26 SETTEMBRE 1997 ORE 11,42. PER NON DIMENTICARE IL DRAMMA DEL TERREMOTO

Di Marco Antonini

Era il 26 settembre 1997 quando, alle ore 2:33, una prima scossa di terremoto di magnitudo 5.5 – VIII grado della scala Mercalli – colpì una vasta area dell’Italia centrale, localizzata lungo l’asse degli Appennini, tra Umbria e Marche. In mattinata seguì la scossa di maggiore energia che provocò 11 morti, più di 100 feriti e oltre 80.000 case danneggiate: alle ore 11.42, soltanto 9 ore dopo, una scossa di magnitudo 6,1 Richter (VIII-IX Mercalli) scuoteva la stessa area, dando il colpo di grazia.

Iniziò, così, una sequenza sismica che continuò ad interessare per alcuni mesi le due regioni, con migliaia di scosse tra le località di Gualdo Tadino e Nocera Umbra, a Nord, e di Sellano e Norcia, a Sud. Altre forti scosse furono registrate dopo il 26 settembre: il 3 ottobre (5.1), il 7 ottobre (5.3), il 14 ottobre (5.4) e il 26 marzo 1998 (5.6), arrecando ulteriori gravi danni a queste regioni così ricche di arte e di storia. Ansia e paura tra la popolazione che dormiva in auto anche con casa agibile.

I comuni colpiti dal sisma furono quarantotto, fra cui Assisi, Gubbio, Foligno, Norcia, Valfabbrica, Gualdo Tadino, Nocera Umbra e Sellano, in Umbria. Nelle Marche i danni più rilevanti si registrarono nei comuni di Serravalle del Chienti, Camerino, Fiordimonte, Fabriano.

Il patrimonio storico-artistico perduto o danneggiato fu enorme: la cima del campanile della cattedrale di Foligno, la storica torre di Nocera Umbra, i tanti musei locali e teatri storici, di cui queste regioni abbondano. Il complesso francescano di Assisi fu il monumento lesionato più famoso, visitato ogni anno da milioni di turisti provenienti da ogni parte del mondo. In particolare i danni più gravi si ebbero nella Basilica superiore dove andò persa buona parte del suo soffitto affrescato. Mentre camminava vicino alla chiesa di San Biagio di Fabriano, a causa di un crollo del cornicione, perse la vita Agnese Ciccacci.

Da ottobre 1997 inizio’ un lungo periodo di recupero e restauro del patrimonio e delle tante case dichiarate inagibili. Anche a Fabriano in tanti furono trasferiti nei abitazioni provvisorie in attesa di poter tornare nelle loro case. Fabriano non dimentica.

 

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