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LE FRAZIONI FABRIANESI RACCONTATE DA DON LEOPOLDO PALONI

Importante e significativo successo di vendite degli Annali dedicati alla storia, tradizioni e curiosità delle frazioni del comprensorio fabrianese, ideati e scritti da don Leopoldo Paloni ed acquistabili presso la redazione de L’Azione. Lo abbiamo incontrato per capire la genesi di questo progetto che sta appassionando tanti nostri concittadini.

Don Leopoldo, come è nata l’idea di scrivere questa collana di libri dedicati alla storia delle frazioni fabrianesi?

Da quasi quaranta anni sono parroco di frazioni del fabrianese, svolgendo contemporaneamente dei servizi pastorali a Fabriano; ed in questo tempo ho avuto modo di costatare come una larghissima parte dei fabrianesi, si sentono addosso una doppia identità: sono fabrianesi, ma sentono anche che le loro radici appartengono ad una o più frazioni dalla quale ha avuto origine un ramo della propria famiglia; e di questi luoghi ne conservano il ricordo, sia per parentele e conoscenze, sia perché da piccoli hanno vissuto parte delle proprie vacanze a casa dei nonni. Inoltre, fino a non molto tempo fa, i paesi erano entità ben strutturate in cui la parrocchia, il circolo ricreativo e la scuola costituivano gli elementi aggreganti. I paesi erano luoghi dove normalmente si viveva e si condividevano la vita e gli ideali, si trovavano gli amici e le future mogli. Certo, i limiti ristretti di un paese facilitavano le invidie e le divisioni; il paese spesso poteva risultare come un’amante infedele che ti ha fatto soffrire ma che nel profondo del cuore continuerai sempre ad amare. In secondo luogo in ogni paese vi erano dei vecchi saggi che si sentivano addosso il compito di tramandare le storie del paese come un patrimonio da trasmettere ai giovani. Ora queste figure di riferimento stanno scomparendo ed allora chi sente di avere un legame con la realtà dei suoi avi si ritrova con le proprie radici recise. Da qui l’idea.

Da quanti anni lavora a questo ambizioso progetto e dove ha potuto svolgere le sue ricerche?

Questi libri sono il frutto di quasi quattro anni di intensa ricerca d’archivio, svolta in massima parte presso l’Archivio di Stato di Ancona, ma anche quello di Macerata con le seguenti modalità: sveglia alle ore 4, sistemazione in un testo organico degli appunti recuperati il giorno precedente, partenza alle ore 6.30 per Ancona, studio dalle ore 8 alle 11 quando ripartivo alla volta di Fabriano poiché il pomeriggio era dedicato al ministero. Molto meno tempo è stato necessario per consultare gli Archivi locali come quello Diocesano, del Comune e delle varie parrocchie, almeno quelle che conservano ancora un archivio degno di questo nome.

Il successo di vendite di questi Annali dimostra secondo lei un desiderio da parte dei nostri concittadini di riscoprire il valore della storia e dei ricordi, soprattutto nei piccoli abitati come le frazioni?

Quando dissi al direttore de “L’Azione” che intendevo stampare 500 copie per ciascuno dei libri, lessi il panico sul suo volto! Il saggio Cammoranesi mi fece intendere che molti delle nostre frazioni non arrivavano nemmeno a questo numero di residenti, molti dei quali non avevano mai letto un libro in tutta la loro vita, mentre i giovani ormai avevano voltato le spalle alla carta stampata e ora si abbeverano al web e soprattutto che il prezzo di euro 20 costituiva un notevole deterrente all’acquisto; alla luce di quanto sopra optammo comunque per la soluzione più ardita e la risposta del pubblico non è mancata.

Ci sono degli aneddoti particolari che sono riaffiorati in questo suo percorso di ricerca storico?

Quale ricorda con maggior simpatia?

