Adolescenti e social: i consigli della psicologa dottoressa Sara Prearsi

Restrizioni, isolamento, cambiamento sostanziale nei comportamenti e nelle nostre abitudini quotidiane, abuso dei social network e depressione. Questa settimana cerchiamo di comprendere quale impatto sull’emotività e la psiche può causare questo nuovo e forzato stile di vita, imposto dalla pandemia da Covid-19, in particolare negli adolescenti. Ne parliamo con la dottoressa Sara Prearsi, Psicologa clinica, Psicoterapeuta ad indirizzo Sistemico-relazionale, specializzata in dipendenze patologiche e doppia diagnosi.

Dottoressa, quali sono gli effetti psicologici dell’isolamento e delle restrizioni, dovuti all’emergenza pandemica, sui giovani?

Ciò che si può notare rispetto alla situazione attuale, relativa alle restrizioni, per lo più sono evidenziate dai genitori che accorrono, preoccupati e spesso disorientati su comportamenti dei loro figli, ritenuti dagli stessi atipici rispetto all’andamento precedente la pandemia. Per lo più arrivano richieste di aiuto rispetto a chiusura, apatia, disinteresse, cambiamenti del ciclo sonno-veglia, iperfagia o al contrario inappetenza, aumentata irritabilità se stimolati dall’esterno, sbalzi umorali, aumentato utilizzo dei social mediatici, tempi dilatati di utilizzo degli stessi.

La cronaca di questi ultimi giorni ha lanciato un segnale inquietante sull’utilizzo dei social network da parte degli adolescenti. Esiste un collegamento tra il disagio generato dalla pandemia con l’abuso di questi mezzi virtuali, come canale preferenziale di contatto tra ragazzi?

Se da un lato tali strumenti possono e devono considerarsi una risorsa importante nel mantenere in essere rapporti interpersonali tra i più giovani e non solo, in una situazione così tanto perturbante (da ogni punto di vista), d’altro canto troviamo un’incapacità di autoregolazione circa il loro utilizzo, impattando inevitabilmente con gli aspetti più alienanti e disfunzionali. Se pensiamo a quanto la pandemia sollevi vissuti spesso depressivi o comunque di fragilità, la presenza di strumenti così fortemente inglobanti rischia di esacerbare ancora di più la chiusura o fuga nel virtuale.

Quale meccanismo psicologico si scatena nella mente di un adolescente tanto da arrivare addirittura ad uccidersi per partecipare ad un gioco su una piattaforma social?

In un convegno tenuto due anni fa con il Dipartimento di Dipendenze Patologiche Area Vasta 2 che intitolammo “Millenians o aliens” approfondimmo, sulla base di osservazioni e confronti teorici multidisciplinari, tali tematiche. Nello specifico, dal punto di vista psicologico concentrai l’attenzione sull’impatto che tali dimensioni virtuali può avere circa la propria identità. Dobbiamo pensare alla mente e al processo evolutivo nel quale si trova l’adolescente, per poter immaginare quanto un mondo parallelo fatto di idealizzazioni, eroi, sfide spesso agite non dalla persona ma dal proprio “avatar” rischia di dissociare completamente il soggetto, tanto da agire fuori dall’esame di realtà mettendo a rischio la propria persona.

Quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare per le famiglie che avvertono un particolare cambiamento comportamentale nei figli?

La chiusura è sicuramente un primo campanello di allarme da non sottovalutare. Poca disponibilità al dialogo, umore altalenante (non solo di tipo depressivo), svogliatezza nel fare le cose, apatia.

Nel nostro comprensorio, a quali strutture e professionisti possono rivolgersi i genitori per avere un sostegno ed un aiuto?

Il Consultorio Area Vasta 2 è di certo la struttura deputata ad accogliere tali tematiche ed essere indirizzati, per ogni caso specifico, a interventi mirati e strutturati secondo le peculiarità del caso. Inoltre si può far riferimento a psicologi in libera professione rintracciabili sull’elenco dell’Ordine Psicologi Regione Marche.

Tornando alla cronaca, in diverse città d’Italia molti ragazzi hanno scelto di incontrarsi in spazi pubblici per fare a botte, in una sorta di squallida arena in cui darsene di santa ragione. Questo ultimo anno, così drammatico per i ragazzi, ha secondo lei alimentato questi episodi di violenza ed i fenomeni di bullismo, anche mediatico?

Le “arene” sono sempre esistite, di certo non possiamo pensare che nascano con l’avvento mediatico, né tantomeno pandemico. Diciamo che la rapidità di informazioni, la diffusione senza confini di video, foto, esperienze in generale, agevolano una risposta da parte dell’utenza, non più ragionata, metabolizzata e fatta propria, ma molto più primitiva, spesso veicolata da simulazione, poco interiorizzata e quindi più pericolosa.

Come ha inciso la pandemia sulle altre forme di dipendenza, non solo in ambito giovanile?

L’impatto, non tanto della pandemia, quanto delle restrizioni che ne sono conseguite, ha portato una diminuzione rispetto l’uso e abuso di sostanze così dette “da strada” (penso a eroina, cocaina, marijuana) con un aumento dell’uso di sostanze di più facile reperibilità (alcool, psicofarmaci o farmaci sostitutivi).

Gigliola Marinelli

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