“Don Alfredo, nostro nuovo Protettore”

Fabriano – Con l’inno “Madonna del Buon Gesù”, patrona di Fabriano, che don Alfredo sempre cantava, si è concluso, poco fa, il funerale del parroco della Cattedrale di Fabriano deceduto per covid-19 sabato mattina all’ospedale di Torrette. Don Alfredo Zuccatosta ha compiuto il suo ultimo viaggio terreno. In chiesa la Messa presieduta dal vescovo emerito Giancarlo Vecerrica, insieme al cardinale Edoardo Menichelli (il vescovo Massara è in Calabria per accertamenti medici) e al clero diocesano. Messaggi sono arrivati dai vescovi Russo e Mosciatti che non sono potuti essere presenti alla cerimonia, dai monaci silvestrini in quarantena e da tanti che, nel corso degli anni, hanno collaborato con lui. Sul sagrato, a mezzogiorno, le ultime note: il “Silenzio” suonato dalla Banda cittadina. Alle esequie erano presenti anche rappresentanti delle forze dell’ordine, il sindaco Santarelli e l’ingegner Francesco Merloni. Tutta la città si è stretta intorno a don Alfredo, il parroco della Cattedrale che aveva la passione per l’arte (sua l’intuizione e la creazione del Museo Diocesano), per la liturgia (nel 2010 portò in città la Settimana Liturgica Nazionale) e l’impegno costante per i giovani sia in parrocchia, con l’oratorio, che con gli Scout e il Gruppo Giovani Guide, nato, a San Venanzio, recentemente, per far conoscere a tutti le meraviglie della Cattedrale. La bara, al termine del rito, è stata portata a spalla dai sacerdoti. Fuori, sempre nel rispetto delle norme covid-19, l’ultimo grazie a un sacerdote che ha dato tutta la sua vita per la Diocesi e per la città.

L’omelia di mons. Vecerrica

Vi confesso due sentimenti che ho provato in questi giorni: ho chiesto perdono alla Madonna di non aver saputo pregare chiedendo la grazia per don Alfredo ed ho rivolto la gratitudine al Signore per averci donato don Alfredo sacerdote: che grazia averlo conosciuto e seguito! Quanto ho imparato dai nostri due sacerdoti, don Aldo e don Alfredo, saliti in cielo ad un mese preciso di distanza. In Diocesi abbiamo sofferto e continuiamo a tenere viva la memoria di questi due sacerdoti “straordinari”, certi che non sono finiti, ma ora dal cielo continuano ad operare ancora per noi, come nostri protettori. Uno di voi mi ha dato una bella definizione di don Alfredo: “Ha vissuto con dignità la sua vocazione sacerdotale!”. Ed io ripensavo alla sua cura straordinaria della liturgia e dell’arte cristiana, alle sue omelie incisive, al compito di vicario pastorale, alimentando una pastorale a tutto campo, con accenti appassionati per i giovani, sia come insegnante di religione e sia con gli Scout e sia nel breve tratto di padre spirituale nel Seminario Regionale. Ma al primo posto c’era sempre la missione di parroco, a Castelletta, a S. Maria e in questa nostra Cattedrale, con una dedizione senza risparmio, valorizzando tutto e tutti: la pastorale delle famiglie, del lavoro, degli ultimi con una Caritas parrocchiale esemplare. Una menzione particolare è la sua apertura per rendere il nostro territorio interessante a tutti i livelli, internazionali e nazionali; questo perché la fede cristiana apre ed unisce. Ecco ad esempio la Settimana Liturgica Nazionale a Fabriano nel 2010 in preparazione del Congresso Eucaristico Nazionale ad Ancona, guidata magistralmente da don Alfredo.

Perché don Alfredo ha svolto un sacerdozio così pieno? Le letture del giorno di questo periodo pasquale ci hanno presentato le radici di tanta operosità. Il Vangelo ci risponde che la radice della novità cristiana è l’amore. Don Alfredo viveva e trasmetteva il Vangelo dell’amore: la sua intelligenza, la sua creatività, il suo “rapporto leale” con tutti, il suo carattere forte, tutto se stesso era a servizio del popolo, per trasmettere l’amore di Dio. Solo l’amore crea. Perché viene da Dio, perché l’amore è una Persona, è Gesù. Leggere ed ascoltare questo terzo capitolo del Vangelo di Giovanni, questo dialogo di Gesù con il saggio Nicodemo mi commuove sempre più. Pensando a don Alfredo in azione, rileggiamoci queste commoventi parole: “Dio ha tanto amato il mondo (noi) da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Mi sono fatto sacerdote per questa novità impressionante e commovente. Il sacerdote vive, opera, crea perché ama questo amore di Dio. L’amore è uno solo: l’amore del Padre che crea e redime, donandoci Gesù. Che capolavoro Dio compie nel mondo attraverso il sacerdote, che non pensa a se stesso, ma ai destinatari di questo amore divino! S. Agostino dice: “Ciascuno agisce secondo ciò che ama”. Don Alfredo, con tutto il suo carattere forte, a questo amore si è sempre dedicato, vi ha dedicato tutta la vita. Ci teneva a far riuscire le cose, a renderle belle, ma non per sé, ma perché il popolo potesse vivere di questo amore. Quanto ha amato questa città, questa Diocesi, questo territorio! La spiritualità sacerdotale è una sola: vivere e trasmettere con coraggio l’amore di Dio, la presenza di Gesù Risorto che dona luce, vita, fraternità, valorizzazione dell’umano. La prima lettura, dagli Atti degli Apostoli, ci ha presentato il coraggio dei discepoli nel testimoniare questo amore, donatoci da Gesù. Su questa scia siamo chiamati oggi a metterci noi sacerdoti. Papa Francesco nella Messa Crismale del Giovedì Santo ha detto ai sacerdoti: “L’annuncio del Vangelo è legato alla persecuzione e alla croce”. E don Alfredo con che dignità ha portato la croce coraggiosa! Di questa testimonianza di amore il mondo oggi ha bisogno! Simone Weil diceva: “Il mondo attuale ha bisogno di santi nuovi, che abbiano del genio”.

Quante preghiere sono giunte in questi giorni alla nostra Patrona, la Madonna del Buon Gesù, per la salute di don Alfredo! Non sono state vane. Papa Francesco ha detto: “Le preghiere alla Madonna non sono mai vane”. Ed è vero, nel piano di amore di Dio. Vuol dire che don Aldo e don Alfredo, “i nostri giganti” (come uno di noi li ha chiamati) sono vivi in Paradiso per intercedere per noi, per la nostra città e Diocesi. “I Santi – dice ancora Papa Francesco – anche dal cielo si prendono cura di noi”. Don Aldo e don Alfredo saranno a servizio della Madonna perché cresca il nostro amore. Al termine della celebrazione canteremo l’inno alla Madonna del Buon Gesù, ricomposto e rilanciato dai nostri due sacerdoti mariani, don Aldo e don Alfredo. Ogni anno, al Pellegrinaggio Macerata-Loreto, don Alfredo mi inviava un messaggio. A te, Madonna del Buon Gesù, ora qui, in questa celebrazione, consegniamo il nostro amato don Alfredo che, per noi, canta (e che cantore che è!) il nostro amore a te, nostra Madre del Buon Gesù. Don Alfredo, nostro nuovo Protettore!

Marco Antonini

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