Giorgio Farroni: “Lo sport insegna a vivere”

Fabriano – “Lo sport insegna a vivere. Ragazzi lasciate un po’ da una parte il cellulare e praticate attività fisica di gruppo, non per forza ciclismo”. Giorgio Farroni, campione paralimpico, fabrianese, da poco tornato dal Canada, ha vinto due ori al Mondiale di ciclismo. Una carriera che non conosce sosta, nemmeno a 46 anni?
Il fisico c’è. Con l’età arrivano anche intelligenza e maturità.

In Canada, ai mondiali di paraciclismo, hai conquistato due ori.
Si, una sulla gara a cronometro e una su strada. E’ stata una trasferta impegnativa.

Hai dato il meglio superando tutti…
Essendo primo nel ranching mondiale sono partito per ultimo. La cronometro è stata forte, intensa, ma regolare, quasi inaspettata. Ho dato tutto me stesso. Il distacco che ho dato al secondo ciclista, un minuto e 20 secondi, non me lo aspettavo. La salita ha fatto la differenza.

Sarà stato il merito degli allenamenti che fai anche nel Fabrianese?
Anche questo è vero! L’allenamento lo effettuo con percorsi a circuito, senza salite lunghissime. Da Fabriano vado, ad esempio, a Collamato, a Pioraco, in zone con poco traffico.

Che effetto ti fa vincere medaglie?
Un’emozione grandissima. Non mi aspettavo un risultato così. Vincere è sempre difficile, hai l’adrenalina alle stelle, ma competi con atleti preparatissimi. E’ sempre più difficile essere campioni perché serve impegno, costanza e tanta passione. Fortunatamente sono arrivato al Mondiale in forma.

E adesso?
Prossimo appuntamento il 27 e 28 agosto in Abruzzo dove si svolgeranno i Campionati italiani Paralimpici. Ad Avezzano due gare: strada e cronometro.

Come ti alleni?
Faccio ora un paio di ore al giorno. Prima del Mondiale minimo mezza giornata al giorno. Quando sono a Fabriano, pochi giorni al mese, mi alleno con un programma che il mio staff mi prepara con cura e professionalità. Parola d’ordine: costanza.

Ti manca Fabriano?
Molto! Negli ultimi due mesi ci sono stato solo 4 giorni!

Un bilancio della tua vita?
Ho 46 anni, ho sempre fatto sport. Mi fa sentire in forma. Sono felice e soddisfatto. Ho imparato che non è solo la forza o la gioventù che pagano in bici. Servono intelligenza e maturità che arrivano con l’età. Nell’ultima gara ho corso con ciclisti che aveva la metà dei miei anni: che emozione!

Giovani e sport, un mix per la crescita?
Lo sport insegna a vivere. Nel mio caso, il mondo sportivo paralimpico, ti aiuta a venire fuori da situazioni difficili da affrontare, come a disabilità. E’ un’occasione per riscattarsi. A livello personale ho avuto la fortuna di aver fatto sempre sport. E’ stata una scelta, fatta da bambino, azzeccata. Senza l’ansia della carriera arrivata modo naturale.

La disabilità è ancora un ostacolo?
Purtroppo si. Conosco persone con disabilità che si imbarazzano. La situazione in Italia è così: conta più l’aspetto che la sostanza.

Ma le medaglie arrivano lo stesso.
Si. Vi prego: non vi arrendete. Siate forti. Non siamo poveri disabili, ma atleti di alto livello.

Marco Antonini

 

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