Nel primo libro che avevo fatto su Albacina risulta che il 21 dicembre 1925 Latini Nazzareno, pollivendolo di Cerreto, mentre si recava a Fabriano con il carro tirato da una cavalla con il suo carico di uova e polli dentro le gabbiette, si addormenta come suo solito sapendo che il suo animale, pratico della strada, avrebbe continuato ugualmente il suo cammino. Arrivato al passaggio a livello di Albacina le sbarre iniziano a chiudersi. La povera bestia supera la prima ma si ritrova la seconda che gli blocca la strada e rimane bloccata in mezzo ai binari con carro, polli e conducente. Nel frattempo arriva il treno che trascina il tutto per un centinaio di metri. Il Latini guarirà in 20 giorni mentre della cavalla e dei polli ne ignoriamo la sorte. Tutte le volte che ripenso a questo fatto vedo davanti ai miei occhi polli e penne che starnazzano e svolazzano nella piana di Albacina.

E la storia più drammatica?

Il 1° luglio 1932 Vallemani Giovanni Battista di anni 23, insieme al fratello Giuseppe, le sorelle Elisa di anni 15, Assunta ed il vicino Meriggiola Sestilio tutti di Cancelli si recano al mattino a lavare le pecore al fiume. Il pomeriggio Elisa insieme alla bambina Meriggiola Elia vanno a lavare i panni alla fonte. Ad un certo punto Elisa dice alla compagna che si deve assentare per tornare a casa un attimo, ma non tornerà più! Dopo un po’ tutti sentono urlare Assunta nei pressi del pollaio dove giace Elisa immersa in un lago di sangue. Giovanni Battista si alza dal letto dove si stava riposando per le fatiche della mattinata e raggiunge anche lui il pollaio. In un primo momento si pensa ad una caduta dalla finestra del pollaio alta 3 metri. Il 2 luglio iniziano le indagini e subito si capisce che si tratta di un delitto poiché Elisa ha un foro di pallottola di rivoltella dietro l’orecchio. Il maresciallo dei carabinieri sospetta da subito Giovanni Battista ed Assunta, poi alla fine Assunta incomincia a cedere e dice al fratello a mezza bocca: “Digli come è andata, tanto che vuoi farci”. Il maresciallo li rilascia momentaneamente, ma ora sa di essere sulla giusta traccia. In breve si

scoprirà che l’assassino era proprio il fratello.

Il 3 gennaio scorso ha presentato il volume dedicato alle frazioni di Collamato e Paterno. Una curiosità che è emersa è che non esiste nel comprensorio una frazione che abbia una storia più ricca di Collamato, anche dal punto di vista religioso, perché?

A mio sommesso parere il motivo risiede nei forti legami famigliari propri di questo paese. Dico questo perché in tutte le altre frazioni l’uso del cognome cominciò ad essere generalizzato solo nella seconda metà del XVIII secolo, già all’inizio del ‘600 la maggior parte delle famiglie di Collamato aveva un suo cognome segno inequivocabile di appartenere ad una precisa entità.

Vorrei approfittare della sua importante esperienza di studioso della storia del nostro territorio per parlare della sorte dell’archivio storico del Comune di Fabriano. Che fine ha fatto e dove sono attualmente depositati i documenti? Sono consultabili?

Dopo qualche visita all’archivio comunale mi sono reso conto che, nonostante la disponibilità e la gentilezza del personale, se volevo scrivere questi libri avrei dovuto prendere l’automobile ed arrivare ad Ancona.

Quali altri progetti ha in mente che la vedranno protagonista?

Si uno grande! Un museo regionale della grande guerra. Di questi musei ve ne sono molti nel Triveneto, ma quasi nessuno sotto il Po. Questo museo non sarà allestito con bacheche ma con la ricostruzione di ambienti (baracche e trincee). Museo regionale perché avrà un occhio particolare per i fatti e i personaggi della nostra regione. Quella guerra iniziò tra l’altro proprio nelle Marche con il bombardamento di Ancona. A latere verrà pubblicato un libro con l’elenco di tutti i decorati e relative motivazioni delle Marche. L’ente preposto a questo progetto è l’Associazione Regionale Bersaglieri di cui faccio parte, con la collaborazione dell’Associazione Archeologica di Cerreto, il settimanale “L’Azione” e di molti volontari di Albacina, poiché la sede del museo sarà l’ex scuola dell’infanzia di questo paese. Con l’occasione chiedo la collaborazione di tutti coloro che hanno storie sentite raccontare dai loro antenati che quella guerra l’hanno combattuta, ma anche materiale e cimeli del tempo che qui troverebbero una degna collocazione e che altrimenti finirebbero nel dimenticatoio. Il mio numero di telefono è 338 9933996.

Gigliola Marinelli