L’Aquila, capitale della cultura 2026

L’Aquila è stata nominata dal Ministro dei Beni Culturali, Capitale italiana della cultura 2026, succederà a Pesaro 2024 e ad Agrigento 2025.
Prima volta per l’Abruzzo terra di montagne, mare, borghi e rocche arroccate, città con storia e arte testimonianza del Regno borbonico di Napoli.
L’Aquila, ne è il capoluogo, 70.000 abitanti, è stata fondata a 714 metri al centro della conca aquilana, sul fiume Aterno, alle pendici del massiccio del Gran Sasso. Ci si presenta una città che vuole rinascere dopo il sisma del 2009, che sta ricostruendo, che ci prova, volti stanchi, feriti, impauriti, della sua gente, che nello stesso tempo mostra il suo lato cordiale e passionale della gente di Abruzzo.
Amiternum romana, patria del senatore e storico Sallustio, una statua in centro lo ricorda mentre veglia davanti al Municipio su una città costituitasi su più nuclei urbani e antichi castelli. La scelta del nome L’Aquila riprende Acquilis, ma anche Acculie Acculae, per la ricca presenza di sorgenti d’acqua, il luogo prescelto per la nascita della nuova città si trovava infatti in una posizione strategica, perfetta per fondare un nuovo centro abitato.
Ancora oggi ben visibile, esattamente corrispondente all’attuale Borgo Rivera, dove si trova la famosa fontana delle 99 cannelle, questa terra ebbe il compito di donare il suo stesso nome al nuovo centro abitato, trasformato in “Aquila”, utile anche a richiamare l’emblema dell’aquila imperiale, che appare ancora oggi nel Gonfalone della Città.
La città presenta un sorprendente patrimonio culturale artistico, forse troppo poco conosciuto: la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, massima rappresentazione del trecento abruzzese medievale e il collegamento alla figura di Celestino V, il Papa del Gran Rifiuto, fondatore dell’ordine dei Celestini, ma anche l’imponente San Bernardino restaurata, progetto di Cola d’Amatrice con la bellissima facciata rinascimentale michelangiolesca, significativi tra l’altro il soffitto molto decorato e lo storico organo a canne.
Degni di nota anche alcuni gioielli dell’architettura sacra romanica aquilana, quali le chiese di S. Maria Paganica, di S. Giusta, di S. Pietro di Coppito e di S. Silvestro con quel romanico inconfondibile proprio di queste terre.
Proseguendo per le vie strette con palazzoni imponenti, si aprono suggestivi scorci del massiccio del Gran Sasso, poi verso l’elegante piazza Duomo e la mano del Valadier nel neoclassico di Santa Maria del Suffragio, dove una targa e una cappella interna ricordano le 309 vittime del sisma del 2009.
L’Aquila, importante centro dell’Appennino Centrale, a 721 metri, in una posizione favorevole domina la conca e la strada che la percorre salendo l’Aterno, essa un tempo, nel ‘300, era la seconda città più grande ed importante del Regno di Napoli, dopo Napoli stessa.
L’Aquila mira così al recupero della sua identità, puntando forte sulla Cultura come volano vincente per la crescita delle aree interne e per un forte appeal di valorizzazione turistica e progettuale.
Francesco Fantini