E’ STORIA: UNA GUALCHIERA A SAN LORENZO DI FABRIANO
La presenza di una “gualchiera de cartis bambacinis” nella zona San Lorenzo (Canizza), in prossimità del fiume Giano, è riportata già nel XIII secolo come proprietà della signoria fabrianese dei Chiavelli, dopo l’eccidio della quale nel 1435 passata nelle mani della signoria sforzesca e nei secoli successivi convertita in mulino, segheria e addirittura norcineria, fino ad arrivare al suo completo abbandono a partire dagli anni ‘70. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Moscè, membro del Comitato Alla scoperta del Giano e del gruppo Fabriano dal basso, entrambi comitati spontanei che hanno preso vita sulla scia del nobile obiettivo della riqualificazione del nostro territorio.
“Nonostante la gualchiera oggi sia un rudere invaso dalla vegetazione – afferma – sono ancora visibili importanti elementi dell’antica struttura come le condotte che immettevano l’acqua dei due canali artificiali verso le ruote idrauliche, per lo sfruttamento dell’energia, e due grandi archi sulla parete est, che probabilmente fungevano da grandi collegamenti con l’esterno. L’abbandono di questa parte del lungo Giano da parte dell’uomo ha avuto come conseguenza la crescita di un piccolo giardino botanico spontaneo, un luogo bellissimo, di grande interesse naturalistico, proprio all’interno della città. E con il gruppo culturale Fabriano dal Basso abbiamo, infatti, già organizzato in questo luogo suggestivo un’escursione durante l’evento Le vie della carta ed una recitazione teatrale durante il Giano River Fest – racconta Moscè. – Un’oasi di verde allo stesso tempo vicina e lontana dal trambusto della quotidianità, nella quale il rudere rappresenta un po’ il focus, insieme ad un’altra struttura oggi malmessa e dimenticata che è il ponte medievale di S. Lorenzo; d’altra parte anche il DOST (Documento strutturale del Comune di Fabriano) edito dall’Università delle Marche nel 2012 individua in questa zona notevoli potenzialità per lo sviluppo urbanistico futuro della città. Un eventuale recupero della gualchiera, quindi, può essere visto come parte integrante di un nuovo luogo ricreativo della città, che nel tempo possa magari collegarsi ad un progetto di ancor più ampio respiro come quello del Parco del Giano, un ‘corridoio verde’ di storia e natura che attraversi la città da una periferia all’altra, seguendo il corso d’acqua e le aree circostanti. Chiaramente tutto questo è ancora solo un progetto ideale, ma mi piace pensare che ormai i tempi siano maturi perché la politica, o almeno parte di essa, visti i moltissimi fondi stanziati dall’Europa per la riqualificazione ambientale e viste anche le prossime imminenti elezioni comunali, punti molto sulla riqualificazione territoriale, partendo dal nostro fiume, facendo di essa punto focale nel programma elettorale. La proprietà della struttura è attualmente in mano di un curatore fallimentare e in vendita da tempo, unitamente ad alcuni terreni circostanti, ma le condizioni ormai di rudere ed il generale abbandono dell’intera area del lungo fiume rendono il sito poco appetibile dal punto di vista commerciale. Sarebbe interessante – conclude Moscè – se il Comune si prendesse a carico la situazione e cercasse di accaparrarsi la proprietà di questa gualchiera storica, al fine di far rivivere tutta la zona.” La speranza è quella di veder rifiorire pezzo dopo pezzo il cuore della Fabriano più storica.
(Nella foto: “La Gualchiera Chiavelli e il ponte di S.Lorenzo primi anni 50; foto del Prof. Ugo Martini”)
Paola Rotolo

