“L’Odore delle Cose”: La nuova mostra a Fabriano di Claudio e Gabriele Schiavoni
Dal 29 marzo al 12 aprile, presso il Palazzo del Podestà di Fabriano, sarà possibile ammirare la mostra pittorica e fotografica degli artisti Claudio e Gabriele Schiavoni intitolata “L’Odore delle Cose”. Un viaggio introspettivo attraverso le immagini per cogliere ciò che non è visibile. Claudio Schiavoni è nato a Serra San Quirico e risiede a Fabriano. Si è diplomato all’Istituto Statale d’Arte “E. Mannucci” di Ancona sez. Arte del Legno e successivamente si è laureato all’ Accademia di Belle Arti di Macerata sez. Scultura (Modellazione Plastica). Ha insegnato Arte e Immagine presso la Scuola Media di primo grado Gentile da Fabriano. Recentemente ha pubblicato il catalogo dal titolo “L’ Odore delle Cose” per i suoi 45 anni di attività artistica. Claudio Schiavoni è creatore di continue sperimentazioni ed esperienze artistiche, senza dare per scontato le strategie artistiche, ha esposto le sue opere sia in Italia che all’estero. Durante il periodo scolastico sovente si recava a Roma alla casa discografica RCA proponendo i suoi lavori per le copertine discografiche e che andarono a buon fine. “Il mio intesse per l’arte- racconta Claudio- avvenne dai tempi lontani dalla mia adolescenza, con i miei primi innamoramenti per Chagall, per Rouault o per Picasso, per quel senso di pace ma soprattutto per la loro libertà assoluta, artistica e di pensiero. La mostra è la presenza vivente della libertà delle cose. ‘L’Odore delle Cose’ appunto, ed è quello di esporre a volte con la necessaria voglia di porre la mia assoluta dimensione umana dovunque essa sia. E’ una sorta di pellegrinaggio dove l’artista diventa se stesso pellegrino dell’opera. Attraverso le mie opere, il mio messaggio è quello di dare il senso o il non senso alle cose, al valore che esse sono o non sono, voglio concentrare la mia e le altrui attenzioni che si dipanano e si sviluppano con diversi step visivi e di pensiero mobile’’. Gabriele Schiavoni, fratello di Claudio, è nato a Serra San Quirico il 20 febbraio1964, diplomato in elettronica ed elettrotecnica presso l’Istituto Professionale di Stato a Fabriano, ha lavorato come operaio metalmeccanico nelle industrie Merloni. Fotografo autodidatta dal 1986, predilige la fotografia naturalistica- paesaggistica che lo fa stare a contatto con la natura. Fin dalle prime mostre esiste in Schiavoni un connubio foto-poesia che fa immergere i visitatori in un viaggio sensoriale che trascende il tempo e lo spazio, trasformando la percezione visiva in una esperienza immersiva ed emotiva. “La mia passione fotografica nasce da quando avevo 14 anni- dichiara Gabriele- ricordo che mio fratello Claudio aveva acquistato una piccola Kodak compatta e un giorno me la diede sulle mani. In quell’istante provai una grande curiosità ed emozione. Nel 1986, quando acquistai la mia prima macchina fotografica Reflex, mi avvicinai al mondo della fotografia come un autodidatta e poi pian piano approfondii prima gli aspetti tecnici e poi quelli artistici. Capii del grande potenziale che la macchina fotografica aveva e che sarebbe aumentato con il passare degli anni, con l’avvento del digitale. Sperimentai prima la fotografia naturalistica e paesaggistica e poi la macro- fotografia. I miei primi soggetti fotografici furono i fiori e poi i vari insetti e mi vedevo come un ricercatore che studia i propri microrganismi al microscopio. La passione si rafforzò con la mia prima mostra fotografica avvenuta a Serra San Quirico nel 1994, dove unii le mie fotografie alla poesia e questo connubio è presente anche oggi in questo mio ultimo lavoro”. La foto-poesia è un’arte che mira a creare una narrazione o un’atmosfera che va oltre alle singole immagini, evocando sentimenti profondi attraverso la combinazione visiva e lo scritto del poeta. “Il titolo ‘ L’Odore delle Cose’ – prosegue Gabriele- l’ho adattato alla fotografia e poi alla poesia in quanto nelle mie foto uso come soggetti i fiori, i quali sono cose organiche che emanano profumo, quindi c’è un’evocazione sensoriale che unisce la bellezza visiva ad una memoria olfattiva, trasformando un’immagine in un’esperienza multisensoriale. In definitiva la fotografia, in questo contesto, non cattura solo l’aspetto del fiore, ma cerca di trasmettere l’esperienza olfattiva e l’atmosfera che lo circonda, collegando l’immagine a un odore specifico o a un’emozione, e così si può dire della poesia, il cui odore delle cose è un potente strumento letterario che trasforma sensazioni effimere in emozioni durature. Gli odori descritti come essenze primordiali permettono di cogliere l’essenza interna delle cose, andando oltre l’area visiva. Il titolo che ha scelto mio fratello per questa mostra, mi permette di raccontare attraverso le mie foto e le poesie di alcuni poeti italiani del 1800 e secondo ‘900 il ciclo della vita. Riguardo ai fiori (ma ciò vale anche per l’uomo) si formano prima attraverso I boccioli e poi si sviluppano raggiungendo il massimo splendore per finire pian piano a seccarsi e a marcire per poi decomporsi. Per quanto riguarda la poesia vorrei citare il pensiero di Alda Merini sul ciclo della natura. Il suo rapporto con la natura è viscerale, mistico è profondamente legato alla sua concezione di scontrosità interiore e alla sua visione della vita come un ciclo di dolore e rinascita. Io attraverso l’odore delle cose percepisco la vita, con i suoi profumi delicati e a volte inebrianti e questo mi porta a vivere i ricordi di momenti di un passato, sia quelli belli che quelli brutti. Non sempre dobbiamo vedere il bicchiere mezzo vuoto e quindi concederci al pessimismo, ma dobbiamo contrapporre ad esso la speranza per una rinascita”. Ricordiamo che sarà possibile visitare la mostra tutti i giorni dalle ore 10.00 alle 13.00 e dalle 17.30 alle 19.30. Chiuso il lunedì.
Gigliola Marinelli

