DISOCCUPAZIONE, A FABRIANO NEL 2020 BEN 3.863 SENZA LAVORO

Fabriano – Novantadue disoccupati in meno rispetto all’anno precedente. Resta sotto quota 4mila il dato dei senza lavoro nella città della carta e parte di non aveva lavoro nel 2019 non lo ha trovato nemmeno l’anno successivo. Se prendiamo in considerazione tutto l’entroterra che fa riferimento al Centro per l’impiego di Fabriano superiamo di pochissimo le 6mila unità, in calo. Si passa dai 6.572 del 2019 ai 6.001 dell’anno scorso con una diminuzione di 571 unità. La fotografia, scattata dal Ciof, al 31 dicembre 2020, testimonia come la crisi non conosce sosta e sono lontani i tempi d’oro in cui la patria dell’elettrodomestico non conosceva problemi di occupazione. L’ambito territoriale preso come riferimento comprende, oltre Fabriano, anche Arcevia, Cerreto D’Esi, Genga, Sassoferrato e Serra San Quirico. Numeri che possono sembrare positivi, ma che nascondono una lettura diversa che preoccupa. Non aumentano i disoccupati da un anno all’altro, ma perché aumentano gli inattivi e diminuiscono i residenti con diversi che sono tornati nella propria città natale. (Fabriano, nel 2020, ad esempio, è scesa, dopo 20 anni, sotto i 30mila abitanti).

Nel dettaglio a Fabriano si passa dai 3.955 di fine 2019, a 3.863 di fine 2020, con una diminuzione di 92 unità. Cala meno per le donne da 2.195 a 2.163, più per gli uomini: da 1.760 a 1.700. Nell’anno passato 3.863 persone hanno raggiungo l’ex Ufficio del lavoro per dichiarare il proprio status di disoccupato e avviare un “Patto di servizio personalizzato” nella speranza di ottimizzare la ricerca e trovare, quanto prima, qualcuno che assume. Numeri alti negli ultimi 10 anni. Il 2011 si era chiuso a 3.294 disoccupati; il 2012 con 3.615; il 2013 con 4.078; il 2014 con 4.940; il 2015 con 4.882; il 2016 con 5.025; il 2017 con 3.906; il 2018 con 4.075; infine il 2019 con 3.955 e, per il 2020, con 3.863. L’apice si è avuto nel 2016 quando è stata superata, di poco, quota 5mila persone residenti o domiciliate a Fabriano senza lavoro: in quell’anno, nell’ambito della crisi dell’Antonio Merloni, infatti, i dipendenti dalla cassa integrazione passarono alla mobilità. Riguardo ai dati 2020 è argomento a parte la vertenza legata alla Indelfab di Fabriano, con il fallimento dell’azienda che fa capo all’imprenditore Giovanni Porcarelli. Il futuro di 562 lavoratori, di cui 294 occupati presso gli stabilimenti di Fabriano e 268 occupati presso la sede di Gaifana, appare incerto. Ad oggi è confermata la cassa integrazione per cessazione attività fino al 15 novembre 2021. Poi la Naspi, per 2 anni, con relativo licenziamento.

I sindacati

“Nel 2020 nelle Marche il lavoro dipendente ha retto, i primi espulsi dal mercato del lavoro sono stati gli intermittenti, i precari, gli stagionali. Il 2021 rischia di essere un anno spaventoso, con la fine della proroga della cassa integrazione per Covid, degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti”.  Lo ha detto Giuseppe Santarelli, responsabile Cgil Marche per il mercato del lavoro. Al centro dell’incontro, la fotografia di 10 anni di salari e di occupazione in regione, con i dati Inps 2009-2019 elaborati dal centro studi Ires Cgil Marche. Dati da cui emergono la tenuta del lavoro dipendente (con 433mila addetti, +2,3% in dieci anni), numero comunque inferiore ai livelli pre crisi quando si registravano oltre 435mila lavoratori, un trend comunque peggiore rispetto alle medie nazionali e delle regioni del centro. Le forme di lavoro precario sono cresciute nel periodo, più diffuse tra donne (al 50% rispetto al 20% degli uomini) e lavoratori under 30. In calo l’occupazione giovanile. Sul fronte dei salari le retribuzioni sono inferiori al valore medio delle regioni del Centro e nazionale. Secondo Barbaresi, “nelle Marche si è poveri pur lavorando. Più della metà dei lavoratori è precario o part time, e un terzo ha salari al di sotto della soglia di povertà. La ripresa occupazionale degli ultimi anni è rappresentata prevalentemente da rapporti di lavoro precari, discontinui e a tempo parziale”.

Marco Antonini

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