presidente del Consiglio italiano resta alto, anche e soprattutto in ragione del modo di porsi: vuole rompere l’incantesimo della politica che non decide. La lentezza del bicameralismo è un assillo perché il passo lento, oggi come oggi, è già una sconfitta. Non possiamo sapere se sia stato dato il via ad una svolta decisiva, ma di certo il nostro Paese deve procedere molto più velocemente. Ce lo impone il modello europeo e ce lo ricorda la necessità di produrre reddito. La crisi non si supera con la politica istituzionale, ma le leggi aiutano un processo di modernizzazione inevitabile, se si vuole uscire dalle secche. Una volta si assisteva ai ricatti delle minoranze: Renzi è riuscito a far sì che la nuova norma elettorale eviti questo come l’impotenza di fronte ai numeri risicati. Ora chi vince governa. E speriamo che lo faccia bene.

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